Tempo di lettura: 3 minuti


Il mattino va al mercato
 
Il mattino va al mercato, cigolante e duro,
ammantato di platani e fragranza di caffè,
voci intrecciano nidi negli orecchi,
maniche scompaiono in ampi panieri.
Quante forche forcine e passi perduti,
quanto svolazzare, acqua quanta,
quanto, quanto, quanto di tutto
che si apre, sbadiglia, vomita, canta.
E lasciati i nostri letti lo seguiamo,
alcuni ancor bianchi del candore di lenzuola,
come favi di gioiose grida e aspettative,
ma pure chi, non più uomo, spettro ormai vola.
Miroslav Košuta

Voci, colori, profumi e sensazioni. Il mercato è innanzitutto questo: scambio; non solo di merci o denaro, ma anche e soprattutto scambio umano. La storia del mercato come piazza di scambio abbraccia tutto il mondo e in Italia abbiamo una vasta tradizione di mercati rionali, che ancora oggi sopravvivono all’invasione dei “non – luoghi” per dirla insieme all’antropologo francese Marc Augè. Come facciano ancora a resistere a questa invasione è per molti ancora un mistero, eppure è semplice da capire: il mercato ha da sempre rappresentato l’autenticità insieme all’idea di comunità e di aggregazione nello spazio pubblico – tipicamente la piazza. Il mercato si presenta da sempre come un contenitore di realtà prima ancora che come luogo di scambio di merci; in quanto tale però presenta delle caratteristiche che lo differenziano dagli altri luoghi (o forse sarebbe meglio dire forme) di commercio: in primis la cura del rapporto diretto tra chi vende e chi compra. Questo aspetto peraltro può dirsi immutato nella sostanza fin dalle origini del mercato di strada, lo scambio vero e proprio è innanzitutto umano e come tale si definisce attraverso i cinque sensi: la vista rimane incantata dai colori, le forme e la disposizione di cibo e tessuti, l’udito viene bombardato da suoni, voci che intrecciano nidi negli orecchi; l’olfatto deliziato da fragranze e odori e il gusto che lo accompagna non potrà sottrarsi a ogni tipo di assaggio. Ma è il tatto il vero protagonista del mercato perché è solo nello scambio autentico che il tatto entra in gioco: toccare i prodotti,  dare la mano, una pacca su una spalla, qualcuno che aiuta qualcun altro a caricare le borse della spesa. L’essenza dello scambio si configura nel tatto, nell’interazione reale. L’esperienza quotidiana della spesa è carica di gesti, azioni, interazioni che prevedono il contatto tra persone, contatto fisico e verbale che non può essere sostituito da nessuna offerta stampata e impersonale in un qualunque supermercato. Di questo fanno parte tutte le trattative, le richieste di sconto, i prodotti in regalo, non oggetti da vincere accumulando punti, ma cibo in più, in regalo. In questo si definisce l’autenticità del mercato, la sua concretezza, il mercato è un’istituzione viva dove avviene una reale integrazione fra culture anche grazie alla sua collocazione nel cuore dei quartieri di cui rispecchia tutte le tradizioni: si pensi al mercato della Vucciria di Palermo, alla Boqueria di Barcellona, il Pazar di Spalato,il Bazaar di Aleppo e tutti gli altri mercati del Mediterraneo che si costituiscono nel cuore della città. Questi e tutti gli altri mercati sono luoghi pregni di memoria e di coscienza popolare anche in ragione del loro essere situati nel cuore della città, o di un quartiere, di cui racchiudono tutte le tradizioni. Già nell’antichità, lo spazio ufficiale del mercato è al centro della piazza che ovviamente non fungeva solo da centro di commercio e di scambio, ma anche da centro per tutte le attività amministrative, politiche, sociali e religiose; con la nascita delle città ci viene donata l’immagine del mercato che ancora oggi vediamo ed esperiamo: banchi di merce posti in fila.  Un altro aspetto del mercato che lo caratterizza come luogo “simbolo” nella città e nei quartieri è quello di essere un luogo accogliente: al mercato c’è scambio linguistico, dialettale, si incontrano persone e si comprende molto della cultura (soprattutto culinaria) del posto; facile capire come i concetti di integrazione e di migrazione entrino in gioco quando si parla di una realtà così concreta, reale e popolare come il mercato. Ma non solo questo, durante il mercato la piazza diventa anche un luogo di rappresentazione per i personaggi che lo popolano: dai personaggi folcloristici della tradizione ai personaggi tipici del mercato come l’anziana signora, lo straniero, il pescivendolo, il fruttivendolo eccetera…Ognuno con le sue abitudini, la sua routine, le sue battute ma soprattutto con i suoi gesti, le sue azioni e le interazioni. Il mercato ci regala la realtà: lo scambio attraverso il tatto (ormai merce rara).