Tempo di lettura: 2 minuti

Il turchese infinito si perde nella sfumatura trasparente e delicata dell’acqua, che si rimescola in un turbinio di onde pacate ma decise. Il sole riscalda ogni superficie raggiungibile, i pesci guizzano in un acquarello sfocato.

Sono a Cefalù, è appena maggio ma la temperatura è già estiva. La spiaggia pullula di turisti e lavoratori in pausa, venuti per una rapida nuotata. La spiaggia fa una curva, l’altra punta è raggiungibile camminando nell’acqua bassa.

Chiudo gli occhi, cambio colore.

Rosso. Il tramonto che vedo dalla mia stanza. Dalla porzione di cielo visibile dalla mia finestra, posso vedere tutte le sfumature, tutte le variopinte lame di sole: carminio, cremisi, porpora. È aprile, sono a Siena, e osservo un’altra giornata scivolare via. Una brezza leggera scuote l’albero di fianco a casa, e tutto sembra raccolto in un silenzio contemplativo.

Verde. Una collina si distende dolcemente, l’erba di un colore acceso e sano, gioioso. Una croce si staglia di fronte, completamente ricoperta di coccinelle, sono ovunque, ricoprono persino il ferro battuto. Ricordo che ci rotolammo in quel prato verde, l’aria profumava di primavera, era la mia prima vacanza in campeggio.

Bianco. Osservo il finestrino, e compaiono i primi fiocchi di neve. La velocità dell’autobus non gli permette di depositarsi, così l’unica cosa che riesco a vedere sono puntini bianchi e agitati, quasi come se tanti insetti stessero cercando di penetrare attraverso il vetro. Riesco a vedere i profili degli alberi, il mare alla mia destra è una macchia scura e indistinta.

Apro gli occhi.

Sono di fronte a una miriade di barattoli, ognuno di un colore diverso, ognuno evoca una diversa immagine.

Sono solo una delle tante meraviglie esposte nel souk di Marrakech, uno dei mercati più rumoroso, affollato e gremito di vita in cui io sia mai stata.

Di fianco a me sono esposte mucchi ordinati di spezie, ognuna emana il suo odore, ora deciso, ora più tenue. All’altro lato si possono ammirare pouf in pelle, lampade minuziosamente decorate, borse, gioielli, tappeti.

In ogni bancarella viene offerto tè alla menta, si osservano contrattazioni che possono durare anche parecchi minuti.

Il mercato forma dei veri e propri sali scendi, percorsi formati dalle bancarelle stesse, dai teli esposti, da passatoie posizionate strategicamente. I commercianti ti offrono le loro merci in quattro lingue diverse, orgogliosi della loro dimestichezza linguistica.

Quando penso al mercato, penso al souk. Luogo di commercio, ma anche di meraviglie. Di piccoli tesori da scoprire con fatica, stradine dalla quale, una volta usciti, non saprete assolutamente rientrare. Un’enorme piazza al centro di esso, talmente pieno di vita e di rumore da impedirti di pensare. Gli occhi impiegano tempo ad abituarsi ad una tale diversità di colore, di consistenza, di umanità. Persino il cielo sembra di un colore differente, ricoperto com’è dai riccioli di fumo che provengono dalla piazza.

Ma quando cala il sole, la sfumatura che salta all’occhio è decisamente l’indaco.