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Lontano dagli occhi, lontano dal cuore.

Una strofa di Levante, o più semplicemente un vecchio proverbio.

Qualche mese fa avevo scritto di quanto il ritorno al contatto umano non mi avesse impressionata più di tanto. Ecco, ritiro tutto. Era una cosa stupida e superficiale da dire. Ora come ora, nuovamente in lockdown isolati dal mondo, capisco quanto speciali fossero quei nuovi abbracci.

La nostalgia di una folla in festa che si tocca e sfiora senza mascherine né paura del contatto, è tanto forte da farmi piangere al pensarci.

Voglio ballare, ridere, viaggiare. Non voglio più il coronavirus. Voglio vedere i miei colleghi stranieri tornare a casa per Natale, senza obbligo di quarantena. Voglio tornarci anche io a casa, per Natale.

Tutto ciò forse è retorico e banale, ma questa esperienza ci cambierà la vita per sempre e ciò mi spaventa.

Che ne sarà di noi quando tutto ciò sarà finito, il vaccino sarà accessibile e il covid gestibile? La presenza di un ignoto che sicuramente cambierà le nostre esistenze, mi incute più paura che il covid stesso, e sono ipocondriaca eh.

L’obliovion futuro.