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Vivere con la depersonalizzazione: un’introduzione

Spesso si pensa che la sessualità sia un aspetto di sé istintivo, sempre attivo, quasi “imperturbabile”, cioè non modificabile dalle circostanze di vita. In realtà, risente di molteplici influenze e talvolta è un meccanismo molto delicato che può incrinarsi per aspetti quotidiani che potremmo anche considerare…trascurabili.

 
Immaginiamoci cosa possa accadere alla sessualità quando nella propria quotidianità ci si ritrova a convivere con un disturbo psicologico. Ovviamente, ogni disturbo ha le sue particolari caratteristiche e, quindi, influenza la sessualità in modi certamente diversi. Vorrei raccontarvi di come si possa vivere con il disturbo da depersonalizzazione e derealizzazione, poco conosciuto e riconoscibile. Per l’occasione, ho raccolto la testimonianza di Martina che ne ha sofferto nei primi sei mesi dell’anno corrente. 


Prima di tutto, è importante definire cosa si intende per disturbo da depersonalizzazione e derealizzazione. Fa parte dei disturbi dissociativi, caratterizzati da una discontinuità nell’integrazione della coscienza di sé, della memoria, dell’identità e della percezione. La dissociazione è, per questi motivi, un processo di dis-integrazione.

“Depersonalizzazione” e “derealizzazione” potrebbero sembrarvi due parole incomprensibili, ma cercherò di porvi chiarezza. La depersonalizzazione si riferisce a una sensazione di distacco da sé, come se non si fosse reali ma degli osservatori esterni di ciò che accade sia al proprio corpo che alla propria mente.

La derealizzazione porta a percepire un distacco e/o una sensazione di irrealtà rispetto all’ambiente circostante. Un esempio potrebbe essere quello di sentirsi disorientati nello spazio non trovando la strada di casa. Questi sintomi possono essere davvero sconvolgenti per la vita di una persona e causare spesso una forte sofferenza. Per capire meglio di cosa si tratta, vi lascio la testimonianza di Martina.

Vivere con la depersonalizzazione: una testimonianza

MQueste due simpatiche paroline che mi è sempre piaciuto abbreviare con “Depe” e “Dere” hanno rappresentato un forte disagio psicologico che ho provato tra gennaio e giugno del 2020. I sintomi principali che ho riscontrato possono essere suddivisi in due categorie: quelli fisici e quelli mentali.


A livello fisico provavo giornalmente un forte mal di testa, che si placava solo nel momento in cui riuscivo ad addormentarmi, tachicardia e spasmi muscolari. Mi sentivo come se non avessi più il controllo del mio corpo. Ricordo, infatti, di essermi convinta di avere tutte le malattie del mondo. Passavo le ore a cercare su internet sintomi di patologie che potessero essere simili a quelli che provavo io e…indovinate un po’, mi ritrovavo in tutte. Così, decisi di iniziare a prenotare numerose visite specialistiche: elettrocardiogramma, elettroencefalogramma, visita neurologica etc. Però, gli esiti riportavano tutti valori nella norma.


A livello mentale, invece, mi sentivo e mi comportavo come un automa: non avevo più relazioni sociali, non riconoscevo me stessa e le persone che avevano vissuto con me fino a quel momento. Non riuscivo più a provare emozioni, ero diventata apatica e stavo cadendo in depressione. 
Chi soffre di depersonalizzazione/derealizzazione afferma di sentirsi in una bolla o in un sogno dal quale non riesce a risvegliarsi, percepisce i suoni esterni ovattati e le immagini offuscate. Inoltre, è tormentato da numerose domande sul senso della vita, dalla paura di non riuscire a sconfiggere questo malessere esistenziale e ritornare a vivere come prima. 


Fra le numerose domande che mi ponevo quotidianamente ricordo: “perché siamo fatti così? Perché esiste il mondo? Che senso ha la vita?” e, ogni volta, sentivo dentro di me un forte malessere e il cuore iniziava a pulsare sempre più forte. 
Ricordo, però, che in tutti questi mesi non sono riuscita a piangere nemmeno una volta perché, essendo diventata totalmente apatica, avevo bruciato tutte le mie emozioni.


