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C’è una scorciatoia nelle piccole Dolomiti Lucane per arrivare da Castelmezzano a Pietrapertosa; bisogna solo indossare l’imbracatura, respirare a fondo e…lasciarsi trasportare; l’emozione è pazzesca mentre vieni lanciato a mezz’aria, non si può fare a meno di pensare di avere il privilegio delle creature alate sfrecciando a 110Km/h tra l’azzurro del cielo. Il volo dell’angelo è il punto di partenza del mio piccolo viaggio tra i panorami di una regione incredibile.

Scendendo verso il mare, mi dirigo in direzione di Aliano per andare a vedere la casa dove venne confinato lo scrittore, artista e pittore Carlo Levi durante il fascismo. Sulla strada sono obbligata a fermarmi più volte: uno spettacolo inaspettato si apre ad ogni passo sulla mia strada, un paesaggio lunare, silenzioso e misterioso spezza la monotonia dell’asfalto; i calanchi lucani regalano suggestione e colori indefiniti, ogni crepa della terra sembra dipinta e il silenzio che affiora da questa natura selvaggia e antica mi fa riflettere sulle origini del mondo, sulla meraviglia.

«Spalancai una porta-finestra, mi affacciai a un balcone, dalla pericolante ringhiera settecentesca di ferro e, venendo dall’ombra dell’interno, rimasi quasi accecato dall’improvviso biancore abbagliante. Sotto di me c’era il burrone; davanti, senza che nulla si frapponesse allo sguardo, l’infinita distesa delle argille aride, senza un segno di vita umana, ondulanti nel sole a perdita d’occhio, fin dove, lontanissime, parevano sciogliersi nel cielo bianco» Cristo si è fermato a Eboli, Carlo Levi

Il mio viaggio prosegue per questa regione ricca di tradizioni e misteri, elegante e contadina allo stesso tempo fino ad arrivare a Matera.

La prima impressione che ho, affacciata sui Sassi, è di essere davanti ad uno spettacolo originario, la città non si può nemmeno definire arroccata sulla roccia perché la città è la roccia. L’armonia con cui gli edifici e il tufo si mescolano mi fa pensare agli uni come la prosecuzione naturale dell’altro e il pensiero che sia così realmente, che una roccia sia una casa e la casa non sia altro che una tana, dà conferma all’impressione iniziale: mi sento come davanti allo spettacolo dell’origine.

Passeggio a caso tra i Sassi, il saliscendi scivoloso del tufo non mi lascia nemmeno il tempo di rimanere stupita, Matera ribalta ogni regola geometrica, non ci sono piani, non ci sono livelli, non esistono linee rette.

Sarà la suggestione del libro di Levi, ma una volta qui penso a quale cambiamento ha subito questo posto, da quando nel 1945 lo scrittore faceva conoscere all’intero Paese la civiltà contadina della Basilicata e, così facendo, traumatizzava l’Italia ponendo le basi del “risanamento” che da lì a pochi anni avrebbe coinvolto Matera e i suoi abitanti.

«..Arrivai ad una strada che da un solo lato era fiancheggiata da vecchie case e dall’altro costeggiava un precipizio. In quel precipizio è Matera… Di faccia c’era un monte pelato e brullo, di un brutto color grigiastro, senza segno di coltivazioni né un solo albero: soltanto terra e pietre battute dal sole. In fondo… un torrentaccio, la Gravina, con poca acqua sporca ed impaludata tra i sassi del greto… La forma di quel burrone era strana: come quella di due mezzi imbuti affiancati, separati da un piccolo sperone e riuniti in basso da un apice comune, dove si vedeva, di lassù, una chiesa bianca: S.Maria de Idris, che pareva ficcata nella terra. Questi coni rovesciati, questi imbuti si chiamano Sassi, Sasso Caveoso e Sasso Barisano. Hanno la forma con cui a scuola immaginavo l’inferno di Dante… La stradetta strettissima passava sui tetti delle case, se quelle così si possono chiamare. Sono grotte scavate nella parete di argilla indurita del burrone… Le strade sono insieme pavimenti per chi esce dalle abitazioni di sopra e tetti per quelli di sotto… Le porte erano aperte per il caldo, Io guardavo passando: e vedevo l’interno delle grottesche non prendono altra luce ed aria se non dalla porta. Alcune non hanno neppure quella: si entra dall’alto, attraverso botole e scalette» Cristo si è fermato a Eboli, Carlo Levi

Oggi i Sassi non sono più quella vergogna d’Italia di cui parlava Togliatti, ma un luogo magico e incantevole dove il mistero e la natura regalano paesaggi ed emozioni uniche.

Mi siedo a bere qualcosa, il sole inizia a calare e le case, le rocce e le strade si tingono di rosa, le luci si accendono e il paesaggio circostante si prepara per i colori della notte. Tutto sembra avvolto da una pace senza tempo e, di nuovo, mi accorgo di non riuscire a provare qualcosa di diverso dalla sensazione iniziale: Matera è primitiva, senza tempo, ancestrale. Mi sento a casa.