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L’aria che tirava sul ponte di coperta era calda e carica di bollicine di schiuma infrantesi sotto lo scafo. Leggere come i fiocchi di neve. A poppa la scia segnava la distanza tra Garibaldi e la Sicilia. Silenzioso la fissò per qualche istante. Fu uno sguardo intenso, di quelli che sanno condensare i pensieri. Sospirando prese il suo inseparabile taccuino, tiepido per il battito del suo cuore. Rilesse quello che in quei giorni siciliani aveva avuto modo di annotare: dai picciotti a Talya, dai boss a Calatafimi, da Bronte a Matarocco. Tutto aveva finalmente più senso. Si compiacque di ciò e di quello che avrebbe potuto raccontare a Dio. I suoi occhi cominciarono a cavalcare le onde più scure, come abili fantini che gareggianti all’ippodromo. <<Ippodromo…Già>>, fatal paronomasia* che gli suscitò un ricordo misterioso. L’altra parola? La scrisse veloce tra le sue pagine: Ippolito; per poi richiuderle rapidamente. Per non farle urlare. L’eroe si fece cupo. Capì a chi avrebbe voluto far visita al suo prossimo sonno.

Fissava l’abisso quando si rese conto che anche l’abisso lo stava fissando. La sua giacca rossa non bastava a ripararlo dal vento e dai suoi nodi freschi. Decise dunque di recarsi sottocoperta. Seguendo le indicazioni raggiunse il bar. S’appollaiò in cima a uno sgabello e coi gomiti sul bancone chiese da bere: <<Giovane, qualcosa di forte per un vecchio pensieroso>>.

Più il bicchiere si fa piccolo, più il contenuto graffia la gola. Ma non era quello il giorno in cui Garibaldi avrebbe tenuto il conto delle bevute. Complice l’alcol e la sua scarsa dimestichezza con le banconote trovate nel portafogli di Povia, il barista lestofante cominciò a restituire resti che andavano ben oltre lo strozzinaggio. Avrebbe presto sperperato tutti i “suoi” averi se in suo aiuto non fosse intervenuto un signore:

<<Il non rubare é una gran virtù in Sicilia, dove principe e imbroglione sono un tutt’uno**>>, rivolgendosi il distinto signore al barista. Aveva un timbro di voce così squillante quell’uomo.

<<Quelle che ha recitato non sono parole sue. Lo sa?>>.

<<Lo so, ma le faranno riavere indietro il denaro che quel barista le sta furbescamente sottraendo a ogni sua ordinazione!>>, battendo il pugno sul bancone per attirare l’attenzione del picciotto.

<<Disgraziato! Ridammi il mio denaro>>, recuperando la somma.

<<La ringrazio. Posso offrirle da bere?>>.

<<Volentieri!>>.

<<Non si tormenti, non é di certo il primo in giacca rossa incapace di gestire il denaro e gli imbroglioni. Piacere Alessandro, Alessandro Barbero***>>.

Non servì chiedere all’uomo a chi facesse riferimento. La citazione storica fu precisa e tagliente.

<<Cosa mi suggerisce di fare?>>.

<<Affidi la gestione dei suoi averi a una persona di fiducia, a un Nievo per intenderci. Ma non lo scelga troppo intelligente se ha qualcosa da nascondere…>>, ammiccando.

Più parlava e più quell’uomo dimostrava una conoscenza storica di livello.

<<Lei é uno dal naso sui libri?>>.

<<I miei occhialetti lo dimostrano, non trova?>>, alludendo a una vista consumata tra le righe.

<<Non solo, mi creda>>.

<<Lei però, signore in giacca rossa dal viso a me noto che non si é ancora voluto presentare, conosce altrettanto bene quella storia. O sbaglio?>>.

<<Non si sbaglia. Piacere, Borel, ma può chiamarmi…>>.

<<…Giuseppe>>, battendolo sul tempo. S’erano capiti.

L’uomo rimase composto. 

<<Se saprà rispondere a questa mia domanda interloquirò con lei come non ho fatto con alcuno in questo mio recente peregrinare>>.

<<Chieda pure>>.

<<Visto che l’ha già più volte nominata questa mia giacca rossa, mi dica, dove nacque quella ch’indossai un secolo e mezzo fa?>>.

<<Pensavo peggio! In Sud America. Recuperando della stoffa che veniva utilizzata per i camici dei macellai. Grezza, resistente e rossa, rossa come il sangue. Sbaglio?>>.