Queste sono esattamente le sensazioni che ho provato durante i sei mesi in cui derealizzazione e depersonalizzazione hanno fatto parte della mia vi
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Vivere la propria sessualità con la depersonalizzazione

Il disturbo da depersonalizzazione e derealizzazione incide negativamente sulla vita quotidiana della persona modificando diverse aree importanti della vita. Tra queste, può esserci la sessualità.

A volte, le conseguenze sessuali legate a questo disturbo possono sono simili a quelle di una persona con depressione. Infatti, spesso viene meno l’interesse verso molteplici attività che, in precedenza, la persona riteneva piacevoli, come la sessualità. Spesso, si può notare un forte calo del desiderio sessuale. Molte persone che soffrono di depressione non desiderano intraprendere rapporti sessuali per mancanza di interesse. Le persone con disturbo da depersonalizzazione/derealizzazione possono avere sintomi simili, non per carenza di interesse, ma piuttosto perché vi è un forte distacco dalla realtà che non permette loro di intraprendere attività piacevoli.


G: Martina, che cambiamenti hai notato nella tua sessualità nel periodo in cui hai sofferto di questo disturbo?


M: La “Dere” e la “Depe” hanno assorbito completamente la mia vita, inserendosi in tutti i momenti della giornata, compresa la sfera sessuale. 
Al momento della comparsa di queste sensazioni, mi frequentavo da poco con un ragazzo al quale avevo manifestato questo mio malessere che aveva influito notevolmente nella nostra intimità. In effetti, mi era passata completamente la voglia di avere rapporti sessuali perché, non provando emozioni, non sentivo nulla né a livello fisico né a livello mentale. Anzi, a causa delle domande esistenziali non capivo il senso dell’atto e mi rifiutavo di compierlo. 


Questo mio disinteresse nei confronti della sessualità si manifestava non solo con l’altra persona ma anche nei confronti dell’autoerotismo. L’eccitazione e il desiderio sessuale si erano annullati e, nonostante cercassi in ogni modo di riaccenderli, non riuscivo a provare nulla. Questo mi provocava una forte frustrazione che mi portava ad evitare completamente qualsiasi approccio nei confronti della sessualità.

Vivere con la depersonalizzazione durante il CoViD-19

G: Tra l’altro, quello che ci stai raccontando è avvenuto in un momento molto particolare, cioè la pandemia da CoViD-19. Pensi abbia in qualche modo influito sulla tua patologia?


M: Sì, assolutamente. Un aspetto interessante riguarda il collegamento con il periodo storico che abbiamo vissuto e che tutt’ora, purtroppo, stiamo vivendo: la pandemia causata dal Coronavirus. 
Queste sensazioni sgradevoli, infatti, possono verificarsi per cause differenti. Una di queste, riguarda i traumi dovuti a calamità naturali o momenti storici difficili caratterizzati, come nel nostro caso, da una pandemia. 


Durante questi mesi mi sono meravigliata quando ho scoperto, leggendo alcuni articoli, che proprio nel 2020 le persone che avevano iniziato a soffrirne erano aumentate radicalmente. Ciò è accaduto a seguito della pandemia e dei suoi effetti: paura, quarantena, isolamento e lockdown. 


Nel mio caso, infatti, la pandemia aveva aumentato il senso di estraniamento dalla realtà in quanto, non potendo vedere le persone care e vivere la quotidianità, tendevo sempre più a chiudermi in me stessa. Ciò mi portava a tormentarmi di domande su cosa stesse succedendo senza riuscire mai a darmi una risposta.

Alcune strategie che hanno aiutato Martina a sconfiggere la depersonalizzazione

In conclusione, vogliamo darvi speranza: da questo disturbo si può uscire. Essendo poco conosciuto, però, le strategie per superarlo sono più difficilmente rintracciabili. Sono poche, infatti, le informazioni disponibili sul disturbo da depersonalizzazione e derealizzazione.

Martina racconta che, quando ne ha sofferto, avrebbe tanto desiderato conoscere qualcuno che ci era già passato. In tal senso, Martina tiene moltissimo a dare speranza e a raccontare cosa l’ha aiutata in quel periodo così difficile. Spera, infatti, di raggiungere qualcuno che ne soffre per poterl* aiutare, come avrebbe desiderato quando ne soffriva lei.

