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In occasione della settimana dedicata al ciclo mestruale, ho deciso di concentrarmi sui risvolti psico-sessuologici che quest’ultimo ha sulla persona.

I cambiamenti che avvengono nel corpo femminile tra un ciclo mestruale e l’altro sono numerosissimi e sono scanditi dalle variazioni dei livelli ormonali, che cambiano a seconda del periodo del ciclo. Questi, infatti, “guidano” la persona attraverso diverse fasi del mese e modificano le sue reazioni agli stimoli sia sessuali che psicologici.

In particolare, i livelli ormonali che cambiano durante il ciclo mestruale influiscono in molteplici modi sulle diverse fasi del ciclo della risposta sessuale. Innanzitutto, sono in grado di far variare il desiderio sessuale in modo del tutto naturale ed è, quindi, perfettamente normale che in diversi momenti del mese si sperimentino diversi livelli di libido.

Diversi livelli ormonali portano a modificazioni dell’eccitazione, che si nota a livello vaginale grazie alla comparsa della lubrificazione. Anche in questo caso, è del tutto naturale che la lubrificazione possa variare in diversi momenti del mese.

Anche l’orgasmo può essere influenzato dal ciclo mestruale: ci sono alcune persone che riescono a raggiungerlo più facilmente durante le mestruazioni, altre che invece riscontrano una maggiore fatica.

Il ciclo mestruale, quindi, accompagna la persona ogni mese e con risvolti del tutto unici per ognuna.

Alcune volte, però, accade che il ciclo mestruale abbia dei risvolti particolarmente negativi sulla persona, ad esempio nel caso in cui il sanguinamento sia troppo copioso (menorragia), oppure porti a provare dolori mestruali particolarmente intensi (dismenorrea). Provare un dolore insopportabile durante le mestruazioni non è normale: in questo caso, sarebbe bene effettuare delle visite specialistiche per comprendere cosa non va.

Ho voluto raccontarvi la storia di V., che ringrazio di cuore. Ha vissuto una menorragia che ha dato inizio ad un calvario e ad anni in cui il dolore mestruale la faceva da padrone. È importantissimo ascoltare ciò che accade al proprio corpo, quando il ciclo mestruale da amico si trasforma in nemico.

“Questa storia inizia 16 anni fa, quando avevo 12 anni e il mio utero ha sanguinato per la prima volta. Mi hanno detto che era normale, che succede a più del 50% della popolazione mondiale. Solo che a me non sembrava così normale: la mestruazione durava dai 7 ai 9 giorni, veniva ogni 24 giorni e mi pareva di perdere ben più degli 80 ml di sangue fissati come tetto massimo per un ciclo “abbondante”, dato che usavo solo assorbenti da notte e li riempivo ogni due ore. A 16 anni ho chiesto aiuto alla ginecologa del consultorio, che mi ha liquidato con esami del ferro, analisi genetiche e una pillola X. Ho provato a spiegarle che non avevo rapporti con uomini ma lei, oltre ad alludere al fatto che un domani li avrei voluti (evviva l’eteronormatività!), mi ha incoraggiato: la pillola avrebbe sistemato tutto.

Dopo un anno e parecchi sfoghi di acne e dolori allo stomaco, però, niente era cambiato. E allora è arrivata un’altra pillola. È iniziato il terribile prurito alla pelle, l’urina densa, il mal di testa, il calo dell’umore, e intanto ogni mese mi dissanguavo come prima. L’emoglobina è scesa a 10, e così il ferro. “Colpa della dieta, vedi cosa succede a mangiare poca carne?” dicevano. “Si sistemerà da sé” dicevano. “Sei così giovane”. 

20 anni, altri due ginecologi, la terza pillola e poi una quarta. Fogli su fogli di esami, fiale di acido tranexamico, crampi lancinanti alla pancia, capogiri e febbricola; ho perso giorni di scuola e di lavoro. 

24 anni. Una nuova pillola, solo progestinico, che “le interromperà il ciclo”. Seh. Ho sanguinato tutti i santi giorni in comode rate, per un intero anno di fila. Mi hanno imbottito di integratori di ferro e ho seguito un’alimentazione che più bilanciata non si può, così l’emoglobina è risalita. E per loro il problema era risolto. Poco contava che non potessi sgarrare un attimo e che spendessi una fortuna in integratori per mantenere una salute precaria, che non potessi fare una vacanza di un mese perché dovevo incastrarla tra ciclo e ciclo. 

Ho consultato ginecologi famosi e speso un sacco di soldi in ecografie, isteroscopia, biopsia, esame istologico, esami per cancro ed endometriosi, test ormonali, tiroide… mi hanno scandagliato da cima a fondo. Tutto “ok”. E hanno cominciato a insinuare che, siccome la medicina non aveva una risposta, allora io stavo esagerando o mentendo. Ho iniziato a parlare di chirurgia, e mi hanno riso in faccia. “Lei è giovane, in età FERTILE. Non possiamo toccarla”. A nulla valeva spiegare che sono asessuale, non ho un partner, non voglio figli, e se un domani ne vorrò esistono altri metodi che portarli per forza nel mio utero. E che per Giove, la mia salute veniva prima di ipotetici figli che non desideravo. Ma niente. Solo porte in faccia. 

Sono arrivati i 28 anni. Il secondo svenimento, dopo una mestruazione durata 14 giorni. Questa cosa vi sembrerà splatter, ma dato che usavo la coppetta mestruale da qualche anno, per disperazione ho raccolto il sangue e l’ho messo in un barattolo graduato per misurarlo. 180 millilitri. Reali, visibili, che non potevano essere frutto dell’esagerazione o dell’ansia.

E allora ho preso in mano la situazione e ho praticamente pregato in ginocchio un ginecologo di una clinica lombarda perché intervenisse chirurgicamente, con un intervento che all’estero fanno senza problemi, l’ablazione endometriale. Si tratta di rimuovere il sottile strato di tessuto interno all’utero, dura un quarto d’ora e si fa in day hospital. Un quarto d’ora contro 16 anni di agonia. 

Ovviamente, mi hanno fatto presente che ero giovane, e folle, ed egoista. Che un domani me ne sarei pentita, che forse il mio uomo avrebbe voluto figli (ma quale uomo, e poi sarebbe un problema mio? Per inciso, se nasci con un utero si dà per scontato che 1) tu ti senta automaticamente donna 2) tu voglia fare sesso con uomini 3) tu debba avere figli, in particolare per compiacere i desideri del partner e della società). 

Ma stavolta ho preteso che mi si ascoltasse e ho riconquistato il diritto sul mio corpo e sulla mia salute. Ho eseguito finalmente l’operazione due settimane fa e sto vivendo la mia prima mestruazione praticamente senza sangue e senza dolore! 

E non mi vergogno a dire che sto versando qualche lacrima, per la rabbia nello scrivere di tutto questo dolore inutile, per la felicità che provo nell’aver ottenuto quella che sembra una soluzione, e per le persone che stanno lottando per i propri diritti in un ambulatorio medico. Sappiate che non siete sole.” 

Sappiate che non siete sole.”