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Italia, XXI secolo.

Sono passati esattamente 159 anni dall’incontro di Teano. Era il 26 ottobre 1860 quando Giuseppe Maria Garibaldi venne raggiunto da colui che, di lì a poco, grazie al suo contributo sarebbe diventato il primo Re d’Italia: Vittorio Emanuele II. Ricordiamo simbolicamente quella data come la fine della Spedizione dei Mille.

Ma nella mente di Garibaldi, in realtà, quella spedizione non finì mai anzi. Nel cuore e nell’animo del prode condottiero infatti albergano ancora oggi sentimenti contrastanti, figli di ciò che vide e di ciò che accadde durante il suo chiacchierato passaggio al Sud.

La morte e l’aldilà per un generale della sua portata sono sicuramente il tedio più assoluto; ma c’é da ragionare su una cosa: da lassù quant’è bella la vista dell’Italia che ha contribuito a costruire dalle fondamenta?

Lo stivale é un’assoluta meraviglia, potesse ne vorrebbe uno identico anche per il piede destro -quello sano intendo!- così da poterli finalmente sostituire a quelli logori e impolverati della sua vecchia ma inseparabile e leggendaria uniforme rossa.

Vivere di gloria per sentito dire non lo ha mai appagato appieno. Dopotutto, come dargli torto? Forse perché quell’episodio tanto famoso della gamba quasi persa sull’Aspromonte, sul finire dell’agosto 1862, e i successivi vent’anni passati su un trabiccolo ben lontano dall’immaginario delle nostre moderne carrozzine, non sono stati certo il miglior modo di sfiorire e passare a miglior vita. No infatti, no di certo!

Quella fastidiosa sensazione di compatimento e la sedentarietà forzata, l’Eroe dei due mondi, non é proprio riuscito a digerirle. Proprio per questo, ad ogni nuovo arrivato nell’aldilà, Garibaldi non manca di domandargli:”Si racconta ancora delle mie gesta ai giovani?”, “Com’é l’Italia di oggi?”, “Cosa combinano i politicanti?”, “Mi dica, ne é nato mai un altro come me?” e così via da centotrent’anni a questa parte, o meglio, l’altra parte!

Ahimè anche da lassù se n’é accorto che qualcosa però é cambiato, per esempio che non viene più riconosciuto alla prima occhiata; la sua fama sta forse svanendo?

Ridotto ad un vecchio pensionato che, con le braccia incrociate dietro la schiena, osserva l’Italia dallo strapiombo della propria nuvola come fosse alla transenna d’un cantiere in costruzione -e mai come oggi la similitudine col cantiere fu più azzeccata- Garibaldi, al cospetto di Dio avanza una richiesta, un desiderio viscerale di tornare sulla Terra e ripercorrere in solitaria le tappe salienti di quella spedizione durata circa sei mesi.

E il buon Dio cos’avrà mai potuto rispondergli? Certo che si ovviamente!

Eccolo dunque il nostro Garibaldi, solo ma sulle proprie gambe, miracolosamente robuste come ai fasti migliori, a ri-esplorare un’altrettanta sconosciuta Italia figlia degli anni 2000.

Illustrazione a cura di Laura Di Francesco ; testo a cura di Luca Contato.