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La prima volta che sono arrivata a Napoli in autobus, l’impatto iniziale è stata la confusione, mischiata con l’urgenza di muoversi, camminare, affrettarsi verso la metro per giungere alla destinazione finale – l’air bnb prenotato. Non c’è stato tempo, all’inizio, per guardarsi intorno, per assimilare l’atmosfera.

L’assimilazione è iniziata nel momento in cui mi sono infilata nella prima stradina stretta, all’interno dei Quartieri Spagnoli. Motorini, urla, risate, anziani impegnati in conversazioni sull’uscio di casa. Edifici rovinati, in decadenza, eppure ancora pieni di fascino e di dignità. Come un’anziana matrona che non si è ancora arresa ai segni del tempo. È cosi che definirei Napoli stessa: affascinante e piena di dignità.

Quando cominci ad esplorarla, a calpestare le sue strade, tutti i pregiudizi, i sentiti dire, le remore che ti porti dentro crollano miseramente, di fronte all’incredibile città che ti trovi di fronte. Napoli ha un’anima che parla, e lo fa attraverso ogni elemento che la compone.

La sua bellezza non è data solo da segni prettamente estetici, è una bellezza che si esprime anche e soprattutto attraverso la sua decadenza, perchè è proprio grazie a lei che la città dimostra con orgoglio le sue cicatrici, e racconta le sue battaglie.

All’interno del Rione Sanità, nella via principale, c’è un mercato, il classico mercato di paese. La strada è stretta, lo spazio è poco, il caos è sovrano. Gli edifici che sovrastano la via sono imponenti, l’asfalto rovinato. Di fronte a tutto questo, esiste un’enoteca. È piccola, ha qualche tavolino fuori, ed è gestita da una signora, che ha un’incredibile offerta di vini. È molto cortese, consiglia il vino a suo parere migliore, e conversiamo del più e del meno. Dopo ciò, mi siedo nei tavolini fuori, il calice davanti, e osservo. Nel mezzo del caos più completo e della quotidianità più scontata, c’è questo piccolo angolo di pace, da cui osservare la vita brulicante davanti a te. L’ho trovato il modo più esaustivo per ciò di cui parlavo prima: fascino e dignità.

Da Mergellina, osservando il mare, puoi sentire la malinconia che permea Napoli, una malinconia dettata da anni di usurpazione e sfruttamenti, di guerre. Lo sfondo infinito dell’acqua e il Vesuvio che fa da protagonista, in lontananza, è il modo che ha la città di consolare i suoi abitanti, il suo modo per dire che nonostante i tempi difficili e i problemi tangibili, c’è sempre un lato di lei da guardare, quando tutto sembra troppo e la quotidianità fatta di lotte sembra essere diventata insostenibile.

Napoli accende i sensi e consola l’anima, in egual misura. Napoli è una signora che ti poggia sul suo petto e ti accarezza i capelli, e contemporaneamente ti offre del vino.