Il primo consiglio per sconfiggere la depersonalizzazione

M: Ci tengo a precisare che non essendo io né un medico né una psicoterapeuta i consigli che vi lascio sono molto personali e hanno come scopo quello di aiutarvi a non sentirvi soli e ad alleviare le brutte sensazioni.


Il primo consiglio è quello di non focalizzarsi totalmente sui gruppi Facebook che parlano di questo. Da un lato, potreste trovare persone simili a voi che combattono ogni giorno contro queste assurde percezioni della realtà. Dall’altro, potreste trovarvi a passare tutto il tempo a cercare nuovi gruppi a cui iscrivervi aumentando il vostro senso di insoddisfazione. Vi consiglio, quindi, di utilizzare moderatamente i gruppi Facebook in cui le persone confrontano i propri sintomi. 


Mi sembra giusto citare a questo proposito Marta, una ragazza conosciuta in un gruppo Telegram chiamato “Depersonalizzazione” che mi ha aiutata molto lottando come me contro questo mostro. Insieme, siamo riuscite a sconfiggerlo.

Il secondo consiglio per sconfiggere la depersonalizzazione

M: Il secondo consiglio è quello di informarvi sulla patologia consultando articoli o video su YouTube di persone che l’hanno superata e che vi propongono strategie utili.


Per cercare di capire se soffrite di depersonalizzazione o derealizzazione vi consiglio di ascoltare la canzone di Mattak intitolata “Depersonalizzazione”
che, a mio avviso, descrive perfettamente le sensazioni causate da questo disturbo. Un appunto doveroso su questa canzone è che, nonostante descriva giustamente le sensazioni provate nella “Depe/Dere”, le ricollega all’uso della cannabis che, però, non è l’unica causa scatenante.

Poi, vi consiglio di guardare il video Instagram dello Youtuber Cosma perché, attraverso le sue parole semplici e lo stile comico, non mi ha fatto percepire di avere un vero e proprio disturbo e mi sono sentita meno sola.

Il terzo consiglio per sconfiggere la depersonalizzazione

M: Il terzo consiglio è quello di farsi seguire da un/una professionista. Nel mio caso, mi sono affidata ad una psicoterapeuta cognitivo- comportamentale che, in poche sedute e tramite la tecnica dell’EMDR, è riuscita ad aiutarmi a ritrovare me stessa e ad allontanare le sensazioni negative.


Se decidete di intraprendere una terapia, è fondamentale il tipo di percorso psicoterapeutico che scegliete ed è necessario che la persona che vi prende in cura conosca il disturbo e, in generale, quelli dissociativi.

Il quarto (e ultimo) consiglio per sconfiggere la depersonalizzazione

M: Il quarto e ultimo consiglio è il più importante ed è quello di non farvi sottomettere dalla Depersonalizzazione e Derealizzazione ma di combatterla continuando a fare ciò che vi piace e a passare del tempo (ove possibile in questo momento storico) con le persone a cui volete bene. 


Io, per esempio, sono riuscita piano piano ad allontanare questo disturbo ascoltando la musica che più mi piaceva e colorando numerosi mandala che diffondevano in me un senso di calma e tranquillità. Inoltre, ho partecipato al corso online di Giulia “Parliamone a colazione” che mi ha permesso di risvegliare il mio desiderio sessuale, andato in stand-by.


Uno dei consigli più importanti che ho ricevuto è quello di provare a ritrovare il contatto con la realtà attraverso l’uso delle mani in quanto una persona che soffre di “Dere”/ “Depe’” si sente lontana dalla realtà e toccando, creando, colorando riesce a riavvicinarvisi.

Concludo la mia testimonianza con la speranza che le persone che, come me, hanno sofferto di questo disturbo leggendo le mie parole possano trovare conforto. Spero, anche, che non si chiudano in sé stessi ma che ne parlino con le persone a loro vicine. Solo parlandone è possibile diagnosticare il disturbo e sconfiggerlo.