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Il mondo pre-industrializzato ha sempre avuto uno stretto rapporto con il mercato. Fino all’inizio del XIX, infatti, mercati e/o fiere erano luogo prediletto di incontro, compravendita e affari. Nell’Urbe, ad esempio, quello più famoso era il Macellum, luogo preferito da proprietari di bettole e ristoranti per rifornirsi di carne e pesce, ma gli storici hanno contato almeno altri quattro mercati (Forum Vinarium, Forum, Olitorium, Forum Suarium, Forum Cuppedinis), dislocati lungo il Tevere che vendevano ogni tipo di merce prodotta nell’Impero. L’organizzazione del Forum era rigidamente controllata e gerarchizzata: prezzi, qualità dei prodotti, utilizzo di pesi e misure adeguate erano soggette al controllo dei rappresentanti delle corporazioni (gli antesignani dei membri delle corporazioni delle arti e dei mestieri medievali) che avevano il potere di escludere dalla vendita enormi quantità di merci ed interdire dall’attività commerciale numerosi mercanti. la più potente tra le corporazioni era quella dei pistores (fornai) che operava nei centralissimi quartieri del Campidoglio e del Palatino e controllava l’intera catena produttiva del pane, dei dolci e della pasticceria , oltre che ad avere rapporti diretti con il praefectus annonae, funzionario che si occupava esclusivamente dell’approvvigionamento di grano per Roma.

Anche il mondo arabo, soprattutto quello culturalmente e geograficamente più vicino al Mediterraneo ha stretto un’antichissima relazione con il mercato, il suq. Come nell’antica Roma o nelle città medievali era organizzato in corporazioni rappresentante da un Maestro che era direttamente coadiuvato da un sovraintendente chiamato muhtasib che, oltre al svolgere compiti di polizia annonaria, era chiamato a far rispettare la Shari’a negli affari pubblici. Particolare, invece, era la disposizione delle merci nel suq: infatti, oltre ad essere tutte disposte all’interno di strutture in pietra per favorirne la protezione dagli agenti atmosferici, erano organizzate secondo uno schema concentrico seguendo il criterio della deperibilità. Così organizzato il mercato arabo disponeva merci e prodotti come quelli di bellezza e/o di gioielleria al centro, seguivano tessuti, stoffe e alimenti con una conservazione più lunga e, infine, nella parte più periferica erano concentrati gli alimenti maggiormente deperibili.