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Il titolo di questo testo non nasce come una dedica (anche se la mia cara nonna la meriterebbe eccome), il suo titolo è, invece, una definizione.

La cucina di mia nonna è il cibo mediterraneo.

I colori, gli odori, i profumi e i rumori, tutto in quella stanza trasmette (o meglio trasmetteva) il senso di sacralità che il cibo merita nella vita di ognuno.

Mangiare è il primo dei bisogni umani, eppure il cibo è il primo bene che viene dato per scontato. Quasi sempre. In Sicilia no.

Quello che i siciliani hanno con il cibo è un rapporto così forte da poter essere trattato come una dipendenza. Lo stesso rapporto è anche la prova che non tutte le dipendenze vengono per nuocere.

La cura con la quale la matriarca progetta minuziosamente il pasto successivo è degna di essere riconosciuta come un’occupazione a tempo pieno. Per non parlare delle feste comandate, in quel caso si tratta di puro project management.

Ogni giorno a colazione, quando il resto del mondo fissa assonnato la tazzina del caffè, nella cucina delle donne siciliane si parla di cosa si mangerà a pranzo. Ad ogni pranzo, mentre gli altri seguono il telegiornale, lì si parla di cosa cucinare per cena. Tutte le sere a cena, beh, ci si lamenta delle ore trascorse a cucinare durante la giornata.

Non si mangia per vivere, si vive per mangiare.

È una routine che imprigiona da centinaia di anni migliaia di persone. Ma, attenzione, non è ossessione, è amore puro.

Cucinare per i propri cari è la più alta dimostrazione di affetto di cui al sud si è capaci. Saprai di essere amato finché qualcuna ti chiederà se hai mangiato.

Beato il viaggiatore che al rientro di un viaggio (non importa quanto lungo o lontano) abbia ad aspettarlo una donna siciliana (il mio piatto del ritorno è la lasagna, uno dei rimedi alla malinconia del rientro).

La dieta mediterranea, finita da qualche anno tra i patrimoni UNESCO, non può essere ordinata in delivery. O meglio, si può, ma le sue qualità non potranno mai essere del tutto trasmesse.

La longevità dei siciliani non nasce dal cibo, ma dal ritrovo della propria famiglia attorno al tavolo della cucina. È la condivisione di quei piatti preparati con cura, studiati con amore, ad allungare la vita.

Ma il siciliano, orgoglioso per natura, non ti pregherà mai di sederti al tavolo con lui, di raccontare la tua giornata. Lui ti inviterà a mangiare quel delizioso manicaretto sapendo che quell’esca gli potrà assicurare una vita più lunga e felice.

La cucina di nonna ormai ha chiuso i battenti, ma chi come me, ne conserva il ricordo, sente il dovere di farne sopravvivere il profumo di vita per sdebitarsi di quegli anni in più che ci ha regalato.