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L’odore di gelsomini è il più vivido tra i ricordi della mia infanzia. Nonostante trascorressi in quella terra arida e spinosa solo i mesi estivi, ogni volta che un gelsomino fiorisce vengo catapultata di fronte la porta della casa estiva dei miei nonni materni. Le ginocchia sbucciate, i miei cugini che girano intorno alla casa con le loro piccole biciclette, e quella macchinina gialla, quanto gliela invidiavo.

La cultura è un sistema di saperi, opinioni, credenze, costumi e comportamenti che caratterizzano un gruppo umano particolare; un’eredità storica che nel suo insieme definisce i rapporti all’interno di quel gruppo sociale e quelli con il mondo esterno.

Ci sono accordi di chitarra che appartengono a quel luogo. Non ho molti ricordi di quando ero bambina, ma i Pooh mi portano in un angolo del salotto, in piedi, alla sinistra di mio padre, mentre Battiato ci dipinge in cerchio sulle sedie a sdraio, quelle sotto il pino più grande, le cui pigne, nei giorni ventosi, ci giocavano brutti scherzi. Nonno raccontava di fatti accaduti prima della nostra esistenza, di quella vicina che ci veniva a rubare l’uva di notte, e di quel tale che sposò la figlia di Caio, e di Sempronio che non la prese benissimo. Zio, nel frattempo, giocava con le corde della sua chitarra acustica.

La cultura è come un bagaglio che iniziamo a preparare prima ancora di conoscere la meta del viaggio. E’ il corredo che cominci ad accumulare per lo sposalizio della figlia femmina, ancora in fasce. La cultura è tutto ciò che lungo il percorso raccogliamo e conserviamo nelle tasche della memoria, anche senza accorgercene.

Lo zucchero a velo mi riporta ai Venerdì della mia adolescenza. La Signora Pina, che si prendeva cura di noi una volta a settimana, ci preparava i biscotti e io dovevo guardarla, per imparare a fare tutto ciò che una donna deve saper fare. Conosco la ricetta a memoria, l’ho guardata fare quei biscotti decine di volte, ma non l’ho mai riprodotta, sono troppo femminista per cedere, e non amo la marmellata di fichi. Ma non c’è bustina di zucchero a velo che non mi faccia tornare in mente lei, con il suo sguardo serio e materno, che pesava scientificamente (ad occhio) gli ingredienti.

La cultura sono odori, suoni, gusti, gesti. La cultura è ciò che abbiamo in noi, anche se ci è stato imposto, fa parte del nostro io, anche se non ne facciamo buon uso. La cultura è in ogni luogo che sia capace di trasmetterci un pezzettino del nostro bagaglio.

Noi, cittadini del Mediterraneo, siamo molto fortunati. Non c’è casa attorno al cui focolare non ci sia una cultura da assorbire. Non c’è città le cui vie non sappiano trasmettere insegnamenti del passato. Non c’è profumo che non ci trasmetta un sapere ancestrale. Non c’è sapore che non ci ricordi le nostre origini, la nostra cultura.

Il Mediterraneo è un luogo di cultura e, noi, non possiamo che ambire a conoscerne ogni dettaglio per riempire appieno il nostro bagaglio.