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Buoni propositi per il 2021: non cominciare il nuovo anno con un post di sfogo.

Questo è uno strano Paese.
Non riesce a riconoscersi unito nei suoi capisaldi.
Non ricorda la sua Storia e imbarazza la sua onestà intellettuale.
La sua gioventù non si rispecchia nel suo passato eppure commette gli stessi errori.
La catena dello sviluppo culturale si è inceppata e vanno approfondite le cause, prima che il futuro diventi arido presente.

È così che le feste nazionali diventano derby astorici, che dividono su variabili inesatte, infangando la memoria, che si fa oblio.
È così che la rappresentanza si serve in modo strumentale di motti e slogan approssimativi.
E così, l’arena politica si trasforma in stadio; il popolo si fa ultras e tifoseria.
E così, cambiano (alcuni, non tutti per fortuna) i riferimenti culturali, perni della democrazia.

Generalizzare è sempre un processo limitante, questo è vero.
Sono le persone e le loro interpretazioni dei ruoli a fare la differenza.
Ma in questi anni è riscontrabile un trend negativo, continuo, che racconta di una società più ignorante, più superficiale, più indifferente.
E questo 2020 di coronavirus lo conferma.
Come può agire concretamente per migliorare se stessa una comunità che non conosce, non comprende, né si preoccupa di farlo?

Gli insegnamenti e gli esempi sui cui dovrebbe modellarsi la società del domani vengono puntualmente distorti, semplificati, minimizzati.
Persino rifiutati, in certi casi.
Le regole del complicato gioco di società a cui partecipiamo vengono continuamente boicottate, scombussolando l’equilibrio tra ordine e disordine.
Si confonde ciò che è giusto con ciò che è permesso, ingratamente.
E si assottiglia il confine di ciò che è sbagliato, ciclicamente.

Questo è uno strano paese.
Digita molto, legge poco, studia meno.
Ascolta con la pancia, reagisce d’istinto, parla male, scrive peggio (sulla tastiera di un computer).
Difende l’indifendibile, non rifiuta apertamente i valori devianti, non vive di cultura, eppure ne ha da vendere.
Il riscatto pieno e all’ unisono di libertà, legalità, solidarietà è il primo passo verso quella rivoluzione culturale che ricorderebbe a questo strano paese il potenziale che è sopito dentro sé.

Questo è uno strano paese, e a me sarebbe convenuto scrivere un altro testo. Raccontando la bellezza e la forza della componente culturale dello Stivale, delineando la mappa dei luoghi in cui si è fatta la sua Storia, evidenziando il suo ruolo di protagonista nel Mediterraneo.
Lascio questo piacevole lavoro di riscoperta ad un altro momento.
Preferisco ora cominciare da un altro punto di vista, più tortuoso, più impervio, più urgente.
Perché la cultura è una cosa seria e indica i valori di una società, i suoi mutamenti, i suoi orientamenti, i suoi obiettivi.
Verso quale futuro stiamo andando?

Abbiamo appena terminato un anno all’insegna della guerra contro il virus, e neanche in questo caso siamo stati capaci di lottare uniti dalla stessa parte. O meglio, nello stesso schieramento.
Si è formata un’altra zona grigia, più o meno ampia, fatta di negazionismi, fomentata da bufale ascientifiche e incistita sul concetto di mors tua, vita mea.
Com’è che era? “Ne usciremo migliori”.
In questa materia, la classe è rimandata.
Come i buoni propositi, tutti gli anni.

Buon 2021 e per il resto…”io*speriamo che me la cavo”.

*quel singolare va inteso come un plurale maiestatis, meglio specificarlo!

AnnaRosa, con la sua magnifica illustrazione, ci ricorda da dove si comincia a invertire la rotta, covid permettendo.