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O tempora, o mores!
Ciclicamente l’uomo cade nel baratro: scomodando la teoria dei corsi e ricorsi storici, da Vico a Machiavelli, questo è uno dei grandi insegnamenti che la Storia vende a caro prezzo, dall’Impero Romano ad oggi.
Eppure la domanda sorge spontanea: come è possibile replicare certi errori?  

Sono ancora vive le immagini dei vili attacchi sferrati alla sede della CGIL, nella Capitale, ad opera di una frangia violenta di manifestanti (del corteo non autorizzato) dichiaratamente No Green Pass e “anche un po’ fascisti”.
Il segretario del Sindacato, Maurizio Landini, ha parlato di squadrismo, e non è stata un’iperbole ma un critico e lucido commento dei fatti che sono sfociati in guerriglia: bastoni, spranghe di ferro, intimazioni agli agenti di sicurezza con attacchi ai blindati della polizia.
A capo degli atti eversivi, i leader di Forza Nuova Giuliano Castellino e Roberto Fiore, il leader del gruppo ‘Io apro’ Biagio Passaro, l’ex Nar Luigi Aronica, Pamela Testa e Salvatore Lubrano, poi arrestati.
“Le accuse sono a vario titolo di devastazione e saccheggio, radunata sediziosa in concorso, manifestazione non autorizzata, violenza, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale”.

Celeri le reazioni indignate delle istituzioni: da Sergio Mattarella a Mario Draghi, da Luciana Lamorgese a Roberto Fico, passando per i partiti.
Qui, però, si notano le prime ataviche differenze a livello comunicativo, che poi è il pilastro della politica.
Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Liberi e Uguali, i Verdi e Italia Viva hanno condannato senza se e senza ma il piccolo Sacco nel centro di Roma; disapprovazioni morbide sono giunte invece dall’altra metà dell’arco parlamentare, dove rapidamente sono stati avanzati correttivi e distorsioni del reale.

Non sorprende, sia chiaro.
Sono anni che i partiti di destra, in Italia come altrove, strizzano l’occhio a neofascisti e neonazisti e il motivo si intende facilmente: inglobarne i voti, alimentando se stessi.
Il risultato è un rafforzamento costante di ideali perversi, che attecchiscono creando uno strato di melma che inibisce l’evoluzione.
È la solita cultura di complicità che permea il tessuto subculturale del Belpaese, che crea pericolosi circoli viziosi e allarga la base del malcostume, come dimostra la recente inchiesta di Fanpage.
Basterebbe prenderne saldamente (e definitivamente) le distanze. E invece…

Alessandro Sallusti, invitato alla trasmissione DiMartedì, si arrischia in una frase infelice: “Pensare fascista non è reato. Lo è invece la ricostituzione o il tentativo di ricostituzione del partito fascista”.
Secondo il direttore di Libero, atto e pensiero sono scollegati, dunque.
È qui il paradosso, l’errore definitivo. Secoli di filosofia ridotti ad un qualunquismo sterile.
Un uomo che pensa male è un uomo che parla male, e agisce di conseguenza.
Libertà di pensiero sì, ma nel campo da gioco regolato dalla Costituzione. Non fuori.

La leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, con i suoi modi pittoreschi, tuona contro il Viminale per la gestione dell’ordine pubblico, spostando sapientemente (secondo lei) l’attenzione dai veri protagonisti alle solite pecche del Sistema, che avrebbe anzi architettato il tutto.
Non soddisfatta, dubita pubblicamente della matrice ideologica di cui si nutrono le intenzioni e le azioni contestate, mentre partecipa al convegno degli ultranazionalisti di Vox in Spagna.
Torna forte l’eco delle parole di Corrado Augias:  “donna, madre, italiana. Sì, ma anche un po’ fascista”.

Gli fa seguito Matteo Salvini, Capitano della Lega, che punta il dito “contro ogni violenza, contro ogni estremismo, di destra e di sinistra”, chiedendo poi che tutti si adoperino per una “pacificazione nazionale” salvo poi vincolarla ad uno scopo preciso: “per frenare la delegettimazione del centro destra”.
Un atto di real politik, insomma, degno del promotore delle maggiori fratture sociali (“cleavages”, Lipset-Rokkan) oggi in essere in Italia.
Dimenticando un momento le discriminazioni razziali foraggio della sua base elettorale, l’ostilità versus i salvataggi umanitari e le contiguità criminali – condivise talvolta con i partiti affini e raccontate da Report -, oggi soffia sul fuoco dei No Green Pass, assicurando la prossima abolizione del Certificato Verde.
Un vero artefice della pacificazione nazionale.

Difensore ad oltranza della Verità fattuale, dichiara pochi giorni dopo che “i fascisti non esistono più” : non ci crede nemmeno lui, ma gli serve una scusa per non presentarsi allo sciopero antifascista dei sindacati del 16 ottobre.
Non soddisfatto, critica genericamente la Sinistra, colpevole – a detta sua – di fare campagna nel giorno del silenzio elettorale, precedente i grandi ballottaggi delle amministrative.

Forse qualcuno non ha capito che essere antifascisti è un dovere costituzionale, non un capriccio di partito;
va oltre ogni campagna elettorale, è una variabile indipendente dell’ordinamento democratico.
Non c’è giorno in cui non serve ripetere di essere antifascisti.
Fortemente antifascisti!
È il sole della Repubblica Italiana, che infatti oggi non gode di molta luce.

Credit: IlFattoQuotidiano