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30 anni fa cadeva il muro di Berlino. Il 9 novembre crollava, probabilmente a causa di un errore, die Mauer, che sin dall’agosto del 1961 aveva diviso in due la città di Berlino.

Dieci anni prima, il giorno 30 dello stesso mese, veniva pubblicato l’album forse più iconico della storia della musica, vale a dire The Wall. 

L’album dei Pink Floyd è l’arte che rimane, è l’emblema di questa rubrica, è la musica che s’intreccia con la storia. 

Eppure The Wall non parla del muro di Berlino. Non v’è alcuna menzione, nessuna frase, richiamo diretto o esplicito collegamento al muro in senso fisico.

L’album parla di un muro ideale, mentale dietro al quale Pink, il protagonista del concept (un album a puntate) si rifugia e che è costruito tutto attorno ai suoi sentimenti. Pink è una rockstar,  Roger Waters è una rockstar, i Pink Floyd la più grande band di tutti i tempi e l’influenza della storia, e di quel costone, quella muraglia che lacerava Berlino fu comunque fondamentale e necessaria per la stesura dell’album. “Il disco aveva in effetti usato il muro come una metafora per molte barriere ideali”. 

Aldilà del significato concettuale dell’opera, su cui si spreca la bibliografia e della cui spiegazione è pieno zeppo il web, è importante sottolineare il peso e la risonanza dell’aspetto musicale all’interno del disco. Non parlo della bellezza delle canzoni, la cui comprensione sta alla sensibilità di ognuno, bensì della fenomenale potenza espressiva che ogni singolo pezzo emana, nonostante una clamorosa e conclamata vena sperimentale, Prog, quasi in antitesi con la risonanza così straordinariamente popolare che il disco acquisì.

La traccia 6, del lato A, del disco 2 è Comfortably Numb. 6.49 minuti di canzone. Quale brano radiofonico può avere una durata tale? Ai Pink Floyd non interessa però. L’assolo proveniente dalla Strato di Gilmour all’interno del pezzo, è una delle cose più belle che abbia mai ascoltato in musica.

Il 21 luglio del ’90 poi, l’anno dopo la caduta del muro, Roger Waters organizza un memorabile concerto proprio a Berlino, tra Potsdamer Platz e la porta di Brandeburgo, in quell’area che era stata per molto tempo “terra di nessuno”. The Wall-Berlin. 350 mila persone e tanti ospiti musicali importanti. Ci sono anche gli Scorpions, che l’anno prima avevano pubblicato Wind of change. Waters dirà: “Se questo concerto vuole celebrare qualcosa, è che il crollo del muro di Berlino può essere interpretato come una liberazione dell’animo umano”.

La musica arriva prima, ancora una volta, l’arte rimane e prima ancora capisce, esprime, manifesta. Buon compleanno The Wall.

All in all it’s just another brick in the wall.