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Sperava di tornare a seguire i suoi corsi presso l’Università di Bologna e invece, dopo 244 giorni di reclusione, Patrick resta ancora in carcere. La sua udienza è stata nuovamente rimandata: altri 45 giorni di attesa.

“Otto mesi di carcere per un innocente dovrebbero e potrebbero bastare anche per un sistema giudiziario spietato come quello egiziano”, aveva detto Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, prima ancora che l’udienza di ieri avesse inizio.

La società civile si sta muovendo per stimolare l’attività politica del Governo: l’ONG GoFair, sostenuta dalla campagna Free Patrick, ha lanciato l’iniziativa 100 città con Patrick. L’obiettivo preposto è che almeno cento comuni italiani diano a Zaki la cittadinanza honoris causa: concedergli la cittadinanza italiana significa fornire al Governo potere di trattativa da sfruttare per esercitare pressione sull’Egitto, forzandolo a garantire un processo equo.

Diverse città hanno accolto questa iniziativa: Bologna in primis, ma anche Napoli e Milano, dove il 2 ottobre è stata affissa sulla facciata di Palazzo Marino, accanto allo striscione che chiede giustizia per Giulio Regeni, un’opera d’arte raffigurante il volto di Patrick, realizzata con le parole di una lettera che i ragazzi dell’associazione InOltre gli hanno scritto e dedicato.

Anche a Roma lo scorso 3 settembre è stata approvata la mozione del PD che dispone l’affissione del ritratto del ricercatore egiziano in Campidoglio, oltre alla firma della lettera a sostegno della sua scarcerazione. Tuttavia, l’opera non è ancora stata esposta. Inoltre, la richiesta del PD al sindaco Raggi di conferire la cittadinanza onoraria al ragazzo è stata bloccata dall’annuncio del voto di astensione di Cinque Stelle e Fratelli d’Italia. La motivazione sarebbe che “pur condividendo motivazioni e opportunità, ci chiediamo se per portare all’attenzione il suo caso, la cittadinanza sia lo strumento giusto. Non partecipiamo [al voto] in quanto non condividiamo lo strumento della cittadinanza”.

Anche Vercelli segue questa linea: il consiglio comunale ha bocciato l’ordine del giorno con il quale si chiedeva di rendere Zaki cittadino onorario della città.Gli autori del gesto sono i partiti di destra (Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia): non sorprende la loro incapacità di motivare questa scelta, spostando piuttosto l’attenzione su argomenti altrettanto importanti ma fuori tema. Dopotutto, Patrick, essendo egiziano, non rientra nella logica del prima gli italiani.

Noi però non siamo stanchi di lottare: lo abbiamo dimostrato durante la manifestazione Un aquilone per Partick Zaki tenutasi questo pomeriggio presso l’Arco della Pace di Milano.

Insieme agli organizzatori dell’evento – Amnesty International Italia, Festival dei Diritti Umani e Articolo 21 – ci auguriamo che il volo dell’aquilone, gioco vietato da questa estate proprio in Egitto, possa tradursi in effettiva libertà per il ragazzo.

Se la libertà di ricerca è considerata un reato per il regime di Al Sisi, non va dimenticato che è tutelata dalla nostra Costituzione e difesa dalle Università. Essere cittadino italiano non ha aiutato Giulio Regeni perché il sequestro, le torture e l’uccisione sono avvenute in segreto. Allora perché non onorare la sua memoria e la sua cittadinanza estendendola a chi rischia la vita in nome della ricerca? Patrick, come Giulio, è un ricercatore italiano: come sottolinea Saviano, “è italiano chi studia e fa ricerca presso i nostri Atenei e che, a causa della propria devozione alla libertà da noi difesa, viene perseguitato”.

Ancora una volta, l’auspicio è che l’Italia faccia prevalere il rispetto per i Diritti Umani ad altri interessi. Attualmente le mancate risposte sul caso Regeni e il rifiuto dell’Ambasciata egiziana a Roma di accogliere oltre 150.000 firme per chiedere la scarcerazione di Zaki, non hanno influenzato i rapporti con l’Egitto, rinsaldati invece da trattative economiche riguardanti giacimenti di gas e compravendita di armi.

Tuttavia, una delegazione di ventisei Parlamentari europei italiani ha inviato a inizio ottobre una lettera a Giampaolo Cantini, Ambasciatore dell’Italia al Cairo, affinché le pressioni diplomatiche spingano l’Egitto a rilasciare il proprio cittadino.

La pressione dell’Italia deve contribuire a tenere alta l’attenzione sul caso, nonostante l’obiettivo delle continue proroghe alle sue udienze pare voglia sfibrare questa resistenza.

“Bologna e la sua Università si muovono su prospettive lunghe, non corrono i cento metri”, ha detto il rettore dell’Ateneo emiliano.

Non è forse il caso di porre fine a questa gara?