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Nella mia testa c’erano un milione di cose, stamattina, mentre indaffarata e piuttosto di fretta percorrevo il corso principale della città trafficata in cui da poco mi sono trasferita per lavoro. Il mio passo era svelto, piuttosto agitato, come se qualcuno mi stesse correndo dietro.Giuro che la sensazione che provo ogni volta che cammino da sola per strada è questa: qualcuno che da un momento all’altro potrebbe colpirmi alle spalle lasciandomi inerme e incapace di reagire.Sisi, lo so, sono piuttosto ansiosa ma cosa posso farci? Ormai mi si è radicata questa idea, come un albero mette radici nella terra e come fai a sradicarlo? Ci vuole forza e convinzione.Comunque dicevo, nella mi testa c’erano un milione di cose: il lavoro nuovo appunto, le preoccupazioni legate ad esso, i miei sbalzi di umore perenni e che ultimamente sono aumentati, le bollette da pagare… il tutto contribuiva a darmi un aspetto decisamente distratto, intrepido e ansioso. Ad un tratto un profumo che, allargate le narici, ho respirato a fondo fino a farmelo arrivare quasi al cervello. Mossa astuta: in un secondo i miei pensieri da ansia erano spariti, come nebbia al sole. Era un profumo familiare, di cucina, forse sugo. O forse polpette al sugo!!! Mi sono fermata a riflettere, ho smesso di camminare quasi senza accorgermene.Quell’odore mi ha riportata in un’altra dimensione: una me piccola, seduta sul divano di casa della nonna, in cucina… di domenica. Giuro, è stato come se fossi lì. La nonna rivolta ai fornelli, io con gli occhi grandi e innamorati di lei che la osservano mentre, con amore, prepara il pranzo della domenica, quello che ci vede riuniti tutti insieme in quella piccola stanza condita da fornelli e profumi di casa. 

– Che prepari nonna?

– Amore di nonna, oggi polpette ché so che ti piacciono tanto!

 -Nonna, quanto mi rendi felice! Non vedo l’ora di assaggiarle.

Il pranzo della domenica è un rito, la cucina diventa un’altare, tutto è sacro. Quella stanza è magica di suo, a prescindere dal giorno della settimana che ci vede lì seduti. È in grado di fermare il tempo, i ritmi frenetici della vita. Quella stanza è in grado di raccogliere le vite di tutti. È in grado di regalare il dono magico e sacro del raccontarsi la giornata appena trascorsa. La cucina è il tempio della casa.Mi ci rifugio quando i languorini notturni fanno capolino durante la notte. Mi ci rifugio quando ho voglia di intimità di casa, un’intimità strana fatta di persone, le mie persone… i miei cari che sono tutti lì a fare due chiacchiere e a raccontarsi di come il lavoro sia stancante, difficile ma nobile. 

La cucina come quella della nonna non esiste più. Da quando non ci sei, nonna, quella cucina ha un altro aspetto e il profumo delle polpette non è più lo stesso. Mi manca vederti lì intenta a prepararci quella felicità che si prova gustando i piatti buoni e preparati da mani amorevoli ed anche se ero piccola, io non l’ho dimenticato quel profumo. Non ho dimenticato te.

Sì, quest’odore è proprio quello lì. Ritorno in me, in questa mattinata affollata e veloce.Riprendo a camminare, un po’ meno agitata, un po’ più nostalgica, ma tanto fortunata per aver vissuto quei momenti che ho appena ricordato e che mai lascerò andare.