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Pochi giorni fa abbiamo ricordato la Giornata Mondiale dei Diritti Umani: il 10 dicembre del 1948 l’Assemblea Generale dell’ONU approvava la Dichiarazione dei Diritti Umani, la prima testimonianza storica della volontà della Comunità Internazionale di riconoscere universalmente diritti che appartengono a tutta l’umanità.

Ebbene, a 72 anni dalla convenzione, una buona parte della popolazione mondiale non riesce ancora a godere di questi diritti.

Prendiamo il caso dell’Egitto: i gravi casi di violazione dei Diritti Umani del regime di Al-Sisi sono ben noti, ma nonostante tutto il Presidente francese Macron ha ben deciso di insignire il proprio omologo egiziano della Legion d’Onore della Repubblica, la più alta onorificenza del Paese.

A ridare dignità ai caduti sotto questo regime dispotico ci sono però diversi intellettuali, tra cui Corrado Augias, che hanno deciso di restituire la propria onorificenza in simbolo di protesta nei confronti di un uomo che “ha violato i canoni della giustizia, prima ancora quelli dell’umanità”.

L’associazione ginevrina Committee for Justice ha appena rilasciato un approfondimento sul numero di morti in carcere durante il governo Al-Sisi (ricordiamo che ha ottenuto il potere tramite un colpo di Stato che ha destituito l’unico Presidente egiziano eletto dal popolo, Mohamed Morsi): 1058 deceduti.

Ma l’Europa tace rendendosi complice di questi decessi.

In un articolo di Internazionale si legge che, dopo i recenti risvolti sul caso Regeni, l’Egitto sarebbe pronto a chiudere il caso. Sono passati quasi cinque anni e l’Italia non è riuscita a concludere nulla, non solo per la mancata collaborazione dell’Egitto, anche e soprattutto per l’inefficienza della politica estera: non c’è altro modo di commentare la decisione perpetrata di stipulare accordi commerciali con il regime per la fornitura di armamenti. I vincoli economici sembrano più forti del grido di dolore di due genitori che hanno perso il figlio senza riuscire ad ottenere Giustizia.

Non sorprende allora sapere che Patrick Zaki resta ancora nel carcere di Tora, nonostante le continue mobilitazioni e richieste di rilascio.
Il mondo democratico intero ha riposto speranza nell’appello di Scarlett Johansson per la sua scarcerazione immediata, oltre a quella dei tre dirigenti dell’Agenzia egiziana per i Diritti della Persona con cui lo studente collaborava (e i cui beni sono stati congelati dal Tribunale del Cairo, senza che gli atti potessero essere consultati dagli avvocati dei tre attivisti).

Ciò che desta particolare preoccupazione è la sopraggiunta richiesta esplicita di aiuto del ragazzo, scritta nelle sue lettere: ha ammesso di stare male, visto che ha sempre dormito sul pavimento e senza coperte, oltre alla preoccupazione per l’anno di Master che ha perso “senza che nessuno ne abbia capito la ragione”. La custodia cautelare è stata rinnovata di altri 45 giorni. Il ragazzo, che sperava di passare il Capodanno copto in famiglia, rimarrà invece in carcere.

Anche noi di Educare alla Bellezza ci affianchiamo al portavoce di Amnesty Italia, Riccardo Noury, nell’augurarci “che queste parole dolorose di Patrick giungano al Governo italiano affinché faccia veramente qualcosa di più, di meglio e di veloce di quanto ha fatto finora, per assicurare che Patrick possa tornare presto in libertà”.

È necessaria una vera presa di posizione nei confronti dell’Egitto se l’Italia vuole riacquistare credibilità sul piano internazionale e ottenere giustizia, oltre che rispetto, per Giulio e Patrick.

Qual è il senso di sottoscrivere un Piano d’azione per i Diritti umani e la Democrazia per il periodo 2020-2024 se questi Diritti passano sempre in secondo piano? Qual è la valenza della Democrazia se un regime autoritario si impone su di essa?

Ahi, serva Italia…             

Illustrazione di Riccardo Ventura