Tempo di lettura: 5 minuti

“Scattami una di quelle foto capaci di riportare indietro il tempo, di quelle che fanno salire i lucciconi agli occhi.

Non cerco una semplice foto, cerco un momento di realtà cristallizzato nel tempo.”

Per Luca la quarantena si era trasformata da prigione a spazio sicuro, una bolla in cui il tempo poteva finalmente rallentare e su cui le azioni esterne non avevano alcun effetto.

La riflessione lo aveva portato a capire cosa il suo cuore realmente desiderasse e in quale parte di mondo avrebbe voluto iniziare un nuovo percorso.

Che poi, diciamocelo… un nuovo percorso non deve necessariamente iniziare lontano da quel posto che chiamiamo casa. Forse, proprio in quegli spazi che conosciamo veramente, è possibile trovare la giusta ispirazione per cambiare tutto e riprendere il controllo della propria vita.

Il cambiamento spesso parte da un piccolo ingranaggio che in silenzio si muove dentro di noi e che poco per volta riesce a modificare l’intera struttura della nostra vita.

Fino ad oggi Luca si è convinto di non essere abbastanza, di trovarsi sempre un passo indietro rispetto agli altri.

Conoscete quella constante sensazione che vi porta a pensare che chiunque intorno a voi riesca ad afferrare un attimo prima un concetto, arrivando una frazione di secondo in anticipo alla giusta conclusione? Quella subdola, viscida, infima sensazione non ha abbandonato Luca per 28 anni e… in fin dei conti è ancora annidata dentro al suo cuore, nascosta dietro le pieghe della mente.

Così, si sente costretto a vivere nell’immobilità, nel continuo osservare senza mai agire, nell’aspettare un cambiamento che non si paleserà mai, perché mosso dai presupposti sbagliati.

Luca oggi è costretto ad imparare un’importante lezione, deve diventare il motore del suo cambiamento perché senza progettualità la vita perde di consistenza, così come si perde il vero significato dell’essere qui ed ora.

Trovare la propria strada, il vero percorso della propria vita non è semplice e gli interrogativi constanti spesso ci portano ad un caos da cui non riusciamo a trarci in salvo. È come un fiume in piena che trascina con sé detriti e tronchi a valle, rovinosamente ammassati in anfratti che ci regalano un momento per riprendere fiato, ma nulla di più.

Viviamo in tempi strani in cui sembra sempre di dover tornare un po’ indietro per poter andare avanti.

Ci sentiamo come uno yo-yo impazzito che continua a riavvolgere il nastro delle nostre viste senza lasciarci il tempo di decidere in maniera libera, incondizionata.

Eppure, in questa continua corsa verso una meta di cui conosciamo solo ciò che i nostri desideri riescono a descrivere ci siamo ritrovati in una condizione di necessità. Obbligati a fermare ogni movimento per salvaguardare la vita a cui siamo tanto legati.

Siamo rimasti immobili, con il fiato sospeso, aspettando il colpo di pistola sulla linea di partenza e affollando ogni mezzo di comunicazione moderno con i nostri…

“Torneranno le corse a perdifiato, gli abbracci improvvisi, i baci rubati ma tanto desiderati. Torneranno le riunioni in famiglia, i viaggi e le strette di mano. Tornerà la vita di sempre.”

Luca oggi si chiede se vuole davvero tornare alla vita di sempre.

Si chiede: “Cosa succederà adesso?”.

Quando tutto questo sarà finito, ma finito davvero, quando il rischio verrà azzerato, come faremo a riprendere il cammino senza guardare indietro? Tutto sarà inevitabilmente cambiato da come lo ricordavamo.

In noi è già cambiato quel piccolo ingranaggio, un pezzo del puzzle non trova più l’incastro di un tempo. Quel senso di insicurezza provato si diffonderà come una malattia sociale, e il vero atto d’amore diverrà l’imparare nuovamente a ridurre le distanze, abbattendo la barriera del “metro”.

Luca non vuole il “Tornerà la vita di sempre”, vuole che si capisca che il tempo è un dono tra i più preziosi perché è possibile regalarlo ma non restituirlo, vuole che venga riconosciuto il giusto valore ai piccoli gesti che fanno la differenza, vuole che la paura non sia più capace di frenare i suoi passi, vuole rivedere la poesia di due mani che si cercano e delle dita che si allungano verso la felicità.

Luca vuole che la distanza fisica venga colmata dalla vicinanza delle anime, vuole che ci si renda conto che abbiamo passato anni di vita dietro a schermi di ogni tipo convinti che fosse una realtà bastevole, quando invece l’unica cosa che adesso ci manca è la serenità di un abbraccio.

Per la prima volta abbiamo capito di non essere immortali, lo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle, ci siamo resi conto di essere più vulnerabili del previsto.

In questa condizione Luca spera che si capisca una volta per tutte che è sempre stato il legame sincero tra persone a permetterci di andare avanti e non cadere in ginocchio mandando in frantumi le speranze di una vita; spera che si possa riscoprire davvero la magia che avvolge l’aria al mattino, quando si aprono gli occhi  e si è colmi di speranza prima che lo schiaffo della realtà ti riporti con i piedi per terra; spera che si smetta di rifugiarsi nei sogni, in quel posto che è sempre esattamente come lo si immagina, e si torni a vivere nel presente; spera che la gente abbia imparato ad amare i sorrisi pieni di vita che riescono a farti scoppiare il cuore e ridere a crepapelle senza un motivo definito.

Luca spera ancora che si possa davvero riscoprire la bellezza di un “ti voglio bene” o un “ti amo” detto a labbra strette e occhi sinceri, spera ancora che la gente possa capire in cosa si è sbagliato fino ad oggi e si cominci così a correggere il tiro.

Nulla accade per caso, nulla è privo di significato e quindi anche il tempo che stiamo vivendo deve insegnarci a guardare in prospettiva, a migliorarci e a non commettere errori ripetuti troppe volte nel tempo.

Luca spera davvero che in una situazione di crisi globale, in cui si è costretti a tendere una mano al “vicino” per sopravvivere, si possa riscoprire il senso di fratellanza e di prossimità e che si possa finalmente capire che le diversità di ogni genere sono dei punti di forza, dei nodi centrali nel reticolo di vite di cui facciamo parte.

Luca spera con forza che tutti possano aprire gli occhi su un’evidente realtà: la natura ci sta insegnando che quando decide di riprendersi gli spazi da noi occupati, non c’è nulla che possa fermarla; stiamo abitando la sua casa, non il contrario.

Ciò che ha imparato fino ad oggi è che nonostante la distanza e l’immobilità subita non esiste qualcosa di più intenso dello sfiorarsi col pensiero, del desiderarsi con gli occhi, del voler stare insieme nonostante tutto, nonostante l’impossibilità del momento. Luca ha davvero imparato che il cercarsi delle anime supera ogni limite e qualsiasi ostacolo.

Ciò che oggi desidera, è che venga condivisa da tutti un’unica semplice promessa: “Non tornerà la vita di sempre, tornerà una vita che sarà migliore perché avremo imparato ad apprezzarla davvero.”.

Lorenzo La Rosa