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Quando mi è stato chiesto di scrivere di una città o di un’isola mi sei venuta subito in mente, giacchè sei città ma a me sei sembrata una miriade di isole. Ci sono ricordi che leghiamo ai sapori, agli odori, alle canzoni. Ci sono ricordi che leghiamo ai volti, ai colori, alle emozioni. I miei ricordi con te li ho legati a migliaia di colori, a migliaia di volti, a migliaia di emozioni, quando per caso mi sono imbattuta nelle Gallerie dell’Accademia in una domenica di maggio, non così soleggiata come speravo, colta da un temporale implacabile. Mi ero incantata a fissare il panorama del Ponte di Rialto dall’archivolto sud del Canal Grande, quando le prime gocce hanno iniziato a bagnarmi la fronte, e in un attimo, prima che potessi tirare fuori l’ombrello, una cascata d’acqua si era abbattuta su di me. La detestavo. In quel momento avevo deciso di odiare quel pezzo di terra che galleggiava sull’acqua. In un istante avevo cancellato secoli di splendore della Serenissima solo perché un temporale aveva scombussolato i miei piani. Dopo aver decretato la fine della mia breve, seppur intensa, storia d’amore con la città, ero fermamente intenzionata a ripartire in direzione della terraferma. Prima che potessi rendermene conto mi ero persa tra le calli veneziane. Davanti a me un edificio bianco, bellissimo, abbracciato da colonne. Un totem all’ingresso informava che le Gallerie dell’Accademia ospitavano una mostra di alcune opere di Bosh, pittore fiammingo. Perché no, mi sono detta.

E’ stato amore a prima vista, quello per un telero di Vittore Carpaccio, mentre mi dava il benvenuto in una delle prime sale dell’Accademia. Era Miracolo della Croce a Rialto, e davanti a me, la stessa vista che mi aveva accompagnata fino a qualche minuto prima. Ma Venezia non era grigia e malinconica, come una donna che non sorride mai, ma brulicante di vita. Il cielo era di un azzurro intenso sopra il Palazzo a San Silvestro, su Canal Grande, e si tingeva di rosa all’altezza dell’orizzonte, proprio nel punto in cui baciava gli edifici sullo sfondo. Piccole figure colorate affollavano la riva sinistra, ma non erano turisti armati di polaroid, e le gondole si facevano strada verso il pontile per accompagnare eleganti dame. Davanti ai miei occhi il Miracolo a Rialto, e il miracolo dell’arte, mentre accennavo un sorriso e pensavo a quanto è strana la vita, ai suoi ritmi altalenanti, alla pioggia che fa odiare tutte le cose, anche la veduta più bella del mondo. Quello è rimasto il mio quadro preferito e Venezia, una storia da scrivere ancora, in un giorno di sole, magari.