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La prima “pallonata” come sempre è destinata al gatto, che recidivo continua a stendersi al sole sugli scalini all’ingresso del vicolo.
La seconda, la terza e la quarta sbattono svogliate contro il muro in attesa che venga deciso chi andrà in porta per primo.
La quinta è sempre quella che da inizio alla “Tedesca”.
La regola generale è uguale per tutte le versioni: segnare un gol al volo.
Le variabili che possono condizionare la partita sono migliaia invece, ma questo è risaputo quando c’è di mezzo un pallone per strada, si sa come e quando si comincia ma non si sa come e quando si finisce.

La fine della partita stavolta non è dettata dall’azzeramento dei punti dei concorrenti, ma da un evento strano, forse pronosticabile ma di sicuro inaspettato.
Dopo giorni, settimane, mesi, anni, dopo che un paio di generazioni o forse addirittura tre, si sono susseguite nel giocare alla “Tedesca” sempre nello stesso vicolo, sempre contro la stessa porta, questa viene rovinosamente spalancata da un tiro di Umbertino.

Gli occhi curiosi dei ragazzi iniziano a fare subito il giro dello strano ambiente. La casa è divisa in due stanze: nella prima lungo le pareti corrono e si innalzano degli scaffali pieni di libri. Libri ormai ingialliti dal tempo, umidi, fragili e ricoperti di ragnatele e polvere di cui a stento si riesce a leggerne i titoli. Al centro della sala è presente un grande tavolo anch’esso ricoperto di polvere su cui sono poggiati dei vecchi fogli di computisteria ricoperti da una calligrafia illeggibile. La seconda sala come arredamento presenta una piccola scrivania dietro cui stanzia una vecchia sedia.
Appesi ai muri stanno immobili dei quadri di vetro ricoperti e resi indecifrabili dalla polvere.
Umbertino per niente spaventato dall’ambiente cupo decide di tirarne giù uno e mentre con la torcia del telefono cerca di scoprirne i segreti lo posa sulla scrivania.

– Oh ma che stai facendo? – gli fa uno degli altri rimasti sull’uscio della porta.

Umbertino non curandosi del compagno allunga la manica del maglioncino fino al palmo della mano e inizia a strofinare sul vetro.
Sotto di esso è incorniciata la prima pagina di un giornale, L’Unità.
Gli occhi del ragazzino così iniziano a leggere veloci.
Prima la data del giornale 14 giugno 1984, poi il corsivo sottolineato: ” L’ultimo saluto dato a Enrico Berlignuer.”
A caratteri cubitali la scritta: “TUTTI”.
Sotto in stampatello grassetto: Eccezionale manifestazione di passione civile, questa forza essenziale per l’Italia e l’Europa.
Per ultimo gli occhi si soffermano sulla foto che occupa ciò che resta della pagina che immortala migliaia di persone presenti al funerale.
Finito di leggere Umbertino esce dalla piccola sala con un dubbio in testa e il volto corrucciato, dove l’aveva condotto quella pallonata? e sopratutto chi era Enrico Berlinguer?
Deciso a dare risposta a questa domanda saluta frettolosamente i compagni e fila dritto verso casa del nonno, sicuro di trovarlo sulla vecchia sedia di paglia a fumare il solito sigaro smezzato.

Gli altri invece, meno curiosi, ma sicuramente più scalmanati trafugano dagli scaffali alcuni dei vecchi libri impolverati e sistemandoli ai poli opposti del vicolo, uno sopra l’ altro, li utilizzano per creare i pali delle due porte e dare il via a una vera e propria partitella.
Colpiti più volte dal pallone i pali, o meglio i libri iniziano a sfracellarsi e a perdere le proprie pagine che iniziano a volare per strada finendo calpestate, sgualcite, annerite e strappate dal continuo moto degli scalmanati.

E’ così che sotto l’imprudenza, l’indifferenza, la noncuranza, la scelleratezza e l’ignoranza di questa gioventù, figlia di una società distratta e svogliata nell’apprendere le lezione che la storia le ha impartito fino ad ora, finiscono calpestate ed umiliate le lotte di Don Chisciotte contro i mulini a vento, Alessio Mainardi e il suo garofano rosso, la Latinoamericana che ci ha consegnato il “Che”, il principe Andrej e la guerra contro Napoleone, Don Abbondio e un matrimonio che “non s’ha da fare”, le Idi di Marzo di Cesare e tantissime altre pagine della storia e della letteratura italiana e straniera. Tutto questo senza la minima preoccupazione da parte di nessuno.

Con ogni probabilità in quel vicolo la partita è ancora in corso, e chissà quanto ancora durerà…
L’unica speranza è che qualcuno passi di lì, li fermi e gli faccia capire quanto è grave ciò che stanno facendo.
Magari proprio uno di voi…