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Com’è che era?
“Ce la faremo!”
“Servirà da lezione!”
“Cambierà tutto!”
Questa è l’epoca dei motti e dei cori da stadio, plasmata senza dubbio dall’assenza di Politica, ormai ridotta a slogan e dialettica sterile.
E alla fine, che cosa resta?
Terminato il momento euforico del mantra ripetuto in coro, sincero ma breve, che cosa cambia?
Passati in rassegna i dati dei decessi, dei contagi, dei guariti, che cosa s’impara?
Sono trascorsi ormai sei lunghi mesi da quando il virus Covid-19 ha spezzato la monotonia delle vite, ordinarie o straordinarie che fossero.
Nel nostro Paese ha causato la morte di oltre 35mila persone (poco importa se morti per covid o aggravati per covid), causando inguaribili sofferenze per molte famiglie.
Il coronavirus è arrivato coperto dalla sottovalutazione mondiale e ha colpito indistintamente, a destra e a sinistra, a nord e a sud.
Tutti i Paesi si sono trovati a fare i conti con un nemico sconosciuto, invisibile e letale.
Nell’area nord-mediterranea, i sacrifici primaverili e la corsa ai ripari, rigidamente imposti, sembravano aver regalato un momento di respiro all’alba dell’estate, con un fermo dei contagi e un maggior numero di guariti.
Qui, s’inceppa il meccanismo.
Qui, la razionalità individuale (comunemente intesa come responsabilità), forzatamente orientata durante i mesi di trincea, cede il passo ai desideri della bella stagione, tra discoteche tonnare e negazionismi incredibili.
Non era la fine dell’incubo, o della guerra: era una tregua, raggiunta e conquistata con difficoltà crescente in un lockdown snervante.
Eppure, è bastato allentare il laccio delle possibilità per sciogliere le riserve sulla rinnovata fiducia nella specie, mal riposta.
Così, dopo la notte di mezza estate, l’impietosa crescita dei contagi e la polemica sui locali, da richiudere, contro la volontà di utenti e gestori. E mentre i soliti populisti puntano il dito contro i migranti, grandi imprenditori della movida si ritrovano positivi e in clinica, scatenando un effetto domino che niente ha a che fare con gli sbarchi.
Oltre oceano, negli USA gravemente colpiti dal covid-19, imperversa una nuova ondata di violenza razzista, che non ha trovato un freno nonostante la denuncia internazionale “Black lives matter” avvenuta dopo l’uccisione di George Floyd, ripresa e trasmessa ovunque, dimostrando per l’ennesima volta gli abusi di potere di alcuni membri della polizia americana, cui si aggiungono gli atti folli di civili armati, come recentemente accaduto in Wisconsin, proprio durante una manifestazione antirazzista per Jacob Blake, altro uomo di colore ferito da alcuni agenti.
A leggere la cronaca del Belpaese, non ce la passiamo meglio: il candidato sindaco di un comune del Lazio si dichiara “naziskin, omofobo, xenofobo, antidemocratico, anticostituzionale, anticomunista e antisemita”, cavalcando l’ondata di revanscismo fascista che impazza da diversi mesi, e in modo latente da molti anni, nel dibattito pubblico e soprattutto nel baratro dei social network.
Intanto, le organizzazioni criminali avanzano tra le macerie della crisi economica, approfittando di nuovi e vecchi coni d’ombra.
Sullo sfondo, dopo lo scandalo del bonus INPS richiesto da alcuni deputati e consiglieri regionali, ci attende un referendum costituzionale che metterà a dura la prova la rappresentanza – zoppa, non sempre all’altezza del compito, ma pur sempre necessaria in una Repubblica parlamentare – del nostro Paese.
Ci aspettano ancora tante sfide, dovremo essere pronti e preparati.

Ce la faremo? Non è ancora detto, e molti non ce l’hanno fatta. Che il Rispetto prevalga sul resto!
Servirà da lezione? A tutti, però. Non solo ad una parte.
Cambierà tutto? Fino ad ora, non è cambiato quasi niente.

Covid-19 ci ha ricordato un cosa: siamo tutti uguali davanti alla morte.
Ebbene, l’insegnamento è che siamo tutti uguali davanti alla vita.
Dovremmo lavorare -tutti e insieme- sotto questa unica insegna.