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21 settembre 2021. 
Scrivo il mio primo testo di questo nuovo anno al calar dell’estate, e parto da questa frase dell’articolo di riapertura di Nautilus: 

“Non avevamo ancora digerito la dipartita del Maestro Franco Battiato, accaduta in primavera, e abbiamo dovuto salutare Raffaella Carrà, showgirl unica nel suo genere.” 

Perché? 
Perché forse poche persone sanno che Franco Battiato è stato produttore di un album di Alfredo Cohen, uno fra i primi attivisti del Fuori! (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano), la prima associazione italiana, fondata nel 1971, attiva nella lotta per i diritti delle persone omosessuali.
Pochi mesi dopo, abbiamo dovuto salutare anche Raffaella Carrà, tanto amata dal movimento femminista e dalla comunità LGBTQIA+.

In molte città d’Europa, durante il mese di giugno (pride month), è ripresa l’onda pride, per cui si è continuato a manifestare per i diritti di tuttə.


In Italia si è scesə in piazza o per le strade per richiedere l’approvazione del ddl Zan, ancora in bilico, ma solo in poche città si è tenuta la parata del pride: meglio di niente dal momento che nel 2020, causa Covid, è rimasto tutto bloccato.


In Spagna si è scatenato il movimento #laropanotienegenero (in italiano, “i vestiti non hanno genere”) partito da alcuni insegnanti, i quali hanno iniziato ad indossare la gonna, per sostenere la lotta contro gli stereotipi di genere. Ciò è avvenuto in seguito all’espulsione di un alunno, Mikel Gómez, perché si è presentato a scuola con una gonna. 

Finalmente, la Commissione UE ha avviato le procedure di infrazione contro Ungheria e Polonia, legate all’uguaglianza e alla tutela dei diritti fondamentali. La procedura contro l’Ungheria riguarda la legge contro la propaganda LGBT, per la Polonia si parla delle fatidiche “zone libere dall’ideologia LGBT”. 
Questi Paesi hanno avuto due mesi di tempo per dare una risposta concreta, politica e culturale. Una regione polacca, Malopolska, si è rifiutata di revocare la risoluzione in cui si impegnava a lottare contro la diffusione dell’”ideologia LGBT+” e l’UE ha minacciato di bloccare fino a 126 milioni di euro di fondi di coesione, cioè fondi strutturali e di investimento dell’Unione Europea, a cinque province polacche che mantengono attive le LGBTQ-Free zone.

Le Olimpiadi e le Paraolimpiadi di Tokyo, le più dichiaratamente LGBT di sempre, hanno giocato un ruolo fondamentale nella lotta per la tutela dei diritti. L’Outsports ha contato 185 atletə delle Olimpiadi che hanno fatto coming out, affermando che il numero è triplicato dalle Olimpiadi di Rio del 2016 quando erano 56. Per le Paraolimpiadi il discorso non cambia: 23  atletə LGBT+, anche in questo caso il numero è maggiore rispetto alle olimpiadi di Rio dove si contavano 9 atletə LGBT+.
Tra gli altri eventi, in diretta streaming si potevano seguire anche i Diversity Media Awards, cerimonia in cui, dal 2016, vengono assegnati riconoscimenti che premiano personaggi e contenuti che si distinguono per una rappresentazione valorizzante ed inclusiva delle persone.

Inoltre, in questi ultimi giorni, il Parlamento europeo ha richiesto misure per porre fine alle difficoltà vissute dai cittadini e dalle famiglie LGBT+ in Europa:


si richiede “il riconoscimento paneuropeo dei coniugi e dei partner registrati dello stesso sesso, i quali dovrebbero godere degli stessi diritti in tutti i Paesi Ue”. Inoltre, i deputati affermano che “i genitori delle famiglie arcobaleno dovrebbero essere coerentemente riconosciuti come genitori dei loro figli”.

In seguito alla votazione, tenutasi il 13 settembre 2021, conclusa con 387 voti favorevoli, 161 contrari e 123 astensioni, l’Unione Europea dovrà rimuovere tutti gli ostacoli ancora presenti per le persone LGBT.

Nel bene e nel male, questa è stata un’estate a tinte arcobaleno: speriamo possa essere di buon auspicio per una definitiva evoluzione socio-culturale.

Fotografia di Domitilla Gavi