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Quando un italiano viene al mondo, tra le tante, due cose in particolare lo investiranno senza che lui ne sia consapevole: la prima, un debito pubblico di circa trentaduemila Euro, una sorta di “Bancarotta Statale”, così l’ha definita il giornalista Antonio Caprarica; la seconda, una quota di stereotipo nazionale.

Ognuno di noi si trova prima o poi a dover fare i conti con quella parte di stereotipi che, dalla nascita, ci sono stati affibbiati. L’analisi di questa causa-effetto é interessante perché al momento della nostra nascita, veniamo etichettati, soprattutto in base alla provenienza geografica, con luoghi comuni che però hanno radici nel passato, che sono figli di altre persone, di atteggiamenti lontani, talvolta irreali che, ai nati da un secondo, non dovrebbero tappartenere.

E invece no, per la legge non scritta che: “Una mela non cade mai lontana dall’albero”, anche noi, lucide mele, subiremo le piccole o grandi conseguenze di quel sentito dire radicato, alimentandone la diceria o smentendola nel quotidiano delle nostre vite, non riuscendo comunque a cancellarla. Perché smentire é diverso da cancellare.

Se c’è un posto che il mio cervello associa, più di altri, ai luoghi comuni beh, quello é lo stadio. 

Lo stadio inteso non come campo di gioco, lo stadio inteso come ciò che circonda lo sport per intenderci e che troppo spesso sport non è. Parlo di stadio ma dico palazzetto, arena, gradinata, spalti, palestra, sedute, pista, tribuna, curva.

Luoghi che vengono fraintesi, luoghi all’interno dei quali troppo spesso si da sfogo alla violenza, all’odio piuttosto che all’incitamento sportivo, alla fede e al supporto. Mi spaventano il luoghi reali che assomigliano sempre più ai luoghi comuni perché significa che la parola si sta trasformando in pietra. Oscar Wilde diceva: “Nella vita moderna, un luogo comune affratella il mondo intero”. 

Perché questo parallelismo sportivo dite? Beh perché quelle che vi propongo sono sfide tra i luoghi comuni e questo Blog é l’arena che li ospita. Queste sfide termineranno con dei vinti e dei vincitori. La cosa bella però é che questi risultati non saranno oggettivi, bensì soggettivi. Ognuno di voi eleggerà in cuor suo il miglior luogo comune letto o sentito e allo stesso modo decreterà il peggiore, quello più ingiusto, quello più inventato e così via.

La sfida oggi é tra due regioni importanti: la Campania e la seconda delle cinque regioni a Statuto Speciale che, dopo la Valle d’Aosta, tratteremo ossia il Trentino Alto Adige. Buon divertimento:

  1. I trentini sono tutti orsi;
  2. I trentini parlano tedesco meglio dell’Italiano;
  3. In Trentino fa sempre freddo;
  4. I trentini sanno solo sciare, raccogliere le mele e tagliar la legna;
  5. I trentini sono tutti ricchi.

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  • In Campania: “voglia di lavorare, saltami addosso!”;
  • Si ma, non fare il napoletano. Ci siamo capiti?;
  • In Campania c’è sempre il sole e si fa il bagno sei mesi l’anno;
  • I campani sono tutti Camorristi;
  • La Campania: a munnezza, i neo-melodici e la gente senza casco.

Che ne pensate di questi luoghi comuni? Troppo veri? Troppo severi? Rendono giustizia alle due regioni o come troppo spesso accade le sminuiscono? 

8 regioni sono state finora citate. 4 del Sud e 4 del Nord. Più in generale, che pensiero vi siete fatti al riguardo? Sono meglio i luoghi comuni del Nord o quelli del Sud?

A voi qualsiasi tipo di giudizio.

Buona lettura, figli dello stivale Mediterraneo.

P.S. Tornando per un solo istante allo sport, ho volutamente evitato di inserire un luogo comune calcistico tra quelli campani perché é riduttivo definirlo solo campano e perché non é poi così tanto un luogo comune:

il miglior numero 10 della storia del calcio sarà per sempre

Diego Armando Maradona. 

Riposa in pace Pibe de Oro (30/10/1960 – 25/11/2020)