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Portato nelle sale cinematografiche come un dono prenatalizio, Spider-Man No Way Home, diretto da Jon Watts, è l’ultimo film della trilogia Marvel dedicata al supereroe senza tempo spara ragnatele, con protagonisti Zendaya (MJ Watson), Tom Holland (Peter Parker) e Jacob Batalon (Ned Leeds). Un film che in Italia ha incassato più di 11,8 milioni di euro in un solo weekend e che a modo suo si pone come qualcosa di diverso dai classici cine-comics. Vediamo perchè (no spoilers).

“È il mio talento, e la mia maledizione. Chi sono io? Sono Spider-Man!”

Peter Parker, Spider Man

Una scrittura e regia passionali, omaggio a tutta la storia di Spider-Man, piene di emozioni e colpi di scena. Il film è contemporaneamente conclusione di una saga, ma anche base per nuovi inizi narrativi, portando avanti l’attuale tendenza Marvel di creare storie interconnesse tra loro, dando vita così ad un vero e proprio ecosistema comprensivo di film, serie tv e fumetti.

Fumetto d’epoca di The Amazing Spider-man.

No Way Home è forse il primo film in cui vengono rivalutate le responsabilità etiche di un supereroe. La struttura fiabesca del protagonista buono che lotta per sconfiggere il suo antagonista cattivo, è messa in dubbio, andando a riflettere su cosa significhi davvero essere un eroe, ma soprattutto una personalità pubblica con estrema visibilità mediatica, le cui azioni ricadono non solo su se stesso, ma su tutta l’umanità, al pari di qualsiasi politico o uomo di potere.
Esperienze del passato e uno sguardo più adulto verso il futuro portano Peter Parker a dover crescere e a capire davvero che da grandi poteri derivano grandi responsabilità, e che i propri privilegi non possono essere gestiti con inconsapevolezza o egoismo.

L’annientamento del male, da sempre dato per scontato come soluzione, si può sostituire con una rieducazione e reinserimento sociale di coloro che, considerati “cattivi” sono poi in realtà molto spesso dei disadattati sociali, emarginati e combattuti piuttosto che aiutati.
E’ interessante valutare questa chiave di lettura di riformazione etica di Spider-Man nel contesto americano, newyorkese precisamente, in cui da sempre si svolgono le sue avventure. E’ negli USA che le elezioni sono state più volte massicciamente veicolate dai social media, come è sempre nel contesto americano che la violenza carceraria e da parte delle forze dell’ordine è risultata più volte crudele, per non parlare poi della pena di morte, ancora presente in oltre una decina di stati americani. In No Way Home questi temi ci sono e il tutto è presentato in modo piacevole, non troppo pesante ma nemmeno edulcorato o bambinesco.

Dettaglio da Spider-Man 3, 2007.

Il film non si pone come un manifesto di critica sociale, ma in modo allegorico e ben inserito nel MCU (Marvel Cinematic Universe) crea nuovi punti di vista, dando una maggiore caratterizzazione ai personaggi e umanizzando molto di più chi fino ad ora era stato soltanto un eroe idealizzato e in cui era difficile per lo spettatore immedesimarsi. Ognuno di noi è l’eroe delle proprie scelte e ha il potere e la responsabilità di intaccare le realtà altrui. Diventa perciò fondamentale scegliere bene e crearsi una propria etica.

Il tema del Multiverso, già presente nel MCU, porta con sé il concetto di molteplicità e relativismo, per cui la realtà non è mai solo come sembra e soprattutto mai con una unica e indiscutibile narrazione o verità. Il tradizionale manicheismo americano sembrerebbe dunque abbandonare il mondo Marvel, che risulta mettersi intelligentemente al pari con nuove necessità narrative e generazionali.