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Lo sciopero della fame che mobilita il sogno di una democrazia reale

Il 31 marzo Alexsej Navalny, incarcerato nella colonia penale di Pokrovskaya IK-2, inizia uno sciopero della fame per protestare contro le sue condizioni di detenzione.

A gennaio l’attivista era tornato in Russia da Berlino, a seguito di un periodo di riabilitazione in un ospedale tedesco, dopo essere sopravvissuto al tentativo di avvelenamento orchestrato dal Cremlino nell’agosto 2020. Appena atterrato nella capitale, Navalny è stato arrestato e condannato a tre anni e mezzo di carcere.

Da allora, il politico e attivista democratico sconta la sua pena in quello che lui stesso ha definito “un campo di concentramento”, in cui gli sono state impedite visite da parte del suo staff medico ed è stato privato di cure farmacologiche adeguate.

Il suo stato di salute ha preoccupato prima il suo avvocato, Olga Mikhailova, che ha dichiarato più volte di temere per la vita del suo assistito, e poi la moglie, Yulia Navalnya, che ha continuato a scrivere appelli diretti a Vladimir Putin sulla sua pagina Instagram, in cui esigeva il rilascio immediato del marito dal carcere e rivelava il vero motivo della sua incarcerazione: timore da parte del Presidente russo di una competizione politica che avrebbe potuto minacciare la sua sopravvivenza al governo.  La donna aveva scritto sul suo profilo social: “Ciò che sta accadendo ora è una vendetta personale attraverso giustizia sommaria”.

L’incarcerazione del leader dissidente, i messaggi di denuncia via social e le ultime indiscrezioni sulle sue condizioni di salute hanno indotto i suoi sostenitori a organizzare proteste per il 21 aprile, subito dopo il discorso alla nazione del presidente. “E’ tempo di agire, qui non si tratta solo della libertà di Navalny, ma della sua vita“, scriveva una settimana fa in un post su Facebook Leonid Volkov, leader di Russia del Futuro dopo l’arresto di Navalny.

Le manifestazioni non sono state autorizzate dal governo e per questo, quando la popolazione russa è scesa in piazza mercoledì 21 aprile le forze dell’ordine sono intervenute facendo arrestare i manifestanti.  Secondo Ong Ovd-Info, i fermi registrati sarebbero stati almeno 1.921 in tutte le 101 città in cui sono avvenute le proteste.

Tramite i suoi avvocati, Navalny ha dichiarato di provare “orgoglio e speranza” per il futuro della Russia. A seguito delle proteste scoppiate nel paese, ha scritto un messaggio rivolto ai suoi sostenitori tramite un post su Instagram: “Io sono uno di voi, l’uomo onesto che non tace di fronte all’ingiustizia e all’illegalità”.

Il nostro Paese sta scivolando nell’oscurità e nel prospero ventunesimo secolo la popolazione della Russia, ricca di risorse, diventa ogni anno più povera. Ma ci sono persone che scendono in strada. Voi non avete paura, nonostante tutta la rabbia e l’odio, che ora viene dal Cremlino. Avere paura ora è perdere, vendere e sperperare il loro futuro. Ieri eravate con me ma oggi mi sdraierò sulla branda e mi immaginerà di camminare con voi e per voi”.

Giovedì 23 aprile Navalny ha infine dichiarato che metterà fine allo sciopero della fame ma che continuerà a chiedere di essere visitato dai suoi medici di fiducia. L’oppositore politico di Putin ha inoltre ringraziato tutti coloro che per solidarietà erano entrati in sciopero al suo fianco. “Grazie per l’enorme aiuto di tanta gente per bene. Grazie, ma non voglio che altri stiano male e soffrano per me. Abbiamo comunque raggiunto un grande risultato”.

Intanto, mentre Mosca minimizzava sullo stato del principale oppositore al regime, gli USA, che già avevano inviato sanzioni contro la Russia in collaborazione con l’UE, avvertivano che ci sarebbero state conseguenze qualora Navalny fosse deceduto. La democrazia non può rischiare di arrivare – ancora – troppo tardi.

Credit: Getty images