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In celebrazioni come il 25 aprile è sempre un arduo esercizio trovare parole adatte che non scadano nella convenzionalità o, addirittura, in un’esaltazione fine a se stessa che nulla stimola e tutto uniforma, fino alla banalizzazione.

È ormai fuori da ogni dubbio che il nostro Paese soffra di un’amnesia cronica che si declina in un meccanismo di rimozione di alcuni fra gli snodi storici fondamentali della sua storia. Questa disfunzione diventa ancor più evidente quando si parla di fascismo, Resistenza, antifascismo.

In un periodo storico in cui ci si ritrova nuovamente incagliati nella melma revisionista dell’anti-antifascismo dove «screditare la Resistenza, oggi come ieri, ha il significato di rivalutare il fascismo»[1], è nuovamente necessario, senza paura e con orgoglio, rivendicare che il fenomeno della Resistenza italiana al nazifascismo può e deve essere considerato un vero e proprio miracolo storico nel quale uomini e donne di differente estrazione sociale, politica e culturale hanno deciso di affratellarsi in una lotta armata e culturale che ancor’oggi segna il cammino delle comunità democratiche di tutto il mondo.

La Resistenza è stata esperienza di lacrime e sorrisi, sangue e vita, dolore e gioia. Esperienza di guerra e pratica di convivenza civile e giustizia. Esaltazione dello spirito di uguaglianza che, un Regime, quello fascista, per oltre vent’anni, sistematicamente e violentemente negò.

Illuminante, ieri come oggi, è la lezione di Norberto Bobbio:

«Non c’è documento partigiano che non rechi traccia della fede in questi tre ideali della pace tra le nazioni, della libertà personale, della giustizia sociale. Coloro che hanno partecipato alla Resistenza si riconoscono tra loro e si distinguono non solo dagli indifferenti per l’entusiasmo morale con cui hanno accettato di correre il rischio supremo per difendere valori ideali, ma si riconoscono tra loro e si distinguono dagli avversari per i valori che hanno difeso, cioè per la fede che essi hanno riposto nella interdipendenza e nella solidarietà dei tre valori della pace, della libertà e della giustizia  contro i mali della guerra, dell’oppressione e del privilegio. Qui bisogna cercare lo spirito della Resistenza. […]» 

Pace, Libertà, Giustizia.

Buon 25 aprile!

Ora e sempre, Resistenza!


[1] E. Manera, Nonostante tutto. Insegnare la Resistenza, tra didattica e uso pubblico della storia, in Historia magistra, rivista di storia critica, n. 20, 2016, pp. 79.