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Road to my dream

Looking for something new under the skin

Pure sky in her eyes when she looks to her future.

The strenght to belive in it’s what describe the life you live

‘cause

Life is the journey that brings you home, that place which gives you a real Consciousness and makes you a gift: you can take Anything your heart desires.

What now? Just living you’ll know what will be the sound.”

Nove mesi da quando Mens in Mare ha preso vita.

Nove mesi da quando le prime storie sono state portate alla luce.

Nove mesi di preparazione, scrittura e confronto.

Nove mesi che mi hanno dato tanto.

L’ultimo testo di quest’anno voglio che non sia una “semplice” storia quanto, piuttosto, l’insieme di quelle raccontate finora.

Storie semplici, eppure complesse. Storie individuali ma ampiamenti condivisibili. Esperienze che parola dopo parola mi hanno fatto capire che per l’Italia che viviamo c’è ancora speranza.

Attraverso gli occhi di Andrea ho capito che solo avendo il coraggio di lasciare tutto e partire, anche solo per andare a pochi chilometri da casa ma comunque verso l’ignoto, si può ritrovare la lucidità che ci è sempre mancata. L’essere orientati verso obbiettivi concreti ci rende capaci di plasmare il futuro di ognuno di noi.

La voglia di stupirsi, di ricercare nella vita quel senso di stupore e meraviglia, lo ha spinto a saltare sul primo treno e partire. Soltanto agendo è stato capace, per una coincidenza della vita, di ritrovare lo “stupore” perduto sulla pelle di una ragazza sconosciuta.

Grazie al cuore di Mariella ho capito che credere nei propri sogni, per quanto assurdi possano apparire agli occhi degli altri, è fondamentale se si vuole credere in sé stessi.

La voglia di farcela, di essere accettati non dovrebbe mai impedirci di vivere a pieno chi siamo e di innamorarci di chiunque il nostro cuore senta importante.

Un cuore che non ha saputo resistere oltre alla mancanza di Gloria, a quell’amore che almeno una volta tutti nella vita dovremmo provare. Un senso di appartenenza l’una all’altra che mai le avrebbe abbandonate.

Alessandro mi ha insegnato che non è mai tardi per guardare il mondo con gli occhi di un bambino, che per sentirsi veramente appagati e soddisfatti della propria vita è necessario guadagnare con impegno e costanza tutto ciò che si ha, che le sconfitte della vita insegnano sempre come rialzarsi e che se ci si riesce ad innamorare ogni giorno della propria vita nulla potrà mai sconfiggerci davvero.

Con Gaia sono riuscito per qualche momento a guardare il mondo attraverso gli occhi di una donna, un mondo che ha un debito enorme nei confronti di ognuna di loro e un’Italia che non le tutela abbastanza.

Ho percepito un dolore profondo e sconfinato, ma anche una voglia di riscatto e un’intelligenza poliedrica che riuscirebbe a risollevare le sorti del nostro paese, e che purtroppo viene data per scontata, viene umiliata ogni giorno da quegli stessi uomini, e anche da quelle donne, che dovrebbero alzarsi in piedi e difenderla.

Luca è stata la fine obbligata di questo primo sguardo alle storie che vivono accanto alla nostra, alle vite che alcune volte ignoriamo e altre volte sentiamo vicine. Sia con il suo ritorno a casa, con la testa e con il cuore, che con la voglia di partire e cambiare tutto trovando la propria strada, ho imparato che non possiamo intraprendere nessun viaggio se prima non abbiamo chiare le nostre origini e se le radici e l’amore per la nostra terra non sono capisaldi da cui orientare lo sguardo.

Tutti questi punti di vista, queste storie hanno avuto come comune denominatore l’amore sconfinato provato per la propria patria, l’Italia.

Un amore che va oltre le difficoltà riscontrate sul percorso, un amore sincero verso quella terra che ci ha visto crescere e che ci viene invidiata da tutto il mondo.

Ogni percorso è intrecciato in maniera profonda con gli altri, anche se in apparenza può non essere stato visibile.

Credo che ognuno di noi possa ritrovarsi in parte in questi racconti che di fatto sono estratti di vita quotidiana.

Il Mediterraneo ha fatto alcune volte da sfondo, altre è stato presente come protagonista…

Credo che il mare, il nostro mare, così come le culture e le civiltà che gli devono i natali siano parte integrante di chi siamo, ed è qualcosa che non dovremmo mai dare per scontato.

La speranza nel vedere la nostra Italia prosperare è qualcosa che riesce ancora a legarci ma per poter cambiare realmente le cose è necessario restare, farsi avanti e battersi per ciò in cui si crede; ciò vale per il nord tanto quanto per il centro e il sud del paese, e ancora di più per le isole molto spesso dimenticate o considerate come semplice meta estiva, da cui persino io sono andato via anni fa ma cui vorrei tornare.

Il testimone è passato nelle nostre mani senza che ce ne accorgessimo ma credo sia arrivato il momento di svegliarsi, prenderne atto e iniziare ad agire con tutto l’amore che abbiamo e che ci caratterizza in quanto italiani.

Quell’amore che riesce a trasformarsi in cura per le mille cicatrici che il nostro paese porta addosso e che alcune volte riprendono a sanguinare.  

Lorenzo La Rosa