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Cara lettrice, caro lettore
credo e spero tu abbia trovato pane per i tuoi denti, in questa rubrica!
E che i tuoi occhi si siano serenamente posati su queste finestre, scoprendo scorci nuovi, anche solo per qualche minuto.
Ti ho raccontato il mio sguardo sul mondo, senza pretesa alcuna, argomentando come meglio ho potuto, rifacendomi ai miei studi e alle mie conoscenze, oppure a fonti e firme più autorevoli di me.

Ora è tempo di bilanci.
Ho bisogno di ripercorrere con te la strada fatta fin qui – non poca.
Non sarà un addio, ma un arrivederci.

In queste pagine, tra queste imposte, si è letto e si legge lo sforzo di raccontare e interpretare porzioni di realtà.
La vita è stare alla finestra, scriveva Enzo Biagi.
Questa rubrica è nata poggiando uno sguardo disincantato fuori dalla finestra, sul mondo – mediterraneo, per TRaMe, blog di Educare alla Bellezza.
Il primo modo per educare ed educarsi alla bellezza è – credo io – essere curiosi.
La curiosità è quell’attitudine che spinge oltre, dove l’esperienza non basta.
È un bisogno innato, che motiva l’uomo a cercare, comprendere, o semplicemente vedere.
Thèa, appunto. La vista, in lingua greca.

Curioso, sono partito Tra le radici del Mediterraneo, chiedendomi:
da che cosa viene rapito lo sguardo di una donna che si affaccia dal suo balcone sul Molo Audace di Trieste?
Che cosa osserva un uomo che si affaccia alla finestra della sua camera sul Golfo di Napoli?
Che odori porta il mare che bagna Genova e che profumi si respirano sulle coste ioniche?
Sono molte le risposte a queste domande, ma è innegabile che il Mediterraneo sia fra esse un comune denominatore.

La vista, come la curiosità, sbatte talvolta contro Muri, che Jules Verne ci dice “furono inventati per offendere gli uomini di scienza”. A bordo del Nautilus dell’audace Capitano Nemo, l’autore ha regalato queste parole alla voce del Professore Pierre Aronnax, che lamenta la presenza di un muro di ghiaccio, nel circolo polare antartico, che impedisce l’avanzata del sottomarino e delle sue scoperte.
E quando il muro è nella testa, l’impresa è ancora più ardua!

Ma ho imparato che Sorrisi e Parole possono creare breccia eterna anche nelle barriere mentali più ostili: vere e proprie Formule vincenti, per un futuro migliore!
Per questo vanno difese e ricordate, condivise!
L’inerzia di una vita che prosegue o di una generazione che succede alla precedente, in un mondo (non) nuovo, non basteranno per ricordare l’insegnamento del sorriso di Bogodan, delle parole di Liliana, della Formula di Peppino.
Un rischio che non possiamo permetterci.
Il loro messaggio di bellezza deve diventare il nostro, o almeno  di tutti coloro che credono che ciò che non funziona possa riprendere a ingranare.
Di chi ha lasciato una porzione di incanto nel suo sguardo.
Di chi è consapevole delle difficoltà del presente, ma non si arrende per un futuro alternativo.
Sognatori, dici? Forse, ma lo sforzo di tramutare quelle idee astratte in realtà motiva e indirizza la vita.

Sognare non basta, ma è l’inizio.
“Dimmi che cosa ricordi, e capirò chi eri
Spiegami la tua idea di mondo, e capirò chi sei
Raccontami che cosa sogni, e capirò chi sarai”.

Non è mancata la critica a questo nostro strano Paese, che non riesce a riconoscersi unito nei suoi capisaldi, non ricorda la sua Storia e imbarazza la sua onestà intellettuale.
La sua gioventù non si rispecchia nel suo passato eppure commette gli stessi errori.
La catena dello sviluppo culturale si è inceppata e vanno approfondite le cause, prima che il futuro diventi arido presente.

E allora ti ho portato con me al Cinema, dove abbiamo scritto su pietra l’undicesimo comandamento, e in Teatro, dove abbiamo assistito alla potenza del riscatto e della rinascita: insomma, luoghi dove la cultura è fulcro nevralgico tra leve umane, e per questo imperfette, affrontate con sincerità disarmante (vero, Jojo?!).

Abbiamo affrontato il tema dei Porti aperti, abbiamo condotto indagini di Mercato, ci siamo interrogati sul valore della religione in un mondo secolarizzato e sempre più complesso, ancorandoci, ancora una volta, alle parole di un profeta in terra ingrata, non a caso “Beato”.

 Ti ho portato con me a spasso per il Mediterraneo, quando ancora si poteva, in alcuni miei viaggi.
Hai preferito l’ingranaggio triestino, la grande bellezza della Sicilia o la dicotomia tra acronimi opposti dell’isola croata di Pag? 


Abbiamo affrontato insieme la Quarantena da Covid 19, guardandoci allo specchio.
“È una quarantena di attesa
calma apparente
impotenza frustrante
e meccanismi di difesa”.
Questa pandemia ci ha ricordato un cosa: siamo tutti uguali davanti alla morte.
Ebbene, l’insegnamento è che siamo tutti uguali davanti alla vita.
Dovremmo lavorare -tutti e insieme- sotto questa unica insegna, oltre i motti cantati cavalcando l’onda emotiva.

Siamo passati anche da casa di alcuni amici: Caterina, Grazia, Daniele, Samir e Petra, in quel di Milano. Abbiamo assaporato la loro convivialità, seduti al tavolo della loro Cucina: un invito che non potevamo rifiutare!

Abbiamo aperto molte finestre, in questo percorso, e resto convinto di una cosa:
“il Mediterraneo è al tempo stesso destino e scelta, meta e fine, ricerca e viaggio, unione e diversità: nel rispetto di questa complessità, è una rete di sapori e di saperi che, riscoperta e tutelata, può riavvicinare popoli e generazioni.
[…] Così, una donna affacciata dal suo balcone sul Molo Audace di Trieste e un uomo affacciato alla finestra della sua camera sul Golfo di Napoli posano gli occhi su cose diverse ma incorniciate nella stessa atmosfera, mediterranea; gli odori del mare che bagna Genova e i profumi che si respirano sulle coste ioniche possono evocare ricordi e gusti diversi, ma sullo sfondo resta ben concreto, denso e liquido, il Mediterraneo”.

Arrivederci, cara lettrice e caro lettore.
Arrivederci, mia cara Thèa.

Collage di Cecilia D’Urso