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Samira Ahmed, giornalista della Bbc portò in tribunale il servizio pubblico britannico dopo aver scoperto di aver preso 700 mila sterline (circa 830 mila euro) meno di un suo collega uomo, con un incarico analogo al suo in un’altra trasmissione. Il 10 gennaio 2020 i giudici hanno sentenziato che la differenza è spiegabile solo in un quadro di discriminazione. La via è aperta per altre cause.

Ma è solo il contenuto di una busta paga, o per meglio dire il Gender gap a discriminare le donne sul lavoro? Purtroppo no. La cultura sessista e discriminatoria ormai radicata nei secoli nella nostra società trova libero sfogo espressivo nel mondo del lavoro, dando vita al proliferarsi di tanti irritanti e ingiusti comportamenti. Qua di seguito alcuni spiegati in poche righe efficaci (spero).

Mansplaining: nato dall’unione dei due termini man e splaining, dal gerundio del verbo explain (spiegare), definisce quell’atteggiamento passivo aggressivo che tendono ad avere molti esseri umani di sesso maschile nel commentare o a spiegare a una donna, in un modo condiscendente, troppo semplificato o troppo sicuro di se stesso qualsiasi cosa, spesso anche ovvia e banale, pensando che il soggetto davanti a lui, in quanto donna, necessiti spiegazioni più semplici e basilari.

Glass ceiling: italianizzato in “soffitto di vetro” è una metafora tanto triste quanto più efficace che desidera definire quella situazione ahi noi piuttosto frequente in cui l’avanzamento di carriera professionale di una persona viene impedito per discriminazioni e barriere di prevalente origine di genere o razziale. Praticamente se lavori benissimo, sei in gamba e brillante, ma sei donna, nera e magari pure vegana bé…fai prima a darti all’autoeliminazione.

“Vorrei tanto sapere a chi l’hai data per stare qua”: vecchio termine di valore internazionale che ancora nel 2020 si diletta nel definire una lavoratrice non guardando al suo CV, ma al taglio di gonna, camicia, capelli, al colore di rossetto, ombretto, smalto e ai suoi presunti e mai certificati orientamenti sessuali.

Non sarebbe più facile per tutti eliminare tutti questi complessi termini anglofoni e semplicemente rispettarci per ciò che siamo? Togliamo tutta l’aura retorica che tale frase può portare con se, ma valutiamola da un punto di vista logico. Non sarebbe più producente economicamente, socialmente e politicamente mettere tutti su uno stesso piano di rispetto e diritti e finirla con queste vecchie tradizioni sessiste e nocive. Tutto sarebbe più bello se fosse più giusto.