<<Non sbaglia. E sia! Le basti sapere che questo mio viaggio é una concessione di Dio, per permettermi di capire dove e cosa sbagliai allora>>.

Nemmeno questa rivelazione turbò l’accademico che invece ci tenne a sottolineare la curiosa bizzarria: <<Chi l’avrebbe mai detto! Lei, fervido anticlericale. Lei che avrebbe mosso guerra allo Stato Pontificio, nuovamente sulla Terra per grazia divina>>.

<<Già!>>, ridendo composti mentre brindavano al loro surreale incontro.

<<Dove sta andando?>>, chiese l’Eroe al colto.

<<A Napoli, mi sto muovendo per lavoro. Conferenze storiche>>.

<<Mi auguro che ci arrivi! In questo mare pare che chi sappia troppo non sia ben visto!>>.

<<Arguta osservazione. In questo senso amico mio, mi duole dirle che non abbiamo fatto tesoro del passato. Per certi versi e in certi ambiti, sapere é ancora un problema****>>.

<<Me ne sono reso conto durante questo mio ultimo viaggio>>.

<<Sa come viene ricordato l’affondamento dell’Ercole*****? Come la prima strage di Stato nella storia dell’Italia post-unitaria>>.

<<Con sommo dispiacere lo apprendo adesso>>.

<<Mi perdoni, ognuno deve prendersi le sue responsabilità!>>, redarguendolo.

<<Io non m’assumo la responsabilità per qualcosa che non ho fatto!>>.

<<Fu o non fu lei a nominare Ippolito Nievo, un promettente scrittore, intendente di finanza del Ministero della Guerra? Fu o non fu lei a porre quel 690******, un onesto pignolo coi suoi studi*******, in una posizione scomoda?>>, incalzante come nei suoi interventi.

E ancora, senza nemmeno dargli il tempo di rispondere:

<<Lei seppe racimolare le somme, i finanziamenti per la sua spedizione. Perché si sa: una guerra costa. É altrettanto noto che non fu in grado di gestire un solo ducato a causa del suo scarso interesse economico>>.

<<Il non aver ricavato nulla dalle mie imprese, che gloria, é forse una colpa?>>.

<<No di certo, ma essendo sue le imprese, diventa anche sua la colpa per le ruberie, le discutibili promozioni e gli ammanchi a vantaggio di soldati, nobili e addetti ai lavori. La corruzione ha un prezzo ma lei, quel prezzo, lo fece pagare ad altri>>, severo e gesticolante.

<<La storia non si fa con i se. Mi ringrazi, perché oggi lei la racconta grazie a me che l’ho fatta!>>.

<<Non rinnego il buono del suo operato, il mio discorso é circoscritto a quel fatto che tanto la turba. É risaputo che la spedizione dei mille fu per molti l’occasione di scalare le gerarchie con rapide carriere militari. L’occasione per sperperi, se lei questo non riesce a riconoscerlo é perché sicuramente sarà stato concentrato su altro. Preferisco pensarla così piuttosto che crederla ottuso, disattento o peggio, vigliacco e disonesto>>.

Garibaldi, l’Eroe, stava ricevendo una ridimensionata degna della più severa delle madri.

Ma, in un certo senso, non era forse lì per questo?

<<Fu il suo operato ad attirare su di se l’attenzione di Cavour>>.

<<Quel Liberale! Troppo facile accusare i garibaldini>>, ringhiante: <<Io si che ero per il socialismo riformista********! Facile sguinzagliare quel La Farina*********>>.

<<Lo fece dopo aver visto il discutibile operato del Bertani********** a Genova, non crede?>>.

<<Non lo metto in dubbio questo. Ma l’accanimento non lo perdono>>.

<<Bloccarle i fondi era il sol modo per fermarla. Sappiamo bene entrambi che se fossero riusciti a risalire alla provenienza di quelle donazioni ricevute, sarebbe scoppiato un caso***********!>>.

<<Tutto questo quando é emerso?>>.

<<Non di certo ai suoi tempi. Dio solo sa cos’avrebbe potuto fare con quelle terre liberate, un esercito********** e quei ducati requisiti al banco di Sicilia, patrimonio dei Borbone>>.

