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Onde. Una bimba osserva il mare sugli scogli appuntiti di piccole spine. Si arrampica con i suoi piedini ormai abituati ed esperti, scivola, indietreggia, ma poi arriva sul punto più alto. C’era vento. Tra le ciglia e i boccoli neri, i suoi occhi si aggrappavano alla bianca fine delle onde. Un solo movimento, ripetuto eternamente, un movimento che era insieme origine, esistenza e morte. Pensava “è un pericolo o una meraviglia?”. Intanto cresceva.

Diventando grande quella domanda le si presentava al cuore ogni volta che decideva di arrampicarsi su una sensazione, di indietreggiare nella confusione, di scivolare nei dubbi, di arrivare sul punto più alto di un sentimento. Non c’era più il vento, i suoi capelli erano ormai lunghi e gli occhi avevano già visto tanto. Eppure, in quel momento, chiudendoli, lei era piccola, inesperta, con i piedini sugli scogli e lo sguardo su quelle stesse onde, sul quel movimento che racchiude il Segreto.

Aveva paura. Pensava “ma se smetto di tremare non ci saranno più onde”.