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Il mercato è un ordigno innescato

un circuito completo

è la grande invenzione è l’atomica dei più potenti

è una competizione tra le più disumane

senza pietà per il massacro dei perdenti.”

Giorgio Gaber  

Un uomo sistema con cura la frutta sui bancali da esposizione, cantando fiero alcune rime a squarciagola. Un secondo uomo osserva il mondo dall’alto appollaiato ad un davanzale, chiedendosi se ne valga la pena di  andare avanti.

Una donna scruta con attenzione scientifica le cuciture di un pantalone di lino bianco, sperando che un difetto ne abbassi il prezzo. Un’altra donna osserva la vetrina di un negozio di Corso Montenapoleone, è attratta da un pantalone di lino bianco.

Il mercato è il luogo dove la domanda incontra l’offerta. In parole povere, dove il pantalone incontra la donna.

Il mercato fa girare l’economia, che fa girare il mondo, che gira su se stesso e gira attorno al sole. Il sole, dalla sua, nutre gli alberi che danno vita ai frutti, che quell’uomo di prima sistemava con cura sul bancale.

Pare che il mercato, a sua volta, sia mosso da una mano che nessuno può vedere e che ne addomestica i capricci. I capricci del  mercato sono simili a quelli di un bimbo assonnato, ma quando cade si fanno male in milioni ( tra i tanti l’uomo sul davanzale).

L’intera umanità, o la sua maggiore parte, infatti, vive sottomessa alle regole irregolari di un sistema astratto. Questo è il motivo per cui un saggio, una volta, lo definì un’arma mortale. Non per l’uomo che sistemava la frutta, né per le donne invaghite del pantalone di lino. Il mercato non è un pericolo singolare, non una pistola, bensì un’atomica.

Il pericolo da lui derivante è cresciuto insieme all’evoluzione della società. Scambio dopo scambio, raccolto dopo raccolto, l’indispensabilità di questo luogo, prima fisico, poi astratto, è diventata sempre più stringente.

Il mercato è dove tutto ciò che caratterizza la società contemporanea accade, e senza il quale nulla sarebbe come lo come lo conosciamo. Sarebbe tutto più stabile se quella mano non fosse invisibile, se ogni tanto ci desse una dritta, alzasse un pollice in segno di approvazione. Se facesse dondolare l’indice a destra e sinistra per mostrare disappunto, o indicasse da che parte il prossimo pericolo si sta avvicinando.

Purtroppo per noi, però, la mano continuerà ad essere invisibile e il mercato ad essere un bimbo capriccioso. Un bimbo che gioca con il bottone di lancio di un’arma nucleare.