Nulla di ciò che usciva dalla bocca dello storico stonava. Garibaldi rimase incredulo per quanto la ricostruzione fosse dettagliata e plausibile. Quell’uomo pareva avesse vissuto la sua stessa epoca senza alcun tipo d’influenza però; super partes, riuscendo a ricostruire uno scenario perfetto, con tutti i tasselli al proprio posto. Allora successe una cosa totalmente nuova e inattesa, Garibaldi, il mito, la leggenda, s’arrese: <<Avete ragione, su tutto. Sono un uomo che ha vissuto d’ideali, ma pur sempre un uomo e gli uomini talvolta commettono errori. Sono qui per questo>>.

<<Se Dio l’ha mandata sulla Terra per questo beh, allora é sulla buona strada. Ora mi duole congedarmi da quest’incontro romanzesco ma come le dicevo, devo ripassare gli appunti per un discorso. Quando lo incontrerà, me lo saluti>>.

<<Chi, Dio?>>.

<<Certo che no, Nievo>>, da consapevole non credente.

Si, doveva incontrarlo. Cercò un posto appartato, un sedile sul quale sedere e riposare gli occhi prima dell’ennesimo sbarco. La fatica, dopo secoli, era tornata a farsi sentire.

<<La sta già aspettando>>, gli disse Dio non appena lo vide salire al cielo.

Varcata la soglia dell’ufficio più importante del mondo, Garibaldi si trovò di fronte il giovane.

<<Colonnello Nievo, come sta?>>, chiese con voce incerta Garibaldi al ragazzo.

<<Morto giovane da più di 150 anni, Generale>>, deciso.

<<Lo ricordo con profondo dispiacere. Scrissi una lettera alla famiglia dopo la sua scomparsa*************>>.

<<Ha detto bene, scomparsa! Perché può anche capitare che la vita di uno scrittore sia più avventurosa delle sue opere e che il suo romanzo più misterioso lo abbia scritto col sangue piuttosto che con l’inchiostro**************>>.

<<Vuole denunciare qualcosa?>>.

<<Denunciai fin troppo Generale>>.

<<Cosa denunciò di così scomodo?>>.

<<Gli ammanchi, le ruberie, le irregolarità, vado avanti?>>, stizzito dalla superficialità del suo condottiero: <<di quei 60000 cappotti acquistati e mai utilizzati, del fenomeno delle doppie paghe tra le varie guarnigioni, delle esagerate spese di casermaggio, d’animaleria, vettovagliamento e delle commesse militari. Delle suppliche ricevute, delle paghe spropositate, dei tentativi di corruzione, delle avance di complicità e di quella logorante attitudine al mal costume>>.

<<Era il suo mestiere. Era quello che le chiesi di fare>>.

<<Avevamo un Ministero della Guerra che avrà forse avuto la coda, ma il capo no di certo. Era una fabbrica così fertile di ufficiali e colonnelli che finì per gallonare tutti i siciliani***************>>.

<<Cosa va insinuando?>>  

<<Ch’io persi l’abitudine a dire: si; ma lei no di certo! Furono le mie rendicontazioni, le mie scoperte, le mie carte e i miei: no!, che mi circondarono d’antipatie e di nemici>>.

<<Come morii Nievo? Me lo dica!>>.

<<Io nacqui veneziano e morii, per grazia di Dio, italiano. Quando lo volle quella provvidenza che governa misteriosamente il mondo. Ecco la morale della mia vita!****************>>.

<<Lo ben so. Lei stesso é artefice dell’unità italiana! Voglio conoscere le cause della sua morte. Com’é morto Nievo? Risponda! É un ordine!>>.

<<No, non le obbedirò signor Dittatore. Mi auguro che le ipotesi sulla mia morte perpetuano in lei il più logorante dei dubbi>>.

<<Se non se ne fosse accorto, lo stanno già facendo>>.

<<Non lo discuto, ma la differenza tra me e lei, qui, oggi, sta nel fatto ch’io sono stato destinato al Paradiso mentre lei, lei deve ancora scoprire a quale girone apparterrà la sua anima. Mi rammarico ma non sarò io a toglierle questo peso dalla coscienza>>.

Il dialogo proseguì a lungo. I due non se le mandarono di certo a dire ma le argomentazioni del giovane Nievo scossero e non poco i pensieri del nizzardo. Come allora, Nievo non indietreggiò d’un passo, rivendicando la sua lecita facoltà di non rispondere. A quale ipotesi credere allora? Alla fantomatica cattura di Ippolito Nievo da parte di alcuni vascelli Arabi? All’affondamento dell’Ercole a causa di un’improvvisa buriana nei pressi delle bocche di Capri? A una fatale esplosione delle caldaie? A un dirottamento a Costantinopoli? O altro? 

