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Domenica 19 settembre 2021 si sono concluse le elezioni parlamentari che hanno chiamato al voto i cittadini della Federazione Russa per rinnovare la Duma, la camera bassa del Parlamento nazionale.
Nonostante fosse data per scontata la vincita del partito più vicino a Putin, Russia Unita, che è riuscito ad ottenere due terzi dei seggi parlamentari (315 su 450), la vittoria è stata meno schiacciante rispetto a quella di cinque anni fa a causa della crescita delle liste di opposizione. Il presidente Putin si è mostrato comunque soddisfatto dei risultati raggiunti dal partito, per il quale i sondaggi pre-elettorali pronosticavano un crollo al minimo storico in termini di popolarità.

Sebbene la repressione subìta sia stata notevole, gli esponenti dissidenti hanno sperato fino all’ultimo di poter contare sul malcontento dei cittadini nei confronti del governo, che negli ultimi due anni ha dato una pessima prova nella gestione della pandemia da coronavirus e dell’economia, per contrastare i candidati filo-putiniani.  
Si deve tenere conto però che il governo ha messo a punto alcune tecniche per controllare i risultati delle votazioni e indirizzarle verso precisi risultati: si è optato per allungare il tempo delle elezioni a tre giorni, sono state vietate dirette streaming dai seggi elettorali per oscurare i brogli a favore di Putin ed è stata eliminata l’app del “Voto intelligente” ideata da Navalny.
L’applicazione, rimossa dall’App store di Google e di Apple, sarebbe stata uno strumento utile all’opposizione, dato che avrebbe indicato agli elettori su quale candidati far convergere i voti per favorire l’elezione di esponenti non allineati al Cremlino.

È risultato dunque difficile per l’opposizione sia ottenere risultati concreti che coordinarsi: a pesare non è stata infatti solo l’assenza del partito di Navalny, dichiarato illegale perché “estremista”, ma anche il fatto che molti dirigenti del partito comunista, arrivato secondo alle elezioni, continuino a sostenere, concordi con il governo, che Navalny sia manipolato dalla CIA.
Non ha destato quindi stupore la vittoria del partito del presidente che continua a sostenere che le elezioni si siano svolte con “competività, trasparenza e onestà”.

Si continua a protrarre inoltre la drammatica situazione dei migranti respinti alle frontiere dell’Unione Europea con Bielorussia, Polonia, Lettonia e Lituania.
Lo scorso 2 settembre i ministri baltici sono stati costretti a proclamare lo stato di emergenza e a richiedere rinforzi per fronteggiare l’incremento esponenziale dell’immigrazione illegale, incoraggiata da Lukashenko. Il presidente bielorusso infatti starebbe riversando centinaia di profughi afghani nei paesi limitrofi per spingere l’UE a ritirare le sue sanzioni.
Ma i risultati finora ottenuti non sono quelli sperati dal presidente: in queste settimane si sta discutendo infatti di un quinto pacchetto di sanzioni per la Bielorussia e in Polonia è stata approvata la costruzione di una recinzione di filo spinato al confine per limitare i flussi migratori.

Ora sta all’Europa decidere che provvedimenti adottare per limitare i danni di una crisi che sta assumendo i contorni di un dramma più umanitario che politico.

Image credit: The Guardian