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Il Mediterraneo con l’economia sembra aver poco con cui spartire.
Il Mediterraneo è visto come luogo dei grandi classici, territorio di navali battaglie, confine di un continente in continua evoluzione.
L’economia è vista come disciplina vicina alle scienze “nobili”, usa la matematica, tratta la maggior parte delle proprie questioni utilizzando i numeri. Eppure, l’economia è molto vicina alle questioni politiche, morali, etiche.
L’economia è fatta di persone, necessita di discussioni, incontri, idee.
Il Mediterraneo, un emblematico esempio.
Il Mediterraneo rispecchia quell’economia nella quale donne e uomini si incontrano, si relazionano. Lo snodo per il complesso delle risorse che determinano la produzione, la distribuzione e, quindi, la ricchezza.
Il mare è sempre stato il luogo dove le civiltà prosperavano. Il simbolo della pesca, del commercio. Le città più antiche e più gloriose sono nate sul mare: Parthènope, Venezia, Palermo.

Il punto di incontro tra l’economia e il Mediterraneo è il porto.

Il porto in economia è sempre stato – ed è ancora oggi – di notevole importanza. Il trasporto marittimo, per mezzo di navi, è conveniente al punto da consentire che una merce prodotta dall’altra parte del mondo risulti comunque meno costosa di una prodotta con una filiera più corta. La navigazione è ancora il primo metodo con cui avvengono i trasporti.

Il Merchant Shipping, si evince da una ricerca sul sito dell’Istituto Italiano di Navigazione, è divenuto un settore rilevante per le dinamiche di evoluzione dell’economia globale.
Il Mediterraneo è un punto nevralgico nel mondo: circa 1,5 miliardi di tonnellate di merci, il 30% del petrolio mondiale e quasi il 75% delle altre risorse energetiche destinate all’Italia e agli altri Paesi europei che passano per il Mediterraneo, comprese quelle trasportate dai gasdotti sottomarini: nel concreto parliamo di circa il 20% dell’intero traffico marittimo mondiale.
Per l’Italia lo shipping è decisamente significativo, circa 35 miliardi di euro di Pil sono originati dalla componente industriale manifatturiera e terziaria del sistema marittimo nazionale.

Il contesto in cui si pone il Mare Nostrum vedrà accrescere in futuro l’importanza dei porti della parte meridionale del nostro Paese; basti pensare che il commercio marittimo nostrano è diventato centrale per l’economia non solo dell’Eurozona ma anche a livello internazionale. Numeri alla mano i primi otto porti nel Mediterraneo nel 2018 hanno mosso più di 21 milioni di container, registrando un aumento del 10% rispetto a 10 anni fa. Fra i primi in classifica troviamo il porto di Valencia, al secondo posto il Port Said, e al terzo gradino del podio il primo porto italiano: Gioia Tauro.

Economia non è solo questo. Economia è parlare di sviluppo.

Da un paper di SRM “Italian Maritime Economy” si evince che il Mediterraneo cresce.
Nel 2019, si riporta, saranno 118 le nuove mega portacontainer di dimensione 10-23mila TEU a solcare i mari, 47 nella fascia 18-23mila.
Lo scenario competitivo, in questo settore dei container va verso la direzione di porti che saranno in grado di accogliere navi di questa dimensione. È necessario allora parlare di economia e sviluppo.
L’economia dei porti deve essere continuamente monitorata, devono essere studiati e osservati i cambiamenti per essere sempre all’avanguardia, per meglio servire l’industria e per attirare investimenti che creino nuovi business e occupazione.

Siete ancora convinti che il Mediterraneo non abbia nulla da spartire con l’economia?