Certo é che dell’equipaggio non si recuperò nemmeno un corpo, il mare non restituì nemmeno un pezzo dell’imbarcazione. Non solo, la scomparsa dalle scene di Nievo e dei suoi documenti fece comodo a nomi illustri dell’epoca, evitando loro di vedersi infangare la carriera e l’immagine, consegnata così immacolata alla storia.

Quell’attimo tra Garibaldi e Nievo, faccia a faccia nell’ufficio di Dio, aveva il sapore dell’incertezza e del dubbio storico che ancora oggi quel tragico evento si porta dietro, avvolto da un aura di complotto, idealismo e corruzione, tipica d’un giallo risorgimentale. Enigmatico.

<<Signori, avrei bisogno di riprendere possesso del mio ufficio>>, spostando una nuvola a forma di porta il Signore.

<<Sono pronto a tornare sulla Terra>>, rispose Garibaldi.

<<In quanto a lei Nievo, vuole aggiungere qualcosa?>>.

Il ragazzo avrebbe potuto parlare di quella macchina infernale***************** che venne introdotta sull’Ercole, quel marchingegno mostruoso che forse fu la causa di tutto, ma non ne sentì il bisogno d’alimentare il mistero. Si limitò piuttosto a congedarsi al suo Generale dicendogli:

<<Sono finito, sfinito, sfinitissimo. Le confesso che, se avessi creduto d’imbarcarmi per questa galera a Genova, quel 5 maggio 1860, mi sarei annegato!******************>>.

Poi, volgendo lo sguardo a Dio: <<La pace di cui ora godo é come quel golfo misterioso al qual l’ardito navigatore trova un passaggio per l’oceano infinitamente caldo dell’eternità****************>>.

Il sonno di Garibaldi fu interrotto dall’altoparlante che:

“Avvisiamo i passeggeri che a breve getteremo gli ormeggi per attraccare nel porto di Reggio Calabria.”

Anche lo storico Barbero era pronto per sbarcare e, incrociando per l’ultima volta lo sguardo del prode gli domandò: <<Non me lo avete salutato, vero?>>, accortosi ch’era oltremodo cupo.

In Memoria di Ippolito Nievo.

Morto in circostanze misteriose probabilmente il 4/03/1861 all’età di trent’anni.

Due settimane prima della proclamazione del Regno d’Italia…

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* Figura retorica. Consiste nell’accostare due o più parole che abbiano suono simile (differendo per una o due lettere) ma significato diverso.

** Cit. Ippolito Nievo. 

*** Storico, medievista, scrittore e accademico italiano, specializzato in storia del Medioevo e in storia militare.

**** Il riferimento é attuale, ai fatti di cronaca, agli attentati di stampo mafioso e a tutte quelle persone fatte tacere dallo Stato, dai privati ecc.

***** Piroscafo scomparso sul quale, insieme a 80 dei 1000, viaggiava Ippolito Nievo.

****** Numero di Ippolito Nievo, arruolatosi volontariamente alla spedizione per 690°.

******* Ippolito Nievo aveva studiato giornalismo e legge.

******** Lo stesso Garibaldi amava definirsi così.

********* Giuseppe La Farina, patriota, scrittore e politico italiano. Braccio destro di Cavour.

********** Agostino Bertani, medico, patriota e politico italiano. Fondò l’estrema sinistra storica. S’arricchì gestendo le casse della spedizione dei Mille.

*********** Le donazioni più consistenti arrivarono dalla Massoneria Inglese, anti borbonica e anti papista, attraverso due fondi mazziniani: T.G.I.F. , E.O.I.F. .

************ La paura del Re e di Cavour era che Garibaldi, non avrebbe restituito le terre liberate sotto la sua dittatura, dichiarando guerra allo stato Pontificio. Alla fine della spedizione il numero dei Mille era arrivato a ben oltre le cinquantamila adesioni.

************* “Tra i miei compagni d’arme della Lombardia e dell’Italia Meridionale, tra i prodi, io lamento la perdita del Col. I.N., risparmiato tante volte sui campi di battaglia dal piombo nemico e morto naufrago nel Tirreno dopo la gloriosa campagna del 1860”. Giuseppe Garibaldi.

**************; ****************; ******************; *******************; Cit. di Ippolito Nievo, scritte di suo pungo nella corrispondenza con la cugina Bice Gobio Melzi.

**************** Dal romanzo del Conte Vittorio Cavazzocca Mazzanti;

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Illustrazione a cura di Laura Di Francesco; testo a cura di Luca Contato.