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Dopo mesi estenuanti di continui rinnovi della carcerazione preventiva e un processo sviluppatosi sulla base di tre udienze lampo, Patrick Zaki sarà scarcerato.

Il giovane ricercatore dell’Università di Bologna era stato arrestato il 7 febbraio 2020 all’aeroporto de Il Cairo dalle autorità egiziane. Inizialmente era stato accusato di “minaccia alla sicurezza nazionale”, “incitamento a manifestazione illegale” e “sovversione e propaganda per il terrorismo”, successivamente ridimensionati in “diffusione di notizie false dentro e fuori il Paese” con l’inizio del suo processo a settembre. Tuttavia, durante la seconda udienza i suoi legali avevano notato il ripristino delle accuse iniziali che avrebbero potuto costargli fino a 25 anni di carcere.

Durante l’udienza odierna di soli quattro minuti, il suo avvocato (che solo nella precedente aveva potuto esaminare il fascicolo dell’accusa) ha avanzato l’ulteriore lecita richiesta di poter accedere a tutte le prove, i filmati e i verbali che fanno parte dell’inchiesta a carico di Zaki.

La notizia della sua scarcerazione non implica però la sua assoluzione: dovrà ripresentarsi in Tribunale a febbraio per la prossima udienza. Rischia infatti di dover scontare fino a cinque anni di carcere per l’accusa di “diffusione di notizie false dentro e fuori il Paese” per un articolo sui Cristiani copti da lui pubblicato nel 2019 sul sito giornalistico Daraj.

Tra i presenti al Tribunale di Mansoura vi era anche un diplomatico italiano in simbolo della vicinanza dell’Italia nei suoi confronti, fortemente apprezzata dal ragazzo.

A marzo era stata approvata una mozione avanzata dal PD per rendere Patrick Cittadino italiano. All’epoca si riscontravano molteplici problemi logistici per la sua naturalizzazione, come riuscire a introdurre nel carcere la documentazione affinché Patrick la leggesse e la firmasse – sempre che avesse voluto diventare cittadino italiano – o l’effettuazione del Giuramento. Una volta scarcerato, questi problemi non sussisteranno più.

Ci auspichiamo che la notizia della sua scarcerazione sia il preludio per la sua assoluzione definitiva.

Mentre aspettiamo Giustizia per Giulio Regeni, possiamo (cautamente) festeggiare per questa splendida notizia, in attesa di poter riaccogliere Patrick in Italia.

Se noi siamo liberi, è anche grazie a persone come lui che lottano per la Difesa dei Diritti Umani consapevoli dell’alto prezzo che dovranno pagare.

Quindi grazie Patrick e bentornato tra di noi.