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Tutti coloro che mi seguono sul mio profilo Instagram sapranno quanto sono attiva su questo social. Trovo che se usato bene abbia contenuti molto interessanti. Però…perchè c’è sempre un però nella vita di una persona iperanalitica.

Dato il mio grande interesse verso la cucina e l’ecosostenibilità, seguo moltissimi canali che parlano di stile di vita vegano. A mio parere, penso sia una scelta consapevole e molto sostenibile, da ammirare e prendere come esempio. Tuttavia, di recente ho avuto la spiacevole esperienza di vedere tra queste pagine un nuovo triste vizio. Ho notato infatti che si è diffusa tra queste pagine la tendenza a giudicare negativamente gli onnivori e non solo, persino i vegetariani, definendoli dei “vegani a metà” o addirittura degli ipocriti. Ecco, non ci siamo.

Tutto ciò mi ha fatto pensare a quanto ogni battaglia portata avanti rischi a un certo punto di cadere nello stereotipo e stigma sociale del così definito “attivista perfett*”. Non si è mai infatti abbastanza femministi, abbastanza ecologisti, abbastanza coerenti. Il giudizio e la critica col dito puntato sono sempre dietro l’angolo, portando a uno sterile gatto che si morde la coda.

Non sono d’accordo con chi osanna la moderazione e definisce estremista chiunque faccia più di lui/lei, ma allo stesso tempo vedo come molto limitante e deprimente l’abitudine a passare sempre chiunque sotto i raggi X, quasi aspettando un loro piccolo cedimento per così poterci sentire superiori e poter criticare.

I diversi livelli di consapevolezza sono frutto non di maggiore o minore intelligenza, ma soprattutto di contesti culturali differenti in cui si è cresciuti. Credo che le vere rivoluzioni debbano porsi come principio fondante l’inclusione e la condivisione libera delle conoscenze, al fine di avvicinare le persone e non allontanarle.

Definirsi dentro un ideale è una delle forme di libertà e autodeterminazione più belle che esistano secondo me, ma cade il suo senso quando questo diventa una corsa alla presunta perfezione. Non esiste ideale con odio e giudizio e la perfezione è solo un luogo comune di una società della performance.