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Il riverbero di per sé è un’altalena, un rimbalzo dell’onda sonora, che sbattendo contro un ostacolo, per i principi della riflessione, dà vita a questo meraviglioso fenomeno acustico.

Il riverbero a molla poi, è quel dispositivo che permette al segnale dell’onda sonora di entrare in una spirale metallica, la cosiddetta molla e in seguito, grazie a dei trasduttori e roba difficile, venire ricacciato nel circuito di amplificazione.

Tutto questo giro comporta la formazione di un particolare tipo di riverbero, estremamente caldo in termini sinestetici, che ha fatto la storia della musica.

Sì, perché il riverbero crea quella terza dimensione che affascina, che colloca il suono in una spazialità nuova, che ci fa capire che dall’altra parte c’è qualcosa, che il nostro orecchio in qualche modo è in grado di udire, è capace di percepire. Il riverbero permette alle note di non fermarsi dove sono costrette a fermarsi, ma di rimbalzare oltre, di prolungarsi come se in qualche modo avessero ancora qualcosa da dire. Le note, così come le parole; perché se ci penso bene, la testa è abile a traslitterare semanticamente e in termini totalmente metaforici ciò che in natura, nella fisica, esiste realmente.

Tornando indietro, lo Spring Reverb (all’americana) è un effetto che personalmente adoro e come me, una miriade di straordinari musicisti che lo hanno utilizzato, un effetto che fa parte della storia della musica e che, per questo, per me fa parte anche dell’arte che rimane. 

Il riverbero quindi è un effetto d’ambiente, che crea qualcosa intorno a noi, è il taglio della tela di Fontana. 

Sempre il riverbero però ha un piccolo, ma irreversibile problema; uno dei parametri che ci permette di gestirlo è il decay, il decadimento, il modo in cui l’onda sonora va, via via, scemando e il tempo in cui lo fa. Capite che, più il decay è lungo, più i nostri suoni, le nostre note e tutto ciò, che tramite i trasduttori, attraversa la molla, ci metterà di più, molto di più a scomparire. 

Una volta che delle nostre parole, si impossessa il riverbero, queste andranno avanti, verranno riflesse, sempre di più, anche più volte. Nell’ottica della postmodernità poi, questa riflessione è continua e incontrollata; la spirale metallica è più complessa, psichedelica. Ecco che le parole che diciamo e molte volte digitiamo, entrano inevitabilmente nelle molle del riverbero e non terminano mai. Vale allora forse, la pena, concentrarci davvero prima di parlare, su ciò che stiamo per dire, in modo tale che, non solo non dovremo pentircene in seguito, ma eviteremo anche di fare del male ad altre persone, eviteremo che la riflessione del riverbero non faccia sbattere le nostre stronzate sull’animo degli altri.

Alla prossima amici, vi si vuole bene!

Fotografia di David Bartus