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Ho sempre amato le metafore, meravigliose porte verso spaziosissimi mondi nascosti e non facilmente raggiungibili. Non siete d’accordo? Vi spiego! Qualche giorno fa, presa dalla malinconia che caratterizza la mia vita molto spesso, ho deciso di prendermi una pausa dalla vita frenetica e sono scappata fuori città. Ho preso un zainetto, il libro sul comodino che ogni sera mi aiuta ad abbandonarmi tra le braccia di Morfeo, delle cuffie collegate ad un vecchio iPod, le chiavi della mia auto e sono uscita. Tutto ciò che reputavo essenziale era nella mia borsa, tutto ciò che, al contrario, poteva creare una connessione con la mia routine frenetica l’avevo escluso senza troppi problemi.Avete presente quel preciso momento in cui vorreste essere invisibile? Quel momento in cui vorreste che nessuno facesse affidamento sulla vostra persona, almeno una volta, una-sola-e-sana-egoistica-volta, anche solo per un giorno, anche solo per un attimo, ecco quello giorno ne avevo bisogno e l’ho fatto: Sono diventata invisibile! Mi era venuta un’insensata voglia di benessere, avevo bisogno di un luogo che mi facesse dimenticare la paura, la noia, la malinconia, le preoccupazioni, il malessere. Avevo bisogno di un luogo che mi rigenerasse. Ecco allora che, quasi senza riflettere, mi sono ritrovata su una strada piena di palme e fiori.Alle sei del pomeriggio il sole era ad ovest, la sua luce non era più pungente come quando a mezzogiorno picchia in testa come un enorme fiamma selvaggia, ma piacevolmente luminosa di quella luce rilassante tipica delle 18:00. Sono scesa dalla macchina e ho iniziato a camminare. Mi stavo rilassando, mi stavo divertendo… da sola, egoista e sola. Non sono mai stata egoista, ho sempre pensato agli altri ma quel giorno no, quel giorno volevo capire cosa si provasse a pensare e preoccuparsi un po’ per se stessi. Il profumo dei fiori, l’ombra dolcissima delle palme mi hanno aiutata a dissolvermi, ad allontanare la mente a portarla da un’altra parte come una preghiera fa con la mente di un fervido credente. Eccola! La prima metafora!Poi, girando lo sguardo, lui… il mare. In quel momento ho ricordato il mio amore per le metafore e la capacità di far spaziare la testa. Così, tutto ad un tratto, la distesa di acqua azzurra era il mio altare verso cui la mia anima provava una profonda riconoscenza. Quel luogo, quel sole, la mi mente sgombra da ogni nuvola come il cielo terso sopra la mia testa… formavano il mio luogo di culto personale. Quel giorno ho capito che il mare è sempre stato questo per me: un luogo in cui rifugiarmi come la Chiesa fa con un fedele a mani giunte di fronte l’altare.Trovate il vostro luogo di culto metaforico e spaziate con la mente ché a volte fa bene estraniarsi un po’. Quella giorno rimasi lì, fino a che non si è fece sera, con le mani giunte, coerente con le mie sensazioni quasi sacre, a pregare che quel benessere non mi abbandonasse più. Avete capito ora?