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“L’anima dell’uomo ha radici nello stomaco.”

Charles Bukowski

In tempi non sospetti avevo tramutato in scrittura un pensiero fugace, uno di quei mondi apparenti che lentamente prendono consistenza dentro la nostra mente e in cui amiamo viaggiare, anche se solo di fantasia.

Così, in quello che oggi mi sembra un lontanissimo 2018, scrivevo:

“Il porto non è solo il cuore della mia città, è anche le sue braccia forti pronte a faticare per un futuro migliore, è le sue gambe robuste capaci di sostenere il peso di un passato non sempre facile ma anche abili nel dirigersi verso ciò che potrebbe essere una volta compiuta una scelta, è anche il ventre di un luogo che le emozioni le vive tre volte: con la testa, con la pancia e con il cuore.

Il porto è la testa di casa mia perché è da lì che in passato è iniziato tutto ed è lì che tutto è sempre destinato a tornare.”

Allora non sapevo ancora cosa mi stesse aspettando, così come non lo so adesso ma con una semplice differenza: mi muovo.

Già allora fantasticavo sul ritorno a casa, sul riconnettermi con quelle radici che sentivo crescermi nello stomaco e che mi chiamavano incessantemente, attraendomi verso i luoghi conosciuti anche con la memoria tattile, quelli che si nascondono sotto la pelle.

Si nascondeva in me il bisogno incessante del ritorno. Eppure, per quanto assurdo possa sembrare, tornare con la consapevolezza di poter restare non riesco a configurarlo come un ritorno vero e proprio ma come un incipit di qualcosa di nuovo.

I nuovi inizi, in fin dei conti, non necessitano di posti sempre diversi o persone ancora interamente da scoprire.

Spesso la novità nasce dentro di noi e porta con sé un forte vento di cambiamento, raffiche capaci di sconvolgere ciò che si conosce e invertire i punti di vista.

Da quel momento dobbiamo imparare nuovamente a conoscerci, inizia un percorso che muove i suoi passi grazie all’attenta direzione di un occhio interiore.

Ogni nuova sfida presuppone un “noi” diverso da quello conosciuto un attimo prima ed è per questo che diventa vitale scavare a fondo.

Le emozioni, le sfide, i nuovi inizi si vivono di pancia perché è lì che le nostre radici sono collocate ed è grazie a loro se riusciamo ad abbandonarci ai cambiamenti senza perdere del tutto l’orientamento.

Per questo motivo torno spesso lì dove ogni cosa per me ha inizio e dove tutto può compiersi.

Finché ci sarà un mare ad accogliere il mio sguardo, i miei occhi non smetteranno di vagare senza sosta e senza meta, divorando quel blu che scende dritto al cuore e mi scuote l’animo, quel blu che brilla di energia e forza vitale e che continua a mutare sotto al mio sguardo rimanendo familiare.

Perché è proprio lì, dove cielo e mare si scambiano la pelle, lì dove il sole accarezza e rinvigorisce il blu, che la felicità è un concetto semplice; è aria pura nei polmoni e occhi pieni di quell’immenso dipinto.

Lorenzo La Rosa

Foto di Lorenzo La Rosa