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Aprile è il mese della Terra, e del suo significato parleremo in maniera più approfonditamente durante uno dei #Brunch di questo mese su #Nautilus, con un ospite davvero speciale. E vista la quantità di informazioni con il quale vi inonderò in quell’intervista oggi ho deciso di andarci leggera.

Non mi sono rammollita, anzi, sto lavorando giorno dopo giorno per far sì che in nessun ambito della mia vita la mia lotta a protezione di Gaia passi inosservata. Proprio per questo vorrei fare un passo indietro e raccontarvi perché siamo qui, perché dedico un’importante parte delle mie forze a Lei, quando potrei fare altro, letteralmente qualsiasi altra cosa.

Sono nata su un’isola, alle pendici di un vulcano in attività, con gli occhi pieni di mare e orizzonti. Quando si nasce in posti come quelli si danno per scontate molte cose, si cresce circondati dalla Bellezza e assuefatti alla forza della natura. Il susseguirsi delle stagioni, scandito dalle diverse colorazioni della terra fino al rosso degli incendi e al nero del carbone, diventa un rumore bianco, come le lancette di un orologio che teniamo in casa da anni. Eppure, nonostante la natura appaia come una scenografia in movimento, noi da lei impariamo.

La terra ci insegna il giusto ritmo della vita, i respiri ampi per assaporare i momenti e lasciare al cuore il tempo di ricaricarsi prima di pompare altra vita in noi. L’infanzia nel frutteto di famiglia ci insegna che non si devono accelerare i tempi, che ogni cosa arriva quando deve arrivare, e che se non sai aspettare o se aspetti troppo, in entrambe i casi rischi un grosso mal di pancia. Il vento, che da una parte asciuga il sale e dall’altra fomenta i roghi estivi, ci mostra come in ogni cosa ci sia bene e male. Il mare, che ci circonda ovunque andiamo, fa crescere la nostra voglia di salpare verso la scoperta di nuovi mondi. Infine, il cielo stellato di agosto, ci ricorda che non siamo altro che una piccola parentesi all’interno dell’infinito.

Sono nata su un’isola, e da lei sono stata nutrita finché non è arrivato il momento in cui il suo nutrimento non poteva più essere abbastanza. Attenzione, non è colpa della terra, lei ha ancora molto da darmi, ma degli uomini che la abitano, che non permettono a tutti di cibarsene in modo gratificante e dignitoso.

Ho lasciato la mia isola e, senza saperlo, ho portato via con me tutto quello che ho dato per scontato: il profumo della linfa al mattino, la lava che accarezza le pendici del vulcano, il mare che si infrange sugli scogli nelle fredde mattine di dicembre. Solo andando via, ho capito quanto tutto questo fosse, non solo parte essenziale della vita, ma essenza della vita stessa.

Gaia per me è stata padre, madre, sorella e mentore, e proprio come per ognuna di queste figure, le ho dato il giusto valore solo in età adulta. Proprio come per tutte queste figure ora sento la necessità di ricambiare, con cura e protezione, tutto ciò che ho ricevuto.

Sulla mia isola la natura ha tutto lo spazio che le serve, spesso siamo noi a spostarci per non disturbarla, ma la mia isola è solo una piccola parte di Gaia. Ho dovuto allontanarmi un po’ per rendermi conto del quadro generale, della sofferenza e della malattia, e quando ho capito, per prima cosa ho disperato, tanto. Poi ho riflettuto un po’. Infine sono arrivata qui, da voi, sperando di poter accendere in voi la stessa miccia che si è accesa in me.

Aspirina per Gaia n°4: Finalmente è arrivata la primavera e non abbiamo più scuse per non acquistare i prodotti di stagione e, se siamo fortunati, a km 0. Proviamoci, di sicuro farà bene a noi, e aiuterà Gaia!

Sfida del mese: Chi è Gaia per te, cosa sei tu per lei? Rifletti sul tuo rapporto con la natura, cerca di capire se è fondato su uno scambio equo. Se così non fosse, rimedia!