Tempo di lettura: 1 minuti

Vicoli della mia città. Percorsi già fatti mille volte. Conosco tutti i colori dei portoni a memoria, i nomi e cognomi un po’ sbiaditi dal sole sui campanelli: alcuni mi fanno sorridere. I fiori sui balconi, i loro colori e i loro profumi che mi riempiono delicatamente le narici.

Marciapiedi che costeggiano il mare, i miei preferiti. Sono infiniti, a volte desolati a volte ricolmi di passi che non conosco…specie in estate quando la gente arriva qui per godersi quel poco di benessere passeggero che durante l’anno perdono nella frenetica routine. Staccano dalla realtà e si rifugiano qui dove il sole splende più o meno ogni giorno dimenticando per un po’, solo per un po’, di avere dei doveri: lo si capisce dai loro visi rilassati e sorridenti.

Alle volte cerco di rendermi sconosciuta ai miei posti e cerco di sorprendermi delle cose che conosco già come le mie tasche. Probabilmente assumo un’aria sognante o forse divento un mistero agli occhi di chi mi conosce.

Continuo a camminare e a respirare.

C’è qualcosa di misteriosamente rassicurante nel camminare su percorsi già conosciuti, già visti e già vissuti, è come se non fossi solo ma accompagnato dal luogo stesso.

Quel posto lo conosci, è tuo, è il tuo luogo, casa tua, è la tua città, sono i tuoi profumi, è la tua gente.

Tutto, inconsciamente, parla di te e la consapevolezza di appartenergli mette i brividi: una pelle d’oca di amore ma anche di tristezza; amore perché quando ritorni nel tuo luogo, respiri la pace, la tua libertà, il tuo angolino di isola felice.

Tristezza perché sei dovuto andar via, perché per quanto bello e rassicurante, il tuo luogo non ti offre la vita che hai sempre desiderato in cui tutto quello che chiedevi non era che un lavoro.

E allora abbassi la testa quando la consapevolezza di ciò raggiunge il cervello e quindi sei lì a preparare nuovamente le valigie per lasciare la tua piccola perla, troppo poco valorizzata, nel mezzo del Mediterraneo.