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Non credo in Dio,
Anzi ci credo, ma a modo mio…

E già questo basterebbe per scatenare un dibattito infinito sul diritto di rivendicare o meno la soggettività della Fede.

Ma andiamo avanti.

Come vi dicevo non credo.
Non credo che ci sia una Fede giusta o sbagliata in termini assoluti, eccezion fatta per quella fondamentalista che non perdono, piuttosto una presa di coscienza più o meno ricercata.

Non credo che ci sia qualcuno di supremo che giudichi ogni nostra singola azione per poi indirizzarci all’Inferno, al Purgatorio o in Paradiso.
Credo che stia a me -a ciascuno di noi- decidere se comportarmi in un determinato modo: etico e rispettoso piuttosto che incivile e maleducato e non per questo pensare di ricevere in cambio automaticamente del bene, come fosse una sorta di premio/riconoscimento o del male, come fosse la giusta conseguenza/punizione.

In generale fare del bene mi fa sentire a posto con me stesso, giusto nel mondo e verso gli altri, per questo decido di comportarmi così stop.

Il più delle volte non credo in me stesso, figuriamoci credere in un’entità superiore che -per me- non esiste o peggio ancora di credere che tutte le persone siano pronte ad additarmi o mistificarmi perché sono o non sono un bravo ragazzo.

Prego?
Si, ma a modo mio…

Prego poco e quando lo faccio non é quasi mai in Chiesa, se non durante i funerali che, detto fra noi, ho sempre trovato romantici.
Quando penso al mio funerale me lo immagino stracolmo di persone a me care e non, che s’incontrano per ricordare i vecchi tempi, mica per piangere! Al mio funerale m’immagino il brusio che ero solito fare io.

Prego ma non prego Dio, prego le persone a me care che mi hanno lasciato per passare a “miglior vita”… che poi, sarà vero?! Lo scopriremo solo morendo ed é di quel viaggio di sola andata che ho sempre avuto paura tanto da tatuarmelo; si perché vorrei fargli visita ai miei cari, raccontargli cos’ho combinato in loro assenza anche se li sento vicino nonostante la distanza. Sapete quella sensazione d’essere osservati di nascosto da qualcuno? Bravi, proprio quella…

Ecco, se temo un giudizio quello é il loro e chissene di quelli che non mi conoscono!

Vale per i vivi.
Vale per i morti.

Vorrei incontrarli e dirgli:”avanti, come me la sono cavata nella vita?”, e magari dirgli:”cazzo ma non potevate aspettare ancora un attimo prima di lasciarmi?”, scatenando di sicuro i rimproveri dei miei anziani a mo di: “non si dicono le parolacce”, come fossi ancora il solito ragazzino.

Già adesso metaforicamente li incontro, andando a trovarli nei miei ricordi o al cimitero che per me resta il più sacro luogo di culto.

Se dovessi descrivere la malinconia con un odore beh, sarebbe senz’altro quello che si respira al cimitero: una danza tra le fiammelle dei ceri ardenti e il silenzioso profumo dei fiori, nei giardini che nessuno sa.

Lì non devo rendere conto alla Chiesa, lì non mi sento in dovere di entrare facendo il segno della croce, cosa che per l’appunto faccio unicamente per rispetto dei morti. Vivo l’andare al cimitero come fosse la nuova dimora dei miei cari defunti e di fronte alle loro foto vivo, piango e m’incazzo proprio come quando c’erano, allo stesso modo di quando andavo a casa loro o li sentivo per telefono.

Me le immagino tutte lì le anime, che se la raccontano su, che si fanno compagnia, che ci aspettano augurandoci -per il nostro bene- di raggiungerli il più tardi possibile.

Me le immagino senza età o meglio, me le immagino capaci di mostrarsi nei loro anni migliori, per sempre.

Me le immagino sedute sulle lapidi, in piedi appoggiate a qualche statua mentre ascoltano i miei pensieri, le mie confidenze, mentre vomito i casini aggrovigliati nella mia testa, mentre soffio via dai loro ricordi quella polvere di tristezza.

Credo che, seguitemi ancora per un attimo vi prego, chi bestemmia in fondo é colui che crede di più in assoluto.
Ovvio non mi riferisco alla bestemmia sprecata, a quella detta da un ragazzino per riempirsi la bocca e sentirsi figo tra i coetanei. Io parlo di quelle sentite, di quelle genuine diciamo…quelle che vengono dal cuore al pari delle preghiere.

Colui che bestemmia in fondo ci crede perché altrimenti come potrebbe mai, con coscienza intendo, rivolgersi a Dio e tirarlo in causa attribuendo a lui e solo a lui le colpe di qualcosa che invece, per milioni di cause terrene, non va?

Credo che la bestemmia in fondo non sia altro che un ultimo e disperato tentativo di farsi notare, di dirgli: ehi mi senti? Sto parlando proprio con te!

Per quel che mi riguarda c’ho addirittura studiato al cimitero, Diritto Privato 2 per la cronaca. Mi ci sono pure sdraiato al cimitero quando stavo a Edimburgo e si, bestemmio con quell’intento, quasi a chiedergli:

oh ma dove sei!?

Dove sei quando tutto va esattamente nel verso in cui non dovrebbe?

Ma credo anzi, sono consapevole d’essere grato per quello che ho e per quello che sono e mi sta bene che Dio, se esiste, non mi ascolti per dedicarsi a chi sta peggio di me.

Al cimitero, quando il sole tramonta e tinge tutto con le sue sfumature dell’arancio, penso che in fondo sia il modo che Dio s’é scelto per chiederci scusa, per dirci di portare pazienza ancora un po’.

In generale non ho paura di vedere un fantasma anzi, quella sarebbe la certezza che vado cercando: quella che mi farebbe capire in un solo eterno istante che non siamo tenuti a giocarcela tutta qui ma anche altrove; e quando il cimitero é aperto anche la sera e solo le luci delle candele e dei lampioni illuminano i visi sorridenti ritratti nelle foto, perché ricordatevi che solo i vivi piangono al cimitero!, mi auguro di vedere per un’istante la sagoma di mio zio passeggiare, l’ombra della mano di mia nonna toccarmi la spalla o di udire l’eco della risata di mia zia…

Un giorno, quel giorno vorrei essere cremato, vorrei che tutto quel poco che ancora serve di me venisse utilizzato.
Il resto lo immagino in un mucchietto di ceneri sepolte nella terra umida, dove tutto é cominciato…

                                                     Luca Contato