Tempo di lettura: 2 minuti

“Il buio oltre la siepe”, un romanzo tanto bello quanto famoso letto ormai un bel po’ di anni fa. Ma chiudiamo gli occhi e pensiamo al titolo. Una incognità aldilà di una barriera apparentemente innocua come un cespuglio naturale.

Da ormai un anno ci siamo abituati a vivere tra le nostre mura, immaginando nuove avventure oltre la finestra di camera nostra. Il nostro computer è il miracolo oltre umano che non solo ha significato una fonte di guadagno per i più fortunati, ma è diventato soprattutto un fedele compagno di noia.

E’ stato necessario e questo è innegabile, ma non posso talvolta evitare cattivi pensieri, che mi portano a chiedermi quale sia il buio che ci attende oltre questa siepe, si spera pian piano in via di estirpazione, chiamata Coronavirus.

Temo non sarà così facile tornare alla normale condivisione di se stessi con l’esterno. Il flusso del tempo è cambiato ormai e le nostre vulnerabilità sono state cullate da forzati isolamenti.

Mi dispiace scrivere con toni pesanti e negativi e non nego di aver avuto difficoltà nel partorire un nuovo testo. Tuttavia, ho provato a partire dalla base della mia rubrica, ossia il concetto di “Oblivion” nella società e per me personalmente.

Rifletto dunque oggi sull “Oblivion delle paure”.

Chi saremo noi tutti una volta usciti dalle nostre case? Queste caverne sono state gabbia e rifugio per un anno. Dentro di esse abbiamo riso e pianto, in un intensivo incontro con noi stessi. L’immobilità ci ha messi davanti a uno specchio in cui abbiamo potuto vedere ogni nostra fragilità amplificata.

E i bambini? Che hanno iniziato a conoscere il mondo attraverso la didattica a distanza? Gli anziani? Che spesso lo hanno visto scomparire attraverso le vetrate delle RSA. In questo periodo sono aumentati esponenzialmente i casi di vittime di ansia, attacchi di panico, addirittura suicidi. Questo articolo non vuole assolutamente prendere parti politiche o esprimersi a favore o contro il lockdown. Il mio intento è solo di accendere un focus su una tematica forse troppo spesso banalizzata; l’impatto emotivo di tutto questo.

Tutto ciò ha suoni retorici, lo so. Ma proprio non capisco cosa ci sarà dall’altra parte della siepe e si sa che l’ignoto spaventa sempre un po’.

Riprovate a chiudere gli occhi e a immaginare di nuovo quel buio oltre la siepe. Da un lato ci siete voi dentro casa, di mezzo la siepe covid/lockdown e oltre di essa il futuro. Cosa vi immaginate voi?

Io purtroppo, tante persone sole, ormai arrugginite nel condividersi e spaventate dall’ammetterlo.