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La Letteratura fa sempre solo del Bene. Anche ai tempi del contagio.

Domenica 25 ottobre il premier Conte ha firmato il nuovo Dpcm, che contiene diverse restrizioni che cercheranno di limitare la diffusione del Coronavirus.
La chiusura per me più indigesta è senz’ombra di dubbio quella dei teatri.

Non voglio esprimere un giudizio in merito alla necessità o meno di misure di chiusura, semplicemente perché non è il mio mestiere e non ho le competenze utili a valutare se la situazione sia o meno, dal punto di vista sanitario, sostenibile.

Da scrittore e attore di Teatro Civile sento però il bisogno di fare due semplici considerazioni.
Chiudere i teatri lasciando aperte le chiese è un gesto, oltre che simbolico, di feroce pericolosità. Se le chiese non state chiuse in quanto luoghi di culto, come si può non lasciare aperto il tempio del rito collettivo?

Ferisce sapere che il teatro venga considerato alla stregua di un passatempo, del mero intrattenimento, di un vizio borghese. Cultura e scuola sono le fondamenta di un Paese che non vuole derive populiste e mafiose, che vuole Educare alla Bellezza e alla Memoria.

Quand’ero piccolo la musica mi ha salvato”, cantava Francesco Tricarico, che avrebbe poi fatto di una passione il suo mestiere.
Io credo che a me invece abbia salvato, e rivoluzionato la vita, la Letteratura e il furibondo mal di pancia ne è scaturito: la scrittura.

Negli scorsi mesi ho dovuto recuperare più di un esame universitario. Lavorando, non frequento i corsi e la mia estate somiglia sempre alla presa di coscienza di un uomo di cinquant’anni che, dopo anni di scuse per non andare dal medico, decide di sottoporsi ad ogni esame consigliato e non, dalle analisi del sangue alla colonscopia.

Ora, tra le letture di preparazione a uno degli esami di Letteratura Italiana c’era Martha Nussbaum, filosofa e accademica.
Il testo di Nussbaum ruota intorno alla lettura di “Tempi difficili” di Dickens. Quello che si dichiara già dall’introduzione è che l’immaginazione letteraria ha un’importanza specifica e rilevante nel discorso pubblico, nella razionalità pubblica.

Da un lato la Letteratura ha la capacità di mettere a fuoco il possibile, sollecitando i suoi lettori a interrogarsi su di sé, sul proprio Io. Raffigurare il possibile e indurre a un atteggiamento di interrogazione e auto-interrogazione, offrendo la capacità di immaginare come sarebbe vivere la vita di una persona che potrebbe essere, fatti i debiti mutamenti, un altro sé, un altro Io, o uno dei propri cari.

Letteratura che mette nella condizione di condividere esperienze vissute dagli altri, e in una condizione mentale caratterizzata da una sensibilità, da un interesse spiccato, anche emotivo, nei confronti dell’altro. Condivisione non significa identificazione totale: la Letteratura porta a vedere l’esperienza di altri condividendola in parte. Combinazione e costante compresenza di elementi di partecipazione e immedesimazione con elementi di distacco e distanziamento critico.

Nussbaum parla della capacità della Letteratura di spingere il lettore a partecipazione e immedesimazione, con la capacità di proporsi come una conoscenza condotta attraverso una capacità di rappresentazione concreta e articolata delle esperienze vissute dai personaggi di cui si racconta la storia.

Nella prospettiva di Nussbaum l’immaginazione letteraria può costituire una componente essenziale di un’argomentazione razionale, e dunque costruire una parte significativa della razionalità pubblica. Quella di Nussbaum è una visione della Letteratura senza alcuna inclinazione eccessiva ma pur sempre indirizzata ad evidenziarne la forza. In un sistema dei saperi della razionalità pubblica, la Letteratura ha un ruolo.

Elemento centrale di concretezza alla base delle strutture dei testi narrativi è la raffigurazione delle immagini d’uomo: la Letteratura narrativa porta a seguire una storia e a incontrare immagini di uomini. Le soggettività rappresentate nel testo non sono solo immagini di personaggi diversi dal lettore; comprendono le loro prospettive che, per mezzo del testo narrativo, il lettore assume di volta in volta.

La Letteratura narrativa è una forma artistica e verbale in grado di restituire un’immagine profonda della complessità umana tramite la restituzione di: figure, destini, prospettive umane, con le diverse modalità con cui le diverse voci prendono la parola e usano il linguaggio. Il cuore del discorso di Nussbaum è etico-civile: la Letteratura può essere uno strumento di grande importanza nell’allenare gli individui e nell’affinare responsabilità che avranno un riscontro istituzionale, politico, economico.

In conclusione, la Letteratura è un fatto intrinsecamente sociale: adempie a una funzione socio-poietica, non riflette né l’uomo né la società che abita, ma forgia entrambe, partigiana com’è nella ricerca di tutti e di ciascuno di una personale, Autentica e Felice, Identità.
Non è meno importante del fuoco; e lo scrittore è come Prometeo.

*Questo testo è una rielaborazione di quello scritto e pubblicato domenica 25 ottobre sul il mio blog Thalleìn.
**Illustrazione di Riccardo Ventura.