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Ormai da un anno ci vediamo coinvolti in questa tragica pandemia, che ha portato a una totalizzante “pausa di riflessione” il mondo intero e ogni sua attività umana.

Una delle vittime più sacrificate in Italia continua ad essere senz’altro la Cultura, da sempre Cenerentola dell’apparato decisionale italiano.

Ma cerchiamo di andare per gradi.

Dopo il lockdown totale avuto da inizio marzo 2020, il 18 maggio 2020 sono stati forniti pubblici aggiornamenti riguardo le linee guida per la riapertura dei musei e dei luoghi della cultura statali previsti dagli articoli 42 e 43 del decreto legislativo n. 169 del 2 dicembre 2019.

In estate è stato dunque possibile visitare musei o luoghi culturali, ma già dall’autunno si è optato per una nuova chiusura, a scopi precauzionali per il contagio. Una scelta apparentemente innocua, ma in realtà parecchio nonsense e non priva di ambiguità.

Innanzittutto, musei e gallerie d’arte sono luoghi molto meno frequentati rispetto ad esempio ai lidi o alle discoteche, aperti senza timore questa stessa estate. In aggiunta a ciò, prevenire gli assembramenti è poi non solo qualcosa di alquanto semplice da mettere in atto, ma addirrittura di già previsto, basti pensare a quante precauzioni in questo senso già esistono per mantenere in sicurezza il pubblico e le opere d’arte negli spazi museali.

Sempre nella primavera 2020 il Ministro della Cultura Dario Franceschini dichiarò di essere rimasto folgorato dal massivo utilizzo di piattaforme come Netflix e di volerne creare anche lui una simile, ma totalmente dedicata al patrimonio culturale italiano: “una sorta di Netflix della cultura”, dichiarò.  

Avanguardia pura

per rimanere in tema citazioni colte.

In ogni caso, che il progetto possa piacere o meno, lo si sta ancora aspettando. Dopo un anno di lockdown.

Come mai allora si è sempre così veloci nel porre freni alla Cultura, e invece spesso restii a porre gli stessi freni all’immediato commercio o ad esempio a ciò che ancora provincialmente ci ostiniamo a definire “Movida” con questo certo gusto anni 80/90?

Il reale problema di fondo è che la cultura ormai viene vista o come una branca del turismo, attività a sua volta vista in Italia come una mera fonte di denaro, o come un passatempo. Visito i Musei Capitolini comodamente con due click in una mano, e i pop corns nell’altra. Utilizzo il patrimonio artistico e culturale italiano come potenziale mezzo di arricchimento; creo la piattaforma e per tot euro mensili ho accesso a tutta Italia, magari in 4k. Wow.

Tutto questo che a noi sembra un rilancio del Patrimonio è in realtà un circolo vizioso mortale.

Arte e Cultura non possono essere trattati come i Lidi o le Discoteche o Una mamma per amica, ma non perchè siano più importanti, più colti o in qualche modo superiori, assolutamente. Vanno trattati in altro modo perchè sono qualcosa di diverso. Mai mescolare le patate con le carote mi diceva sempre la mia insegnante alle scuole elementari.

I beni culturali sono un bene di prima necessità cittadino. Non sono un passatempo, non sono turismo e né dovrebbero essere una fonte di denaro. Lo sono in potenziale, ma non nella loro primaria natura.

Sempre più spesso i musei sono Fondazioni, o comunque realtà economicamente basate su bilanci privati. L’aver bisogno di una pandemia per arrivare a partorire un’idea cieca come il Netflix della Cultura è l’ennesimo specchio di questo sistema fallimentare. Credere che un bene storico o artistico abbia ragione di esistere solo portando con sè un valore economico o una certa visibilità significa fare dell’Arte una bieca macchina capitalista.

Un museo non è più importante di un altro in base al suo fatturato, e lo stesso discorso vale per i siti archeologici, le gallerie d’arte, gli spazi espositivi. L’Arte non esiste per essere vista, ma per essere vissuta. Un museo è fatto di ricerca, di personale professionalmente qualificato che lavora al suo interno, di determinate temperature, luci, inclinazioni.

Investire in Arte e Cultura significa tener conto di tutto questo, senza pensare che spettacolarizzare il Patrimonio sia la chiave per comunicarlo al mondo.

I musei andrebbero riaperti non per fare cassa, ma in primis per migliorare il tenore di vita medio in Italia. Essere circondati dal proprio Patrimonio è sì una bellezza, ma anche una grande responsabilità. Sensibilizzare a ciò porterebbe inevitabilmente a una presa di coscienza maggiore degli italiani, che avrebbe ripercussioni politiche molto importanti. Rendere il Museo un luogo cardine di una logistica urbana, portandolo a valere tanto quanto il negozio di alimentari o l’ospedale, equivarrebbe a dichiarare finalmente l’Arte un bene di prima necessità. Una necessità Umana, da Umanesimo.

Senza puntare il dito contro un partito piuttosto che un altro, mi viene dunque però da pensare che la Cultura Cenerentola sia una sadica volontà umana di potere e mantenimento di ignoranza generale, che imbruttisce le persone e il loro modo di pensare. Un popolo dalla mente aperta e esperta sarebbe troppo pericoloso. “Panem et circenses” disse qualcuno in passato, era italiano se non sbaglio…non ne sono sicura . Sapete, il latino non si studia più nelle scuole.