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Nella vita si riprende sempre a viaggiare. Prima o poi i passi tornano ad essere leggeri e le gambe intraprendono una nuova marcia su terreni alcune volte del tutto sconosciuti, altre già battuti in passato.

Non si è mai del tutto fermi, immobili, in un luogo per più lune.

Se non fisicamente il viaggio ricomincia a livello mentale, con la fantasia, e con la consapevolezza di chi ha capito che chi si ferma è davvero perduto.

Allora si cerca continuamente di aggiungere capitoli lunghi, complessi e ricchi di suspense ad una vita che si logora facilmente se non le si dedica un’attenzione costante.

Ci si può ritrovare improvvisamente persi all’interno di un caos fatto di voci, colori, suoni e via vai di gente.

Finiamo senza accorgercene tra corridoi stretti che, se visti dall’alto, disegnano un intarsio perfettamente geometrico che si estende fin dove occhio riesce a spingersi.

Una tela, un labirinto, un seducente rompicapo.

Diventiamo spesso, prigionieri volontari di un meccanismo in cui mostrarsi, mettersi in vendita. Un ingranaggio che lentamente, e con insistenza, si muove in una sola direzione.

Solo quando si capisce di far parte del gioco tutto diventa chiaro.

Siamo viaggi mai conclusi all’interno di un enorme mercato in cui intraprendere un percorso equivale a comprarsi una vita e giorno per giorno arredarne gli immensi spazi.

Ognuno di noi è un viaggio con destinazioni diverse, un viaggio in cui avvengono le più svariate contrattazioni per la vendita e l’acquisto di emozioni o certezze, un viaggio in cui si esplorano mete inaspettate.

Capita poi di incontrare destinazioni con sapori antichi, simili al mercato delle pulci ricco di storia, storie, oggetti vecchi, usati, privi magari di valore commerciale ma portatori di ricordi.

Più ci rifletto e più credo sia una metafora della vita.

Dopotutto cos’è la vita se non un viaggio in un enorme mercato?

Si passa spesso dal silenzio del mattino, fatto di gesti rituali, in cui i commercianti dispongono la merce sui banchi, alla tarda mattinata in cui la vita dopo essersi destata si muove con maggior vigore. Iniziano gli acquisti, i primi guadagni ma aumenta anche la stanchezza che culmina all’ora di pranzo quando il brusio s’è fatto vociare e la testa prima leggera è piena di sensazioni, emozioni e pensieri.

Passiamo poi al lento andirivieni pomeridiano che si trascina a fatica ma con la voglia latente del riposo serale. Con l’imbrunire il mercato si svuota, ci si appresta a chiudere bottega, il riposo tanto agognato durante il giorno è finalmente a portata di mano.

Si ritorna da dove si è partiti con la consapevolezza di un prossimo nuovo viaggio.  

Proprio come al mercato, si diventa con il tempo maestri di sguardi e si analizza con occhio clinico la vita di chi ci sta davanti.

Si impara a conoscere ciò che si cela dietro al sorriso, al pianto e alla timidezza. Diventiamo abili nello scovare prodotti pregiati e nel riconoscere un bluff fiutandone l’odore.

Ma per quanto i sensi possano essere affinati, la compravendita è comunque un’arte.

Saper comprare e più di ogni altra cosa sapersi vendere, è la chiave di volta per proseguire il viaggio, per andare avanti e incrementare gli scambi, i contatti.

Nel vendere si deve indurre qualcuno a volere ciò che proponi. È un meccanismo sottile, una manipolazione. È la vita nella sua forma più verace, selvaggia.

Il mercato è la vita che cerca di attenersi alle norme sociali pur palesando la sua natura.

È il luogo in cui devi riuscire a far emergere la tua voce tra le mille presenti.

Il mercato è la logica non del più forte ma del più furbo: è l’arte di nascondersi in piena vista e farsi scegliere d’istinto.

Il mercato lo ritrovi in ogni uomo o donna, perché tutti, indistintamente, desideriamo che qualcuno ci scelga fra tanti, trasformando la nostra proposta in un ricordo immortale.

Lorenzo La Rosa