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Si dice spesso che a distinguerci dagli animali siano ragione, parola e intelligenza sociale ma credo che gran parte del nostro essere unici su questo pianeta sia legato al ricordo, alla memoria delle gesta passate e al libero fluire del pensiero.

Distinguersi, essere qualcosa in più implica una scelta.

La vera differenza non è tra animali ed esseri umani, ma tra coloro che scelgono un cammino di scoperta, cultura, riflessione e continuo mettersi in discussione e coloro che si crogiolano nella noncuranza del mondo esterno, nell’inconsapevolezza di ciò che accade ad un palmo di distanza, nell’ignoranza non del non sapere ma del non voler sapere.

Il distinguo si ha, quindi, tra chi spinge la curiosità al limite massimo e chi si accontenta di vivere ciò che è raggiungibile con lo sguardo e con il minimo sforzo.

Non basta recarsi in musei, biblioteche, città d’arte, teatri, mostre e presentazioni di libri per essere partecipi di ciò che definiamo cultura; tutto ciò non è abbastanza se non lo si vive in maniera introspettiva. Non c’è luogo in cui si possa apprendere la cultura in maniera univoca, perché cultura è anche elasticità di pensiero, rispetto dell’ambiente, comprensione del diverso, analisi critica della società attuale.

Se avete pensato fino ad oggi di stare costruendo il vostro futuro e la vostra cultura sulla base di ciò che avete potuto studiare e osservare direttamente, dal mio punto di vista, state sbagliando tutto. Quella è solo una parte del mosaico, un frammento della visione d’insieme.

Parlate di più con chi vi sta accanto, chiedete in maniera più mirata, chirurgica, siate curiosi anche verso ciò che in apparenza vi sembra banale.

I luoghi della cultura sono molteplici e si presentano a noi nelle forme più svariate, possiamo trovarli in un libro lasciato a prendere polvere su uno scaffale, in una ceramica che abbiamo a casa, nel rimprovero di qualcuno a noi vicino, nel nostro piatto preferito o in qualcosa che non avevamo mai assaggiato prima.

La Cultura è presente in ogni cosa che fa parte della nostra vita; è un mosaico dai tasselli infiniti, un puzzle che cerca continuamente l’incastro perfetto.

Ma se dovessi fermare nel tempo il momento in cui ho percepito un contatto diretto con ciò che per me è cultura, conoscenza o ad ogni modo intelligenza sociale, sicuramente il ricordo sarebbe legato ad una figura importante nella mia vita.

Lo definirei un līmĕn, un confine ma soprattutto un legame tra due mondi. Una figura capace di conciliare la conoscenza della tradizione con il mondo in continuo mutamento.

Viene da questa “soglia” la mia idea di Cultura come di un campo che necessita di cure continue per potere essere florido, rigoglioso. Serve il giusto equilibrio per produrre frutti degni. Possono essere rovinose sia le piogge torrenziali dopo lunghi periodi di siccità, che pochissima acqua anche se fornita con costanza.

La costruzione di ciò che ci definirà per tutta la vita richiede dedizione, è un’arte che va affinata nel tempo. Farsi una cultura equivale a guardare attraverso un prisma e percepire in maniera nitida le varie facce, le possibili soluzioni e i retroscena che ancora non ci sono chiari o non sono stati svelati del tutto.

Fra tutti i possibili luoghi di cultura che incontreremo nel corso della vita ce n’è uno in cui dobbiamo obbligatoriamente tornare, o meglio, in cui è consigliabile tornare il più frequentemente possibile: noi stessi.

Siamo un tempio in continua costruzione, una biblioteca in allestimento.

In noi non si erigono colonne bensì valori, non si catalogano libri ma si costruiscono ricordi. Sono queste le cose che nel tempo acquisiscono importanza ed è qui che andrebbe canalizzata la nostra attenzione.

Il viaggio non finisce mai, non si smette mai d’imparare e la curiosità nel conoscere è l’unico strumento che non deve venir meno.

Una volta compiuta la scelta inizia il percorso attraverso i luoghi che ci ha donato nel tempo la Cultura condivisa ma che comunque alla fine del giorno ci riporta a casa, lì dove con pazienza, passione e dedizione vanno riordinati i reperti, i ricordi e le conoscenze acquisite.

Lorenzo La Rosa