Tempo di lettura: 3 minuti

Benvenute e benvenuti al primo Brunch a bordo del Nautilus 2.0!
Questa nuova Rubrica tanto attesa si apre con l’intervista ad un ospite davvero gradito, Emanuele Fiano, deputato del Partito Democratico e responsabile della politica estera del PD in segreteria nazionale.
Figlio di Nedo Fiano, ebreo deportato ad Auschwitz e unico superstite della sua famiglia, è da sempre impegnato nella tutela del valore della Memoria e nel contrasto ai fenomeni di neofascismo, come dimostra la sua ampia attività sociale e politica: nel 2017, infatti, è promotore di un disegno di legge sull’apologia di fascismo.
Dunque, con grande stima e una punta di orgoglio, dò il benvenuto al nostro ospite, ringraziandolo per aver accettato l’invito e per il tempo dedicato.
Cominciamo.

Come ha passato la Quarantena, qual è la mancanza che più ha sofferto e che cosa vuol dire per Lei tornare alla vita ordinaria?
Per me la quarantena ha voluto dire stare molto in famiglia: con i miei figli, studenti universitari che seguivano le lezioni online, e ovviamente stare anche di più con mia moglie che però ha lavorato in ospedale tutto il tempo. Ha voluto dire anche molte ore di riunioni in interminabili call. Ha voluto dire poi molta preoccupazione continua per la sorte del paese, del suo stato sociale e dell’economia. Quasi subito sono riprese le attività parlamentari e io dall’inizio di Marzo scendevo comunque perlomeno due giorni a Roma. È stato un periodo di grande preoccupazione anche se accompagnato da più vita familiare.

– Politicamente, crede che il nostro Esecutivo si sia dimostrato all’altezza della situazione durante l’emergenza Covid?
Sull’esecutivo direi che il giudizio non solo nostro ma mondiale sulla gestione dell’emergenza è sicuramente positivo.

– Che cosa si sente di rispondere a chi occupa le piazze all’insegna del negazionismo?
Il negazionismo è purtroppo figlio di qualsiasi epoca moderna di fronte a problemi troppo complessi, è capitato sin dal ‘900. O si negava la realtà o si trovava un capro espiatorio. Spesso di fronte alle tragedie la razionalità sembra vacillare ma poi alla fine vince.

– Oltre agli sviluppi dell’esito del Referendum, quale sfide ci attendono post lockdown?
La grande sfida post lockdown è quella dei soldi del Next Generation UE o Recovery Fund. La sfida è di quelle che passa una volta sola, dobbiamo usare bene questi soldi per il rilancio del paese, per riformarlo, per portarlo al passo dell’Europa: o adesso o mai più.

– Come già detto in occasione dell’incontro svolto il 25 gennaio scorso, in cui è stato ospite e protagonista e ha dialogato con noi di Educare alla Bellezza, si registra nel nostro Paese un insistente revanscismo fascista: com’è possibile? E soprattutto come si contrasta?
Sul neofascismo vale quello che ho detto per il negazionismo. Sono figli della stessa malapianta: quella che, invece di curare le paure e di sconfiggere le fragilità, le fomenta; quella che, invece di accogliere il bisogno di protezione come richiesta di uno stato sociale più presente, esalta il protezionismo; quella che nelle periferie del bisogno cerca sempre il capro espiatorio, straniero, immigrato, omosessuale, ebreo, non importa chi. Quella malapianta può essere sconfitta solo dalla buona politica.

– I Social Network sono sempre più presenti e determinanti nella società odierna: da potenti mezzi di informazione, si sono trasformati in contenitori di odio e ignoranza. Come educare le nuove generazioni ad un utilizzo consapevole e sicuro?
I social network, come tutti i fenomeni di informazione, hanno due facce. Sono uno strumento indispensabile per la nostra vita ormai e sono anche la fogna dove ogni essere umano problematico sotto qualche punto di vista, pensa di poter sfogare ogni più abietto istinto. Bisogna secondo me punire con durezza i reati che si commettono in rete, combattendo l’anonimato ma lasciando che la caratteristica di libertà del web si esplichi al massimo quando non cade negli aspetti negativi. E bisogna anche in parte combattere il fatto che i social abbiano leggi proprie non sempre corrispondenti alle leggi del paese.

– Tra pochi giorni esce Tra le corde di un’altalena, prima opera poetica di Antonio Roma, per cui ha scritto la Prefazione: che cosa L’ha spinta a credere in questo progetto?
Penso che promuovere la poesia in un mondo così cacofonico sia un grande pregio  che va sostenuto !

– Che cosa si augura per il futuro prossimo?
Mi auguro che la pandemia sia sconfitta il prima possibile, che le diseguaglianze sociali possano accorciarsi grazie allo sforzo di ripresa che faremo e che i giovani possano tornare a credere in un futuro migliore.

Abbiamo bisogno di figure politiche che siano baluardo di Memoria, garanti di Legalità e navigatori lungimiranti, verso un Futuro migliore.
Allora, buon lavoro a Emanuele Fiano!
Che il Suo auspicio diventi realtà!

Illustrazione di Riccardo Ventura