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Cosa vuol dire emigrazione per noi, per me, per la nostra famiglia, scritto da mia sorella:
Quando si parla di emigrazione, i miei ricordi di bambina tornano a quel 28 marzo del ’97. Era un Venerdì Santo. Una motovedetta albanese, omologata per 10 uomini, con a bordo 120 profughi, viene speronata dalla corvetta Sibilla, provocando la morte di 81 persone.

Tra le vittime c’era una famiglia intera, amici dei miei e c’era uno caro amico di mio fratello, viveva lì nel quartiere di fianco,ancora minorenne, partito, sognando come tutti noi in quegli anni. Se penso all’emigrazione ripenso a quella mattina in cui tutta Valona è scesa in piazza formando un corridoio ricolmo di uomini, donne, bambini in spalla, che accompagnava i corpi delle vittime,insieme ai loro famigliari, verso la loro ultima destinazione. Ricordo poi noi al porto con le madri dei dispersi, che supplicavano il mare di ridare indietro i loro figli. Ricordo le rose galleggianti. Avevo 6 anni allora e sono immagini che mi porterò dietro fino alla fine dei miei giorni.

Quando penso all’emigrazione, io prima ancora di pensare a me, penso a mio padre, che ha affrontato otto volte il mare in gommone, per poi ritornare indietro a nuoto. Ripenso a lui e al suo anno in una roulotte a Roma, insieme ad altri connazionali, ripenso alle sue notti su una panchina in Grecia, stesso posto dove di giorno lavorava, per mandare i soldi a mia mamma permettendole di pagare le cure in ospedale di mio fratello. Se penso all’emigrazione penso a mio fratello arrivato qui a 16 anni da solo, colpito ancora bambino,dai militari italiani, quando lo hanno preso e portato in una casa-famiglia, dalla quale è scappato dalla finestra, correndo per non so quanto km, fino a sentirsi fuori tiro per poi cercare un treno e raggiungere i nostri parenti. Un eroe mio fratello, che aveva già cominciato a combattere allora. Non ha mai smesso, nemmeno quando mi faceva da padre e mi ricordava quanto era fondamentale la scuola. Lui che aveva lasciato tutto per emigrare.

Prima ancora che alla mia di storia ripenso alla loro. Io sono arrivata in Italia 20 anni fa, al sicuro, su un traghetto, con un passaporto falso lo ammetto, ma senza rischiare la vita. Sono arrivata in Italia e ho avuto la fortuna di integrarmi subito a scuola. Vero,non capivo tutto,vero, alcuni insegnanti non mi hanno trattata alla pari, anzi, ero quasi un fastidio, ma altri..altri mi hanno insegnato cosa vuol dire pensare fuori dal coro, mi hanno aiutata a capire che le mie origini non erano un difetto di fabbrica o peggio ancora una colpa, ma erano un orgoglio. Ho avuto insegnanti che mi hanno detto di andare fiera delle mie due identità, un po’ italiana e un po’ albanese. Lo dico sempre che tutto parte dai banchi di scuola e io devo tutto a essa. Fin da subito, l’istruzione ha significato per me l’unica porta sul mondo per cambiare la mia vita è raggiungere i miei obiettivi.
Se penso all’emigrazione penso alla nostra mansarda di 40 mq, in quattro. Penso alla difficoltà di trovare casa per riunirci tutti quanti come famiglia, penso a tutti quelli che non affittavano agli albanesi. Penso a mio fratello allora ventenne che mi portava dietro ogni sabato, mano nella mano a cercare casa insieme.

Mi torna in mente l’andare a fare la spesa, odiavo andare a fare la spesa (e mi infastidisce ancora oggi, tanto che il mio ragazzo sa già, che preferisco stare a casa) perché significava che io e mia mamma ci saremmo fatti la strada di ritorno con il carrello, io davanti lei dietro, per portare i sacchetti a casa, non avendo la macchina. Mi sentivo osservata, e un po’ umiliata. Emigrazione mi fa pensare a quando indossavo sempre gli stessi vestiti, gli unici comprati nuovi, perché tutti gli altri si prendevano alla Caritas, e qualche bambino fine te lo faceva anche notare che indossavi sempre lo stesso golf. Emigrazione per me oggi vuol dire aver avuto la possibilità di studiare cinque lingue, aver assorbito due culture, avere due case, avere più piatti da portare in tavola, un po’ albanesi e po’ italiani.

Emigrazione per me ad oggi vuol dire emancipazione, vuol dire avere la mente aperta e vuol dire tutto il bene ricevuto in questo Paese grazie a persone che mi hanno guardata e presa a braccetto e trattata come una loro pari e non come qualcuno da contemplare con pietà.