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Sono passati ormai 5 mesi da quando abbiamo iniziato il viaggio e spingendoci fuori dal nostro porto sicuro abbiamo trascorso un periodo alla ricerca del dettaglio, a scavare dentro noi stessi e ad approfondire sensazioni, curiosità e idee.

Giugno è arrivato con una veste insolita quest’anno, un po’ più fredda, stiracchiata. Eppure, la voglia di partire è quella di ogni anno, quella sensazione febbrile di dover fare qualcosa di nuovo, diverso.

Cominciamo già a fantasticare sulle possibili mete estive e su tutto ciò che la stagione calda porta con sé.

Anche se per natura preferiamo progettare in grande, spingerci oltre e visitare luoghi nuovi che rientrino in quella famosa categoria del “Vorrei andarci da una vita”, qualche volta è consigliabile fermarsi a riflettere, ripensare il viaggio come fosse una riscoperta di chi siamo e magari tornare in quei luoghi che tante volte per noi hanno fatto la differenza.

Che sia casa o un posto che ci è rimasto nel cuore, o magari un luogo legato ad un ricordo vi consiglio di tornare lì anni dopo e respirare le sensazioni di un tempo con la maturità di oggi.

Andate letteralmente dove vi porta il cuore, dove la ragione non serve e rilassarsi equivale a vivere pienamente ogni istante.

Il mio posto è una meta obbligata, voluta, sentita.

Il luogo da cui parto ma in cui puntualmente ritorno, quello fatto di sorrisi familiari, abbracci sinceri, tramonti che commuovono e luoghi che ti fanno sempre trattenere il fiato.

Il mio viaggio di riscoperta, che mai delude, è sempre legato alla Sicilia quella terra che ogni giorno di più sento mia in un modo unico, intimo.

Ne ho parlato spesso in questi mesi dandovi degli assaggi legati alla mia terra e alle persone, agli scorci, ai ricordi e desideri che le appartengono.

Oggi la consiglio come meta, perché credo fortemente che avere la fortuna di vivere ciò che rappresenta non è qualcosa da dare per scontato.

Se vista al momento giusto e con occhi curiosi, magari accompagnati da chi è cresciuto in quei luoghi, ti regala una prospettiva diversa su tutto.

Non posso consigliarvi un luogo sugli altri perché la bellezza di questa terra non ha eguali.

È una bellezza fatta di silenzi, lunghi rituali, natura incontaminata e città affollate.

È la bellezza verace del mercato di Ballarò di Palermo, l’eleganza dei templi di Agrigento, la creatività delle saline di Trapani e la maestosità delle fortificazioni medievali di Erice; ma anche della magia dell’anfiteatro greco di Taormina e della forza bruta dell’Etna.

Una bellezza che proviene dalla storia e che con essa è cresciuta nel tempo. È l’intreccio tra la cultura araba con quella normanna, dello splendore greco e della cultura fenicia. La Sicilia è il mondo in piccolo con tutte le sue contraddizioni e i suoi contrasti, con la bontà d’animo e l’accoglienza migliori del mondo così come l’arroganza e l’inciviltà peggiori.

Regala spunti per dibattere, opportunità per sognare e libertà di scegliere chi si vuole essere; sta a noi poi vincere il dibattito, realizzare il sogno e costruire la vita.

Una volta arrivati qui abbandonatevi all’abbraccio del vento, alle carezze della salsedine e al bacio del sole; vivetela pienamente e accettatene l’essenza.

Spaziate con lo sguardo dal mare alla montagna, seguite la linea dell’orizzonte e capite in che modo il paesaggio cambi con rapidità estrema.

Non si può dire di avere vissuto appieno se non si è vista la regione d’Italia con più contraddizioni e problemi, ma anche con più ricchezza e coraggio. Isola martoriata negli anni, sfruttata, lasciata a sé e non capita ma ancora lì, colma del suo splendore e sempre pronta a risorgere.

Dopo averla vissuta, respirata, assaporata e ascoltata fermatevi un momento a riflettere su chi eravate prima del viaggio e su chi siete diventati al chiudersi del cerchio. Prendetevi un momento per voi stessi e, poco prima di ritornare alla vostra vita, andate a Catania e iniziate la vostra salita sull’Etna, non guardatevi mai indietro, continuate a salire e a riempirvi gli occhi del nero della lava, del grigio cupo del fumo che sale dai crateri e del verde dei pini marittimi disseminati lungo il fianco del vulcano.

Una volta in cima con il viso ancora rivolto al nero chiudete gli occhi, respirate a pieni polmoni e lasciate ogni problema in un angolo. Poi, voltatevi lentamente, sempre ad occhi chiusi, e quando sarete pronti a farvi strappare un pezzo di cuore apriteli senza esitare.

Il blu più profondo che abbiate mai visto si distenderà a perdita d’occhio e si sposerà con il nero delle rocce regalandovi un riassunto di tutto ciò che è Sicilia e di ogni contrasto in essa celato.

In quel momento capirete come si sente un siciliano lontano da casa, perché anche voi a quel punto sarete in parte figli della mia terra e leggendo queste parole le sentirete tre volte: nelle orecchie, nello stomaco e nel cuore.

“Io sono nato in Sicilia e lì l’uomo nasce isola nell’isola e rimane tale fino alla morte, anche vivendo lontano dall’aspra terra natìa circondata dal mare immenso e geloso.”
[Luigi Pirandello]


Lorenzo La Rosa